Edoardo Bove: «Mi piacerebbe tornare a giocare in Italia. Il film sulla mia storia? Sono grato di aver visto lati di me che altrimenti non avrei mai conosciuto»

Un futuro in Italia non è escluso, ma oggi la priorità è godersi il presente. Edoardo Bove, centrocampista del Watford, ha parlato alla Festa del Cinema di Roma in occasione della presentazione di «In un battito», il documentario diretto da Giovanni Troilo che ripercorre i mesi successivi all’1 dicembre 2024, quando, durante Fiorentina-Inter, il giovane calciatore si accasciò sul terreno di gioco per un arresto cardiaco.

«Non voglio chiudere nessuna porta»

Alla domanda su un possibile ritorno in Serie A, magari con la maglia della Roma, Bove risponde con cautela. «Sono felice dove sono, era uno dei miei obiettivi andare a giocare fuori, ma non posso nascondere che seguo il campionato italiano, sono rimasto legato alla Roma e all’Italia. Per il momento sono felice dove sono, ma al tempo stesso non voglio chiudere nessuna porta».

Il centrocampista, cresciuto calcisticamente nel club giallorosso e qui esordito in Serie A, ridimensiona però l’idea del ritorno come traguardo da inseguire. «Non lo definirei un sogno, perché il mio sogno era tornare a giocare a calcio e ci sono riuscito. Più che un sogno, quella può essere una possibilità futura».

Il riferimento è anche a un’eventuale modifica delle regole sull’abilitazione sportiva, che oggi condiziona la sua posizione in Italia. Intanto Bove ricorda l’emozione del ritorno all’Olimpico: «Ho un cuore che mi ha fatto uno scherzetto, ma tornare all’Olimpico è stato emozionante, così come ricevere quel tipo di affetto che non sentivo di meritare per quanto fatto in campo. I tifosi della Roma sono anche questo, vanno oltre i risultati».

Il ddl che porta il suo nome

Bove si sofferma anche sul disegno di legge che porta il suo nome, di cui si augura l’approvazione: dovrebbe essere calendarizzato a gennaio. «Non è una legge sullo sport, ma su ciò che avviene in Italia, perché tante persone non sono in grado di intervenire o hanno paura. È una legge trasversale e sono fiducioso che venga approvata». Non manca una battuta sulla Roma di Gasperini, «partita bene, ma il campionato è ancora lungo».

«Ho imparato a fermarmi»

Il cuore dell’incontro è però il film. Bove racconta come l’esperienza abbia cambiato il suo rapporto con la vita e con il tempo: «La vita è molto frenetica, non riusciamo mai a fermarci e a pensare come stiamo.

Io ho avuto la possibilità di farlo e, per assurdo, sono grato di aver potuto vedere delle sfaccettature di me che senza quell’episodio non avrei mai visto: ho imparato a fermarmi e a capire come sto».

L’arresto cardiaco ha interrotto il percorso di una delle promesse più brillanti del calcio italiano, aprendo una fase completamente nuova. Il documentario, spiega il giocatore, non si limita a raccontare il ritorno in campo, ma il viaggio di un ragazzo che vede «la traiettoria della propria vita deviare verso uno spazio vuoto» da imparare a riempire. «Non volevo un documentario che raccontasse semplicemente gli eventi del mio ritorno al calcio, ma che mostrasse cosa stava succedendo sotto la superficie, dentro la mia testa».

Rivedersi sullo schermo è stato un impatto forte: «Sono stato un po’ travolto dal film, perché una cosa è vivere certe esperienze, un’altra è rivederle». Aprire le porte della propria intimità alla macchina da presa, ammette, «inizialmente è stato difficile», perché «nel mondo del calcio non è frequente questo tipo di apertura». A convincerlo è stato il desiderio di restituire l’affetto ricevuto: «Spero che chi esce dalla sala possa trovare il coraggio di affrontare le proprie sfide personali e farsi aiutare».

Le immagini di quel giorno

Bove è sincero anche sul rapporto con le immagini del malore: «All’inizio mi dava fastidio anche guardare l’immagine di me a terra, ed è normale che sia così. Credo però che, nel momento in cui trovi la forza di scherzare anche su una cosa delicata e di farci un po’ di ironia sopra, significhi che l’hai affrontata di petto e che l’hai superata».

Per il futuro, il sogno è di «continuare a essere me stesso con il calcio presente nella mia vita. Ho capito che il calcio è la mia più grande passione, ma allo stesso tempo c’è tanto altro. E magari questo, prima, lo davo per scontato».

In sala dal 16 al 18 novembre

«In un battito» è prodotto da No Name Entertainment e Alea Film di Edoardo Leo con Rai Cinema, in collaborazione con Sky e Chiarafama. Sarà nelle sale il 16, 17 e 18 novembre, distribuito da 01 Distribution.


Ultimo aggiornamento: domenica 18 ottobre 2026, 14:12

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