Economia russa, deficit record e nuove tasse per finanziare 250 miliardi di spese militari nel 2027

Il governo russo ha preparato la bozza di bilancio federale per il 2027. I numeri raccontano di un'economia sempre più orientata verso la guerra: 43.300 miliardi di rubli di entrate, circa 513 miliardi di dollari, a fronte di 48.800 miliardi di rubli di spesa, pari a 578 miliardi di dollari. Il risultato sarà un deficit di 5.500 miliardi di rubli, circa 65 miliardi di dollari. Sono tutti valori record. Mai il bilancio federale russo aveva raggiunto livelli così elevati e mai il disavanzo previsto era stato così ampio.

Il deficit record

È soprattutto il dato sul deficit ad aver attirato l'attenzione. Per il 2025 il governo aveva inizialmente previsto un disavanzo di appena 1.200 miliardi di rubli, circa 14,2 miliardi di dollari. Per il 2026 il piano indicava invece 3.600 miliardi di rubli, pari a 42,7 miliardi di dollari.

Le cifre effettive si sono però rivelate molto più alte. Il deficit del 2025 ha raggiunto circa 5.500 miliardi di rubli, mentre a settembre 2026 il disavanzo ha già toccato i 6.500 miliardi, circa 77 miliardi di dollari. La domanda, quindi, è quanto sarà effettivamente ampio il deficit nel 2027, considerando che il governo mette già in conto un disavanzo di 5.500 miliardi di rubli. E soprattutto: come verrà finanziato? In rapporto al Pil, il deficit previsto per il prossimo anno raggiungerebbe il 2,2%, contro lo 0,5% indicato nel precedente piano di bilancio. Anche questo dato potrebbe tuttavia aumentare nel corso dell'anno.

Per finanziare la spesa, Mosca punta anche su un aumento delle entrate fiscali. Il governo ha annunciato una serie di interventi che interesseranno famiglie e imprese: aumenteranno le tariffe delle utenze, che dovrebbero salire dell'11% rispetto all'8,7% precedentemente previsto, e saranno più pesanti le imposte sui redditi derivanti da dividendi e depositi bancari.

È inoltre prevista una tassa sugli acquisti effettuati sulle piattaforme online straniere e aumenteranno le accise su tabacco e alcol.

Le società del settore delle materie prime dovranno sostenere un'imposizione aggiuntiva, mentre per i dividendi distribuiti agli investitori stranieri provenienti dai cosiddetti «Paesi ostili» l'aliquota dovrebbe passare dal 15% al 35%.

La spesa militare

Il dato più significativo del nuovo bilancio riguarda però la spesa per la difesa. Secondo i documenti di bilancio citati da Reuters, nel 2027 la Russia destinerà alla voce «Difesa nazionale» circa 17.100 miliardi di rubli, oltre 202 miliardi di dollari. È la prima volta che la spesa militare ufficialmente prevista da Mosca supera la soglia dei 200 miliardi di dollari. La cifra, però, non comprende tutte le risorse destinate alla sicurezza. Nel bilancio compare infatti anche la voce «Sicurezza nazionale», alla quale sono assegnati altri 4.300 miliardi di rubli.

Considerando entrambe le categorie, si arriva quindi a oltre 21.000 miliardi di rubli, circa 250 miliardi di dollari: una cifra equivalente a circa il 43% dell'intera spesa del bilancio federale. Il confronto con il 2026 è significativo. Il piano originario prevedeva per la difesa 12.100 miliardi di rubli, circa 143 miliardi di dollari. L'incremento previsto per il 2027 è quindi nell'ordine del 40%.

Ma anche questi numeri potrebbero non essere definitivi. Nel 2026 il bilancio è già stato rivisto almeno una volta, con uno stanziamento aggiuntivo di circa 2.000 miliardi di rubli. I dati effettivi sulla spesa militare dell'anno in corso, inoltre, sono in parte classificati. Una componente importante del costo della guerra è rappresentata dal personale. Reclutare e mantenere i soldati al fronte significa finanziare stipendi, bonus, indennità e compensazioni per le famiglie dei militari uccisi.

Secondo una stima di Re, nella prima metà del 2025 Mosca avrebbe speso o impegnato oltre 2.000 miliardi di rubli, circa 24 miliardi di dollari, per il reclutamento, la retribuzione e le compensazioni delle truppe impiegate in Ucraina. Se il ritmo fosse rimasto invariato nella seconda parte dell'anno, il costo annuale avrebbe superato i 4.000 miliardi di rubli, senza considerare armi ed equipaggiamenti.

La pressione sui bilanci regionali è diventata a sua volta sempre più evidente. Alcune regioni russe hanno iniziato a spostare risorse da altre voci per finanziare i bonus destinati ai nuovi soldati a contratto. In Yakutia, per esempio, è stata rinviata l'indicizzazione degli stipendi dei dipendenti pubblici, mentre a Volgograd è stato cancellato un festival giovanile per liberare risorse da destinare al reclutamento. In alcune aree sono stati inoltre ridotti gli indennizzi aggiuntivi alle famiglie dei militari caduti. Secondo Bloomberg, Mosca potrebbe inoltre spendere altri 5.000 miliardi di rubli, quasi 60 miliardi di dollari, per la guerra nel solo 2026.

Petrolio e gas non bastano più

La guerra sta quindi diventando sempre più costosa proprio mentre la principale fonte di entrate dello Stato russo, petrolio e gas, garantisce a Mosca risorse inferiori rispetto agli anni immediatamente successivi all'invasione. Nel 2022 le entrate derivanti dagli idrocarburi avevano raggiunto 11.600 miliardi di rubli, circa 137 miliardi di dollari, pari a circa il 42% delle entrate complessive del bilancio federale. Nel 2023 erano diminuite di quasi un quarto e la loro incidenza sul totale era scesa intorno al 30%.

La pressione è proseguita negli anni successivi. Secondo il Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA), nel quarto anno dall'inizio dell'invasione su larga scala dell'Ucraina la Russia ha incassato circa 193 miliardi di euro dalle esportazioni di combustibili fossili, il 27% in meno rispetto al periodo precedente all'invasione. La diminuzione delle entrate energetiche, però, non ha comportato una riduzione della spesa militare. Al contrario, secondo Reuters, nel 2027 il governo russo prevede di raccogliere 7.700 miliardi di rubli attraverso nuovi prestiti, circa 91 miliardi di dollari e il 43% in più rispetto all'anno precedente.

Il petrolio e il gas restano quindi fondamentali per Mosca, ma il loro peso sul bilancio si sta riducendo. Più diminuiscono le entrate energetiche, maggiore diventa la pressione esercitata dal finanziamento della guerra sulle altre componenti dell'economia russa.

Il ruolo dell'Europa

Anche l'Europa ha ridotto sensibilmente la propria dipendenza dagli idrocarburi russi. Secondo i dati della Commissione europea, la quota del petrolio greggio russo sul totale delle importazioni dell'Ue è passata da circa il 20% nel 2022 al 2% nel 2025. Per il gas, la riduzione è stata dal 45% del 2021 a circa il 12% del 2025.

L'Europa continua tuttavia ad acquistare alcune forniture russe, in particolare gas naturale liquefatto, oltre a prodotti energetici che possono avere origine nel greggio russo. Nel quarto anno dell'invasione su vasta scala, secondo il CREA, l'Ue ha acquistato combustibili fossili russi per circa 14,5 miliardi di euro.

Nel 2026 sono entrati in vigore nuovi divieti sulle importazioni di risorse energetiche russe, mentre altre restrizioni sono ancora in fase di approvazione o di attuazione.

Una guerra sempre più costosa

Il bilancio russo per il 2027 mostra quindi una scelta precisa nelle priorità di spesa: la difesa e la sicurezza assorbiranno una quota enorme delle risorse pubbliche, mentre il governo cerca contemporaneamente di aumentare le entrate attraverso tasse, tariffe e nuovo debito. Il dato sulla spesa militare non dimostra, da solo, quali siano gli obiettivi politici del Cremlino né consente di prevedere la durata della guerra. Indica però la dimensione delle risorse che Mosca sta mettendo in campo per sostenere il conflitto.

Oltre alla guerra in Ucraina, resta inoltre il tema delle attività russe considerate parte della cosiddetta guerra ibrida. Negli ultimi anni diversi Paesi europei hanno denunciato episodi di sabotaggio, attività di intelligence, interferenze e incursioni con droni. Alcuni di questi episodi sono stati attribuiti dalle autorità nazionali alla Russia o a soggetti collegati a Mosca, in un quadro nel quale le accuse e le responsabilità specifiche devono essere valutate caso per caso.

Per la Russia, dunque, il 2027 si annuncia come un altro anno caratterizzato da una forte concentrazione di risorse sulla difesa, nonostante il calo relativo delle entrate energetiche e la crescita del deficit. Per l'Europa, il problema riguarda anche la capacità di ridurre ulteriormente i flussi finanziari verso Mosca senza compromettere la propria sicurezza energetica e la stabilità dei mercati.

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