Ecobonus al 65%: chi potrà ottenere la nuova detrazione?

Sostituire gli infissi o installare una pompa di calore oggi vale quanto rifare un muro. Il Governo studia una corsia preferenziale per i lavori che fanno risparmiare energia.

Chi sta valutando di cambiare i serramenti o di sostituire la vecchia caldaia si trova davanti a un calcolo che, al momento, non premia la scelta: l’aliquota è la stessa che spetterebbe per un intervento di muratura senza alcun effetto sui consumi. Di qui la domanda: con l’ecobonus al 65%, chi potrà ottenere la nuova detrazione? L’ipotesi è allo studio del Governo nell’ambito della flessibilità di bilancio da 14 miliardi legata alla transizione energetica, e riguarderebbe infissi, pompe di calore e condizionatori, sistemi ibridi, solare termico, schermature e cappotti. Qui di seguito ci occuperemo di illustrare l’assetto attuale delle detrazioni, quali lavori rientrerebbero nel potenziamento, perché l’Europa spinge in questa direzione, quanto costerebbe la misura e cosa accade se non si interviene entro il 2027.

Indice

  • Come funzionano oggi le detrazioni sulla casa?
  • Perché si vuole premiare l’efficienza energetica?
  • Quali lavori rientrerebbero nel bonus potenziato?
  • Il perimetro degli interventi potrebbe cambiare?
  • Quanto costerebbe allo Stato il potenziamento?
  • Cosa succede se non si interviene entro il 2027?

Come funzionano oggi le detrazioni sulla casa?

L’assetto in vigore è stato disegnato con la manovra per il 2025 ed è rimasto sostanzialmente stabile, con qualche aggiustamento, da gennaio di quell’anno.

Si tratta di uno sconto orizzontale, articolato su due sole aliquote: 50% per le prime case e 36% per tutte le altre.

Su quel livello sono stati tarati i principali bonus edilizi: il bonus ristrutturazioni ordinario, l’ecobonus e il sismabonus. È un pacchetto che coinvolge circa 25 miliardi di euro di lavori ogni anno, ai quali si somma circa un miliardo di interventi collegati al bonus mobili.

Il nuovo impianto è nato per chiudere la stagione delle agevolazioni potenziate, con in prima fila il Superbonus, varate nella scorsa legislatura subito dopo la pandemia e accompagnate da cessione del credito e sconto in fattura. All’attuale maggioranza di Governo quella stagione è apparsa come un’ipoteca sui conti pubblici, con costi fuori linea rispetto al patrimonio immobiliare effettivamente interessato e una coda di frodi e illeciti.

Da qui la scelta di un assetto più asciutto, orientato a sostenere i lavori sull’abitazione principale.

Perché si vuole premiare l’efficienza energetica?

L’assenza di una premialità per gli interventi di efficientamento è stata oggetto di critiche, sia da parte dei cittadini sia delle associazioni di imprese.

Il rilievo è di semplice constatazione: oggi qualsiasi lavoro di muratura è scontato esattamente come un intervento che garantisce un risparmio energetico all’immobile.

Rifare un tramezzo interno e installare un cappotto termico producono lo stesso beneficio fiscale, pur avendo effetti radicalmente diversi sui consumi e sulle emissioni.

Questa impostazione va anche contro le richieste dell’Europa, che vorrebbe investimenti e agevolazioni specifiche per rendere le case a zero emissioni, con l’obiettivo di ridurne i consumi.

È proprio la flessibilità concessa da Bruxelles a consentire al Governo di fare un passo indietro rispetto all’appiattimento delle aliquote, e di farlo dentro un perimetro già conosciuto: l’ecobonus esiste ancora e formalmente non è mai stato abrogato, semplicemente è stato allineato agli altri sconti.

Quali lavori rientrerebbero nel bonus potenziato?

L’elenco degli interventi che potrebbero accedere all’aliquota maggiorata comprende sei categorie.

Gli infissi, cioè la sostituzione dei serramenti. Le pompe di calore e i condizionatori. I sistemi ibridi, composti da caldaia e pompa di calore controllati da una centralina unica. Il solare termico. Le schermature solari. I cappotti termici.

Le statistiche Enea del 2025 mostrano il peso relativo di ciascuna voce, e il quadro è utile a capire dove si concentrerebbe il beneficio.

La sostituzione degli infissi guida la classifica con investimenti per circa 2 miliardi di euro. Seguono i cappotti termici e la coibentazione, con circa 600 milioni. Le pompe di calore, e quindi anche i condizionatori, valgono 371 milioni, anche se in questo caso è incentivata soltanto la sostituzione, integrale o parziale, di impianti di climatizzazione invernale con pompe di calore ad alta efficienza. Le schermature solari raccolgono circa 300 milioni, i sistemi ibridi poco meno di 80 milioni.

A questi si aggiungono interventi di minore peso quantitativo, come i sistemi di building automation e il solare termico per la produzione di acqua calda sanitaria.

Nel complesso l’ecobonus muove circa 3,6 miliardi di investimenti all’anno.

Il perimetro degli interventi potrebbe cambiare?

L’ipotesi è aperta, e va segnalata perché potrebbe ampliare le possibilità per i contribuenti.

Nella comunicazione della Commissione europea si fa riferimento a diverse tipologie di lavori che solo in parte sono ricomprese nel vecchio ecobonus. Viene citata, per esempio, l’agevolazione per le colonnine di ricarica dei veicoli elettrici.

Il perimetro degli interventi agevolati potrebbe quindi essere ritoccato rispetto a quello attualmente disciplinato, e l’allineamento alle indicazioni europee suggerisce un’apertura verso la mobilità elettrica domestica.

Per adesso è possibile formulare soltanto ipotesi, in attesa di testi consolidati.

Quanto costerebbe allo Stato il potenziamento?

I numeri raccontano che un intervento di questo tipo avrebbe un impatto contenuto sui conti pubblici, e questo spiega perché l’ipotesi sia concretamente sul tavolo.

Ipotizzando il mantenimento di due livelli di agevolazione, cioè 65% per le prime case e 36% per le altre, si tratterebbe di sommare circa quindici punti percentuali ai livelli attuali.

In sostanza andrebbero garantiti bonus per mezzo miliardo nell’arco della rateizzazione decennale tipica delle detrazioni per la casa.

È una cifra che va letta insieme al volume di investimenti mobilitati: 3,6 miliardi annui di lavori a fronte di un costo aggiuntivo per l’erario distribuito su dieci anni.

Cosa succede se non si interviene entro il 2027?

Qui si colloca il dato che chi programma lavori dovrebbe tenere presente, perché riguarda una scadenza già scritta nella normativa vigente.

L’esecutivo sembra avere in programma di prorogare l’assetto attuale anche per il 2027. Va però ricordato che, in assenza di interventi correttivi, le due aliquote scenderanno automaticamente al 36% per le prime case e al 30% per le altre.

La prospettiva è quindi duplice e le due direzioni sono opposte. Da un lato l’ipotesi di un potenziamento che porterebbe gli interventi di efficientamento al 65%. Dall’altro il calo automatico che, senza proroga, ridurrebbe tutte le agevolazioni.

Chi sta valutando una sostituzione di serramenti o l’installazione di una pompa di calore ha quindi interesse a seguire l’iter della manovra prima di fissare il calendario dei lavori. La detrazione si determina in base alla data di sostenimento della spesa, e uno slittamento di poche settimane può collocare l’intervento in un regime fiscale sensibilmente diverso.