Ecco il covo dei quattro ’bombaroli’. I test incendiari erano in via Fermo

Il nostro servizio alla scoperta del capannone abbandonato: ancora visibili le tracce delle esplosioni. I giovani indagati, tra i 18 e i 21 anni, farebbero parte di un collettivo studentesco antifascista cittadino.
Viaggio nel quartier generale delle molotov. Siamo in via Fermo, all’interno del grande complesso dismesso dove un tempo c’erano anche gli uffici del Job. Sul fronte strada ci sono edifici color ocra e intonaco che cade. Dietro si apre una città fantasma: cortili invasi dalle erbacce, finestre sfondate, porte aperte e capannoni abbandonati coperti di graffiti, vetri rotti e tracce nere. È il luogo dove i quattro giovani, due pesaresi e due riminesi tra i 18 e i 21 anni (tra cui una ragazza) indagati dalla Procura di Pesaro realizzavano e provavano le bottiglie incendiarie. Farebbero parte di un collettivo pesarese che raccoglie alcune decine di studenti e si autodefinisce ‘antifascista’, due di loro sono liceali, c’è un universitario e un disoccupato. Sul retro, dalla ciclabile lungo il Foglia, c’è un punto in cui la recinzione è divelta e da lì si entra. Nel pomeriggio all’interno del complesso entrano anche ragazzini, alcuni minorenni. Li abbiamo incontrati anche ieri poco lontano dagli edifici: incursioni nella fabbrica abbandonata che per qualcuno diventano una sorta di prova di coraggio. Nei vecchi uffici trovano invece riparo dei senzatetto. Il punto preciso, all’interno del capannone, in cui sono state testate le molotov si riconosce confrontando ciò che si vede oggi con i video acquisiti dai carabinieri: coincidono i pilastri, gli impianti sul soffitto e i graffiti alle pareti. Nel filmato il locale è buio e sul pavimento divampano le fiamme. Le immagini sarebbero state realizzate con il cellulare e condivise dagli stessi giovani durante i test. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire che uso ne facessero di quelle immagini. Di giorno la luce entra dalle grandi vetrate rotte. A terra ci sono calcinacci, pannelli, tubi e pezzi dei vecchi impianti. Sulle pareti compaiono anche anneriture e tracce di bruciature, verosimilmente provocate proprio dalle prove con le bottiglie incendiarie. I test delle molotov risalgono allo scorso febbraio. Una settimana fa, su decreto della Procura di Pesaro, sono state perquisite le abitazioni dei giovani. I carabinieri hanno sequestrato smartphone, tablet, computer e materiale cartaceo. Gli approfondimenti hanno ricostruito anche i rapporti dei quattro con l’area antagonista cittadina. Risultano legati a un collettivo studentesco ma l’indagine riguarda le condotte contestate ai quattro e non attribuisce al collettivo la fabbricazione o la sperimentazione delle bottiglie incendiarie.
Antonella Marchionni