È reato usare i permessi 104 per interessi personali?

Chi utilizza i giorni di permesso per scopi diversi dall’assistenza al disabile rischia il licenziamento per abuso del diritto e truffa all’INPS.

La Legge 104 del 1992 rappresenta una conquista di civiltà fondamentale, nata per garantire un sostegno concreto ai lavoratori che devono assistere familiari con disabilità gravi. Tuttavia, questo strumento di tutela non è un “assegno in bianco” che il dipendente può spendere come vuole. Spesso, infatti, sorge il dubbio su quali siano i limiti di utilizzo di queste ore retribuite e molti si chiedono: è reato usare i permessi 104 per interessi personali? La risposta della giurisprudenza è ferma e severa. I giudici considerano l’uso improprio di questi permessi non come una semplice leggerezza, ma come un comportamento odioso che tradisce la fiducia di tutti. Chi approfitta dell’assenza dal lavoro per andare in vacanza, fare shopping o semplicemente riposarsi, invece di accudire il familiare, commette un illecito. Le sentenze chiariscono che il tempo sottratto al lavoro deve avere un legame diretto con l’cura del disabile. Se questo legame si spezza, scatta l’abuso del diritto, una condotta che porta a conseguenze disciplinari definitive, fino alla perdita del posto di lavoro, poiché danneggia sia l’azienda che l’intera collettività che paga per quel sostegno.

Indice

  • Cosa significa abusare del diritto ai permessi?
  • Posso usare il permesso per riposarmi a casa?
  • Chi viene danneggiato da questo comportamento?
  • Quali sono le conseguenze per il lavoratore?
  • Si rischia una condanna penale se non si assiste il parente?

Cosa significa abusare del diritto ai permessi?

L’assenza dal lavoro giustificata dalla Legge 104 deve avere un unico e preciso scopo: l’assistenza al disabile. Se il dipendente utilizza quelle ore per fare altro, si verifica quello che i giudici chiamano abuso del diritto.

La Corte di Cassazione spiega che deve esserci una relazione causale diretta tra l’assenza dal lavoro e la cura del familiare (Cass., sez. VI civ., ord. 16 giugno 2021 n. 17102). In pratica, il motivo per cui non sei in ufficio deve essere esclusivamente la necessità di aiutare il parente malato. Se invece dedichi quel tempo a esigenze diverse, stai deviando dalla funzione della legge. Questo comportamento viola i principi di correttezza e buona fede. Il lavoratore, infatti, sfrutta una norma pensata per la solidarietà sociale per ottenere un vantaggio personale indebito, tradendo la fiducia che il datore di lavoro e lo Stato hanno riposto in lui.

L’assistenza richiesta dalla legge non significa dover restare “incollati” al disabile 24 ore su 24. La giurisprudenza ammette una certa flessibilità per permettere a chi assiste di ritagliarsi brevi spazi per esigenze personali o di vita sociale. Tuttavia, deve sempre esistere un collegamento funzionale tra l’assenza dal lavoro e l’aiuto fornito al familiare (Cass., sez. SL, sent. n. 8/2023).

Si verifica l’abuso del diritto quando il lavoratore usa il permesso per scopi totalmente estranei all’assistenza, vanificando la finalità della norma.

Facciamo un esempio:

  • è lecito allontanarsi per fare la spesa, comprare farmaci per il disabile o sbrigare pratiche per suo conto;

  • è illecito usare il permesso per fare un viaggio di piacere, andare al mare o dedicarsi interamente ai propri hobby senza prestare alcuna cura al parente.

Se l’assistenza manca del tutto o è talmente ridotta da risultare irrilevante rispetto alla giornata libera presa, si viola la correttezza e la buona fede (Trib. Trento, sent. n. 44 del 2025).

Posso usare il permesso per riposarmi a casa?

Una giustificazione che spesso i lavoratori portano davanti ai giudici è quella della “funzione compensativa”. Molti sostengono di aver assistito il disabile durante la notte o nei giorni precedenti e di usare il permesso per recuperare le energie psicofisiche perse.

Tuttavia, la legge e la giurisprudenza escludono questa possibilità. L’utilizzo del permesso non può avere una funzione meramente compensativa delle energie impiegate (Cass., sez. lavoro, sent. 13 settembre 2016 n. 17968). Non è consentito stare a casa propria a dormire o a sbrigare faccende domestiche con la scusa di essersi stancati prima.

Facciamo un esempio pratico: se un lavoratore prende un permesso 104 il venerdì, quel giorno deve essere dedicato all’assistenza (anche intesa come fare la spesa per il disabile o accompagnarlo a una visita). Se invece il lavoratore va al mare o resta a letto a riposare mentre il disabile è assistito da una badante o è altrove, sta commettendo un illecito disciplinare.

Chi viene danneggiato da questo comportamento?

L’abuso dei permessi 104 non è un atto che riguarda solo il lavoratore, ma crea un doppio danno a terzi. Quando si utilizzano i permessi per finalità estranee all’assistenza, si colpiscono due soggetti diversi:

  • il datore di lavoro: viene privato ingiustamente della prestazione lavorativa. L’azienda organizza i turni e sopporta l’assenza del dipendente credendo che sia necessaria per un fine sociale, violando così l’affidamento riposto nel dipendente;

  • l’ente di previdenza (INPS): subisce una indebita percezione dell’indennità. L’ente pubblico paga quelle ore di assenza per garantire assistenza, non per finanziare il tempo libero del lavoratore. Usare i soldi pubblici per scopi personali è uno sviamento dell’intervento assistenziale (Cass., sez. lavoro, ord. 26 ottobre 2020 n. 23434).

Quali sono le conseguenze per il lavoratore?

La gravità di questo comportamento porta a conseguenze molto pesanti sul piano lavorativo. Poiché l’abuso del diritto rompe il legame di fiducia fondamentale tra dipendente e azienda, la sanzione prevista è quasi sempre la massima possibile: il licenziamento per giusta causa.

La condotta del lavoratore che si dedica ad altra attività durante il permesso è lesiva della buona fede (Cass., sez. lavoro, sent. 4 marzo 2014 n. 4984). Non serve che l’attività svolta sia divertente o ricreativa; basta che sia diversa dall’assistenza. Anche svolgere un secondo lavoro o occuparsi di riparazioni nella propria casa mentre si è in permesso 104 legittima il datore di lavoro a procedere con la contestazione disciplinare e la successiva risoluzione del rapporto.

Sì, l’uso improprio dei permessi ha conseguenze penali. Utilizzare i giorni retribuiti per finalità puramente personali, come una vacanza, integra il reato di truffa aggravata ai danni dell’ente pubblico.

Il meccanismo è il seguente: il lavoratore dichiara di dover assistere il disabile e induce in errore l’INPS, ottenendo un ingiusto profitto (la retribuzione per la giornata non lavorata) e causando un danno economico allo Stato. La Corte di Cassazione ha stabilito che risponde del delitto di truffa chi, ottenuti i permessi, li utilizzi per recarsi all’estero o in viaggio di piacere, poiché viene a mancare totalmente il nesso causale tra assenza e assistenza (Cass., sez. SL, sent. n. 8/2023).