È morto Massimiliano Cencelli
Redazione 09 agosto 2026 13:12
È morto a Roma Massimiliano Cencelli, ex dirigente della Democrazia Cristiana da cui prende il nome il celebre ‘manuale Cencelli‘. Aveva 90 anni. Nato nella Capitale nel 1936, Cencelli si iscrisse alla Democrazia Cristiana nel 1954. Ne diventò un funzionario negli anni seguenti. Fu collaboratore di Nicola Mancino, prima che questi divenne vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura. Cencelli, nel 2001, è stato candidato nella lista della Margherita per il Consiglio comunale di Roma. Grande Ufficiale O.M.R.I. (Ordine al merito della Repubblica italiana), Cencelli è stato sindaco del comune di Caldarola (Macerata).
Il "manuale Cencelli"
Il suo nome è indissolubilmente legato all’espressione giornalistica “Manuale Cencelli”. Con questa definizione si allude all’assegnazione di ruoli politici e governativi a esponenti di vari partiti politici o correnti di uno stesso partito, soprattutto all’interno della stessa Democrazia Cristiana, in proporzione al loro peso.
Il ricordo di Rotondi
“Più dei leader del partito, Massimiliano Cencelli è sempre rimasto nella cronaca, non ne è mai uscito e mai ne uscirà – ricorda Gianfranco Rotondi -. Il suo capolavoro fu un manuale tanto celebrato quanto paradossalmente mai pubblicato: il manuale Cencelli associava ogni incarico di potere (ministro, sottosegretario, presidente di commissione) a un ‘punteggio di potere’, consentendo di formare i governi con una corretta distribuzione degli incarichi tra i partiti alleati e le loro correnti interne. Di fatto è ancora in uso, nel senso che la lottizzazione esiste ancora. Massimiliano la rese scientifica, e fu un suo merito, il più celebre, non l’unico: fu onesto e leale, come tutti i funzionari della Dc, una struttura voluta e selezionata da Fanfani, quando decise che il partito-movimento di De Gasperi dovesse divenire il partito-Stato. Il resto è storia d’Italia”.
"Con Cencelli il potere scoprì l’importanza dei limiti”
“Massimiliano Cencelli è stato per molti anni – ingiustamente, come riconoscono molti dei suoi stessi avversari – il simbolo di un potere inappagabile e mai sazio, avido di perpetuarsi contro ogni logica e volontà elettorale. Doveva arrivare Berlusconi, dovevano apparire sulla scena gli apostoli del bipolarismo e i croupier dell’all-in: chi vince, vince tutto e fa quel che vuole. Cencelli, con il suo celebre ‘manuale’, ricordò alla Dc, partito a cui si era iscritto nel 1954, che l’essenza del potere in democrazia è data dai suoi limiti e dal loro rispetto. Meglio ancora: quel potere, attribuito dagli elettori, non è una conquista e neppure il bottino di una guerra, è invece lo strumento da usare con parsimonia per rispondere alle esigenze del Paese e far crescere, con il benessere materiale, nuovi spazi di democrazia e di libertà”. Così Osvaldo Napoli, della direzione nazionale di Azione. “Esattamente l’opposto di quanto vediamo in questa stagione di bipolarismo gladiatorio e muscolare, proclamato con strepiti quotidiani per coprire la sua inconcludenza. Cencelli seppe trovare la misura giusta per misurare l’Italia del suo tempo, paciosa e pantofolaia, ma anche arrembante e vigorosa nelle sue migliori espressioni imprenditoriali”.