«È malato, va abbattuto». Ma Caterina a 13 anni salva il suo pony e lo riporta a vincere

PERUGIA - Caterina e Merlino sono una cosa sola. Sono caduti e si sono rialzati. E ora hanno ricominciato a vincere. Un miracolo, considerando che Merlino, un pony di 9 anni, secondo i medici avrebbe dovuto essere abbattuto ad agosto dello scorso anno. A salvarlo è stata proprio Caterina, amazzone di 13 anni, che per mesi lo ha curato ogni giorno, sacrificando se stessa e la sua salute, e lo ha portato di nuovo a vincere, letteralmente insegnandogli a camminare dopo un brutto incidente al paddock.

È questa la storia di Caterina Vella e del suo Merlino, in cui però la maga coraggiosa è stata lei. «Hanno appena vinto la loro prima gara, anche se fuori concorso – racconta al Messaggero non trattenendo le lacrime mamma Grazia -. Inimmaginabile, visto che dopo l'incidente in maneggio del 31 agosto 2025 tutti dicevano fosse meglio abbatterlo. O al massimo metterlo in un prato». Per tutti, ma non per Caterina che aveva appena 12 anni quando è arrivata la chiamata che avvisava di un incidente nel paddock per cui due pony al galoppo si erano scontrati. Uno era Merlino, che per lo scontro ha riportato un grave danno neurologico ed è stato ricoverato per 15 giorni nella clinica veterinaria universitaria di Perugia e poi trasferito per la riabilitazione a Cartoceto fino a fine novembre. «Quando lo ha visto, ferito, che non camminava, che incrociava le zampe Caterina ha pianto. Piangeva tutti i giorni, per il suo amico che tutti davano per spacciato – ricorda Grazia -. Ma lei ha deciso di salvarlo e a noi ha insegnato a non mollare. Nonostante le spese, la fatica e il dolore».

Anche a costo di sacrificare la sua salute: Caterina infatti ha iniziato a dimagrire, ha perso 10 chili per quella poi diagnosticata come gastrite da stress, per cui ha dovuto intraprendere sia un percorso farmacologico che psicologico. «Quando andava in terapia – ribadisce la mamma – per farle elaborare la possibilità che Merlino non sarebbe più tornato come prima, lei rispondeva solo “Noi due stiamo bene”». Così, ogni giorno, con una famiglia che si è indebitata per spese di oltre 30mila euro, dopo la scuola è andata al nuovo maneggio trovato da mamma Grazia (quello dell'incidente è stato denunciato per maltrattamento di animali e lesioni e il procedimento penale va avanti) tutti i pomeriggi. Tre ore al giorno, per accudire, tenere la spalla al suo amico a quattro zampe e insegnargli di nuovo a camminare. Prima al trotto, poi al galoppo, fino ai salti. «Merlino l'ha fatta cadere spesso – ricostruisce Grazia -, ha paura a trovarsi con altri cavalli, ma grazie a lei è tornato in pista. La buttava giù, la tirava con la corda, ma lei si ripuliva e ricominciava. Ma dobbiamo ringraziare anche Simona Arciero dell'Epona Country Club - che ha vissuto in prima persona i sacrifici affrontati durante questo anno e ha consentito con tutto il suo staff di far montare a Caterina anche altri cavalli gratuitamente - e Anita dell'Horses Sporting Club Le Lame di Montefalco. È per merito loro che siamo riusciti a ottenere il premio».

Caterina nel frattempo ha continuato a studiare anche se ha dovuto rinunciare ai suoi 9 al liceo linguistico, con la media che si è abbassata tra problemi di salute e impegni al paddock. «Ho scritto anche alla Fise – sottolinea Grazia -, perché tra le tante ingiustizie che Caterina ha dovuto affrontare, compresi gli stage negati, c'è stato anche il mancato riconoscimento dello status di studente atleta, che l'ha svantaggiata. E tutto per aver deciso di non mollare il suo cavallo e di lasciarlo nel prato come forse avrebbe fatto chiunque». Tutto questo fino alle lacrime all'ultima gara, corsa mentre dall'altoparlante suonava “Per due come noi”, la canzone che sembra scritta per loro «che si vogliono bene, che si amano strano, siamo cresciuti assieme». E fino al sogno di entrare nell'Accademia militare. «Non sarà più il pony “perfetto” di prima – chiude Grazia -, ma il binomio Caterina e Merlino è la perfezione. Tra lei che lo cura e lui totalmente innamorato. Non parla, ma le è riconoscente, si vede. E anche noi. Ci ha insegnato tanto a soli 13 anni e glielo dobbiamo. E combatteremo al suo fianco contro tutte le ingiustizie che ha dovuto subire ancora troppo presto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA