Dopo la mossa del governo sul bollo la sinistra impazzisce

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18 settembre 2026

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«Vivere costa di più. La destra non ha fatto nulla». Non è la canzone «Mononota» di Elio e le Storie Tese, ma l’accusa quotidiana della sinistra alla maggioranza. Non c’è discorso o dichiarazione dell’opposizione in cui non ci sia un passaggio sul carovita. Ecco perché, di fronte all’abolizione del bollo auto, tutti ci saremmo aspettati non un "ringraziamento", ma almeno una non-critica. Peccato che sia avvenuto l’esatto contrario. Da ventiquattro ore, o meglio da quando è stata annunciata l’eliminazione della tassa, è gara a chi la spara più grossa contro l’esecutivo. Dal Pd che definisce il provvedimento «toppa insufficiente», fino al M5S, per cui saremmo di fronte a «un’elemosina elettorale», un centinaio di euro in meno da sborsare allo Stato sarebbero un problema e non un beneficio.
Ancora più sorprendente il botta e risposta tra Matteo Renzi e il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Il tutto parte da un post del leader di Iv, in cui quest’ultimo ricorda come, seppure avesse provato a fare le stesse cose del centrodestra, gli venisse dato del «venditore di pentole». Un’accusa alla quale, però, non ci sta la premier. «Bravo Matto – gli replica su X – hai scoperto la differenza tra annunciare e realizzare». Basta, d’altronde, consultare qualsiasi economista per capire come, negli anni della Leopolda, di tutte le proposte annunciate sia stato fatto ben poco. Nonostante ciò, il "giglio fiorentino" rilancia, ricordando quanto, a suo dire, realizzato: «80 euro, industria 4.0, Irap costo del lavoro e Imu prima casa».

Ancora peggio, comunque, fa il suo conterraneo, Eugenio Giani. Il governatore toscano, commentando l’ultimo intervento, parla di «palese incostituzionalità». Secondo la sua personale teoria, non ci sarebbero le necessarie coperture e addirittura verrebbe penalizzata la sanità. Balle colossali, considerando che, come ricordato da Forza Italia, gran parte delle risorse sarebbe già stata individuata nei risparmi del Pnrr e, dunque, non avrebbe alcun impatto per quanto concerne i servizi di competenza regionale.

Per fortuna, anche a quelle latitudini, esistono voci fuori dal coro. Basti pensare all’ex ministro dell’Economia Tria che, seppure abbia un passato diverso da FdI, plaude alla maggioranza, parlando di «misura intelligente». Detto ciò, non bastano poche parole isolate a placare la gara alla nota più pungente. Piero, figlio dello sceriffo De Luca, nientemeno, accosta il nostro primo ministro a Vanna Marchi. Il numero uno degli ecologisti, Angelo Bonelli, invece, copiando Il Fatto Quotidiano, la paragona a «Cetto La Qualunque». Per il suo alleato, Nicola Fratoianni, saremmo, infatti, di fronte a una «misura spot, utile solo per una buona campagna elettorale». Secondo il braccio destro di Conte, Chiara Appendino, poi, si tratterebbe di «una mossa disperata per coprire tasse e fallimenti», mentre per il capogruppo dem, Francesco Boccia, dell’ennesima strategia «per inseguire Vannacci». Benedetto Della Vedova di +Europa addirittura se la prende col ministro Giorgetti per «aver ceduto al populismo». Insomma, chi ne ha più ne metta.

Peccato che qui non ci sia alcun comizio o disegno, bensì la necessità di eliminare una patrimoniale che, come ben evidenziato dal nostro direttore, Daniele Capezzone, ci ricorda una verità semplice e un po’ volgare: «per lo Stato tu non sei un cittadino, sei un portafogli con le ruote».

A replicare, in tarda serata, ai "rosiconi" progressisti e a far cadere, dunque, la maschera dell’ipocrisia è la stessa Giorgia Meloni. Il presidente del Consiglio, rispondendo a un invito della segretaria dem a collaborare per una proposta su energia e clima, evidenzia non abbia «pregiudizi» purché la minoranza non chieda di pagare più imposte. «Quasi quasi - rimarca - sta chiedendo di andare a pagare il bollo della macchina per contestare i provvedimenti del governo».