Don Mazzi, la fama con ‘Quelli che il calcio’ e le mille battaglie di Exodus. “Spengo il cervello e accendo il cuore”
Roma, 31 luglio 2026 – Don Antonio Mazzi, morto ieri a Milano, nella sua Cascina, a 96 anni, circondato dai suoi 'ragazzi', non era un prete operaio, né tanto meno borghese o aristocratico. Era un prete per tutti, ma davvero per tutti: per i ragazzi afflitti dalla tossicodipendenza che accoglieva e accudiva nella comunità sul Parco Lambro, ma anche per gli spettatori che lo seguivano, divertiti, nelle sue comparsate a 'Quelli che il calcio' e nei siparietti a Domenica In. Un prete insofferente delle regole (anche quelle ecclesiastiche) che non aveva filtri nell'esprimere il proprio pensiero. L'unico modello che può essergli accostato è forse Don Camillo: ecco, lui era il Don Camillo di Milano.
L’infanzia irrequieta e gli studi in seminario
Nato in una famiglia poverissima del Veneto, mamma vedova giovane con due figli a carico, aveva dimostrato la propria esuberanza fin da piccolo, "Quanto ho fatto piangere mia mamma..." raccontava tra lo sconsolato e il faceto. Lo studio teologico al seminario di Verona lo aveva in qualche modo rimesso in carreggiata, uno studio che però, da arida riflessione, si tramuta in desiderio di trasformare la parola del Vangelo in gesti concreti.

Don Mazzi con Mara Venier
La nascita di Exodus
Don Mazzi decide di dedicarsi al flagello che miete troppe vittime tra i giovani alla fine degli anni '70: la droga. Nel 1979 gli viene affidata la direzione dell'Opera Don Calabria, appunto al Parco Lambro, dove nasce la Comunità Exodus. Pochi anni dopo, siamo nel 1974, il Comune gli assegna la Cascina Molino Torrette, che da allora diventa il suo 'regno', un regno consacrato al recupero di tanti ragazzi perduti. Don Mazzi si convince che la risposta alla tossicodipendenza non è solo assistenza, ma anche ascolto e responsabilizzazione. "Io, se non fossi diventato sacerdote, sarei stato uno di voi" ripete spesso, a volte scherzando. "Spengo il cervello e accendo il cuore" è un altro dei suoi motti, spiegando il modo in cui avvicina i ragazzi, che subito lo amano. E, se qualcuno gli chiede quale sia il suo mestiere, risponde: "Io non faccio l'educatore, faccio il rassicuratore".

Don Mazzi con l'ex sindaco di Milano Pisapia
I magnifici tre del cardinale Martini
Nel suo percorso riceve la benedizione del vescovo Carlo Maria Martini, che può contare, oltre a lui, sulle attività di altri due preti intraprendenti: don Gino Rigoldi e don Virginio Colmegna. "Uno coi tossici, uno coi carcerati e uno coi matti: siamo proprio una bella squadra", diceva Don Mazzi scherzando.

Don Mazzi alla partita del cuore a favore dei terremotati dell'Abruzzo
Le apparizioni a ‘Quelli che il calcio’
Le apparizioni a 'Quelli che il calcio' contribuiscono alla sua popolarità: il pubblico apprezza il parlare franco senza troppa diplomazia, fa simpatia un prete capace davvero di calarsi tra la gente.
Intanto la comunità Exodus si allarga e si moltiplica in Italia e anche all'estero. Nel tempo la tipologia di ragazzi che si rivolgono a 'Exodus' cambia: non solo tossicodipendenti (anche il mondo della droga nel frattempo è cambiato), ma figli di famiglie benestanti, anche non dipendenti dalle sostanze, ma percorsi da un senso di vuoto, di mancanza di futuro.
"Un drogato prima o poi lo convinci a non drogarsi più" osserva spesso, "più difficile è curare questa nuova povertà di speranza". Don Mazzi è stato un prete che è riuscito a riunire una fede profonda e l'incontro quotidiano con le persone reali, un talento raro che lo ha reso prezioso per tanti anni e che sicuramente rimpiangeremo.