Divorzio e animali domestici: come funziona oggi in Spagna
Redazione 14 luglio 2026 07:37
Quando una coppia decide di separarsi, le questioni da affrontare sono spesso numerose: dalla casa familiare alla gestione delle spese, fino all'eventuale affidamento dei figli. Negli ultimi anni, però, un altro tema ha iniziato a occupare sempre più spazio nelle aule di tribunale e negli accordi tra ex partner: il futuro degli animali domestici.
Cani e gatti sono ormai parte integrante della vita di molte famiglie. Non sorprende quindi che, al momento di una separazione o di un divorzio, possano nascere discussioni su chi continuerà a vivere con loro, come verranno suddivise le spese e quali saranno le modalità di visita. In Spagna, questo cambiamento sociale ha portato anche a una significativa evoluzione normativa.
La legge spagnola
Dal 2022 la Spagna ha modificato il proprio Codice Civile introducendo un principio destinato a cambiare il modo di affrontare queste situazioni: gli animali non sono più considerati semplici beni materiali, ma esseri senzienti. Si tratta di una definizione che riconosce la loro capacità di provare sensazioni, emozioni e stati di benessere o sofferenza. Una scelta che produce effetti pratici soprattutto quando una coppia si separa e deve decidere chi si occuperà dell'animale.
In passato, infatti, la decisione su chi dovesse tenere un cane o un gatto era spesso legata alla proprietà formale dell'animale. Oggi, invece, i tribunali spagnoli possono valutare una serie di elementi differenti, mettendo al centro il benessere dell'animale stesso. L'obiettivo non è più individuare soltanto il proprietario, ma capire quale soluzione possa assicurare all'animale le migliori condizioni di vita.
Affido condiviso, visite e spese di mantenimento
La normativa spagnola consente ai giudici di regolare diversi aspetti della convivenza con gli animali dopo una separazione. Se gli ex partner raggiungono un accordo, possono stabilire autonomamente tempi di permanenza, responsabilità quotidiane e ripartizione delle spese. Quando invece manca un'intesa, può intervenire il tribunale.
Tra le soluzioni possibili vi è anche una forma di affido condiviso, con periodi alternati di permanenza presso ciascun membro della coppia. Possono inoltre essere disciplinate le spese veterinarie, quelle legate all'alimentazione e agli altri bisogni dell'animale. Particolare attenzione viene riservata anche a eventuali episodi di maltrattamento. In questi casi, il giudice può escludere una delle parti dalla gestione dell'animale, considerando incompatibile tale comportamento con il suo benessere.
Una scelta che riflette un cambiamento culturale
La riforma spagnola è il risultato di un'evoluzione più ampia che riguarda il rapporto tra persone e animali domestici. Negli ultimi decenni, cani e gatti hanno assunto un ruolo sempre più centrale nella vita familiare. Per molte persone rappresentano una presenza quotidiana, una fonte di compagnia e un legame affettivo che va ben oltre il concetto tradizionale di proprietà.
Di conseguenza, trattare un animale come un oggetto da assegnare a una delle due parti è apparso sempre meno coerente con la realtà vissuta da milioni di famiglie. La Spagna non è l'unico Paese ad aver intrapreso questa strada. Anche altri ordinamenti europei hanno progressivamente riconosciuto una tutela giuridica più ampia degli animali, pur con modalità differenti.
La situazione italiana
In Italia il quadro è diverso. Non esiste ancora una norma specifica che disciplini l'affidamento degli animali domestici in caso di separazione o divorzio. Nella maggior parte dei casi, la soluzione viene individuata attraverso accordi tra le parti. Gli ex partner possono decidere autonomamente come organizzare la gestione dell'animale, stabilendo tempi di permanenza e modalità di contribuzione alle spese.
Anche l'intestazione del microchip può assumere un certo rilievo, poiché consente di individuare il proprietario registrato dell'animale. Tuttavia, nei casi in cui si arrivi davanti ad un giudice non sempre questo elemento risulta determinante e alcuni tribunali hanno scelto di valutare anche il legame affettivo con l'animale e la capacità di garantirne il benessere.
Nel corso degli anni, tuttavia, diversi tribunali hanno affrontato casi simili sviluppando orientamenti che tengono conto non soltanto della proprietà formale dell'animale, ma anche del legame affettivo esistente e delle sue esigenze concrete.
Alcune decisioni hanno previsto l'affido condiviso del cane con suddivisione delle spese, mentre altre hanno riconosciuto il diritto di visita all'ex partner che non vive stabilmente con l'animale. In alcune pronunce è stato inoltre valorizzato il rapporto tra animale e figli minori della coppia, considerato un elemento importante per il loro equilibrio emotivo.
Le sentenze degli ultimi anni mostrano una sensibilità crescente verso il tema, ma l'assenza di una normativa specifica lascia ancora ampio spazio alle interpretazioni dei tribunali e agli accordi tra le parti. Una situazione che potrebbe evolvere in futuro, seguendo una tendenza già osservabile in diversi Paesi europei.