Disturbi alimentari: la paziente più giovane ha 9 anni. In dodici

BOLZANO. Nove anni. È questa l'età della paziente più giovane oggi seguita in Alto Adige per un disturbo alimentare.

Un numero che da solo dice più di qualunque statistica su cosa stia succedendo davvero in questo territorio.

Perché le cifre, comunque, ci sono, e raccontano un fenomeno che non accenna a fermarsi. A renderle note  è EAT-Net, la rete provinciale che dal 2018 coordina la presa in carico dei disturbi alimentari in tutto l'Alto Adige, guidata dal dottor Roger Pycha. Non è un singolo ambulatorio, ma un sistema che mette in collegamento medici di base e pediatri, quattro ambulatori specialistici dislocati a Bolzano, Merano, Bressanone e Brunico, i reparti ospedalieri per i casi che richiedono il ricovero (a Bressanone per i minorenni, a Bressanone e Bolzano per gli adulti) e Villa Eèa, il centro diurno e la comunità protetta aperti nel 2022 a Bolzano.

Un'architettura pensata apposta per accompagnare il paziente da un livello di cura all'altro, senza lasciarlo solo nei passaggi più delicati.

Ed è proprio questa rete, nel suo insieme, ad aver seguito 693 pazienti nel 2025: il 6% in più rispetto all'anno precedente. Ma è nei nuovi casi che si vede l'accelerazione vera: +17% in dodici mesi, che tra i minorenni sale addirittura al 21%.

Quasi un paziente su tre, oggi, non ha ancora diciotto anni.

Il coordinatore della rete, Roger Pycha, primario di psichiatria a Bressanone, non usa mezzi termini quando gli si chiede una spiegazione: un aumento "inspiegabile" in tutta Europa, dice, che va oltre qualunque effetto residuo della pandemia. Durante il Covid, infatti, l'impennata dei casi era sembrata comprensibile, quasi prevedibile: isolamento, ansia, il controllo sul cibo come unica cosa rimasta in mano a ragazzine chiuse in casa.

Ma gli anni sono passati, la pandemia è un ricordo, e la curva non è mai tornata giù. Anzi.

A colpire, più ancora dei numeri assoluti, è la velocità con cui si sta abbassando l'età di esordio. Ragazze che si ammalano a 11 anni non sono più un'eccezione isolata. E poi c'è lei, la bambina di 9 anni, che oggi rappresenta il caso più giovane in cura in tutta la provincia.

Dietro l'anoressia nervosa, che resta la diagnosi più frequente (235 persone nel 2025, il 34% del totale), dietro la bulimia e dietro gli altri disturbi si nasconde spesso molto altro: nel 60% dei casi il disturbo alimentare non arriva da solo, ma porta con sé depressione, ansia, a volte disturbi di personalità più profondi. E il rischio più estremo, quello del suicidio, in questi pazienti è sei volte superiore rispetto al resto della popolazione.

Non è un dato astratto: nel 2025, in Alto Adige, due persone sono morte per le conseguenze di un disturbo alimentare.

C'è poi un nodo che gli operatori del settore conoscono bene, e che raramente arriva sui giornali: anche dentro un sistema di cura strutturato come quello altoatesino, capita che in ospedale il rischio legato al grave sottopeso non venga colto in tempo, o che manchi personale formato per affrontare i casi più complicati.

Una crepa in un sistema che, sulla carta, funziona: percorso multidisciplinare tra nutrizionisti, psicoterapia individuale e di gruppo, farmaci quando serve. Al centro c'è Villa Eèa, il centro diurno di Bolzano aperto nel 2022 apposta per queste patologie, mentre per i minorenni la porta d'accesso resta soprattutto la Pediatria di Bressanone.

Dal 2018, quando l'indice di massa corporea scende sotto 12, il ricovero non è più una scelta: lo impone il Ministero della Salute, perché a quel punto è la sopravvivenza stessa del paziente a essere in bilico.

Anche uscirne, però, non significa esserne fuori. Circa il 10% delle pazienti dimesse da una struttura specializzata interrompe volontariamente il percorso di cura, e la percentuale cresce ancora quando si parla di ambulatori. Pycha lo sa bene, e insiste su un solo punto: mettere i servizi in comunicazione tra loro, per non perdere per strada chi ha già iniziato a farsi aiutare. C'è, dice, anche un aspetto che gioca a favore: oggi c'è più consapevolezza di prima, e questo permette di intercettare i casi prima che diventino irreversibili.