"Disturbi alimentari? Il Covid ha fatto da miccia. Il cibo sempre più
BELLUNO. “Il problema è che viviamo in una società con poche certezze e cercarne in una sorta di religione come l'alimentazione può rassicurare. I disturbi dell’alimentazione non si limitano infatti alla sola anoressia né all’adolescenza: comprendono anche bulimia o disturbo da binge eating e riguardano anche l’età adulta. Pur poco diffusi in termini percentuali, sono infatti in crescita rispetto al passato perché diventati un modo per gestire l'insicurezza dei nostri giorni”.
Dopo le testimonianze di due famiglie bellunesi che hanno vissuto l’anoressia delle figlie (qui un esempio), Il Dolomiti ha contattato Patrizia Todisco, psicoterapeuta e presidente della Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare per capire se e come il fenomeno è cambiato negli anni.
“Un grande cambiamento - afferma - si è visto con il Covid, che ha fatto da miccia a situazioni che sarebbero comunque esplose nel tempo. Durante il lockdown, l’incertezza verso il futuro, la paura per quanto stava accadendo, l'isolamento e la mancanza di confronto con i pari, oltre alla pervasività dei social, hanno portato molte persone a usare ancora di più il cibo come modalità di regolazione emotiva. Inoltre, molti giovani hanno iniziato a pensare di rimettersi in forma in vista del ritorno nel mondo, incrementando l'attività fisica e riducendo la quantità di cibo. Tutto ciò, nei soggetti predisposti, è diventato nel tempo più intenso, con una rapidità nell’escalation della gravità mai vista e un esordio spesso precoce”.
E dopo il Covid?
Il fenomeno è un po’ rientrato. Subito dopo la pandemia abbiamo vissuto l’onda lunga di questi effetti, mentre in parallelo aumentavano depressione e ansia. Tuttavia, mentre la parte nutrizionale è in parte rientrata, queste ultime si sono mantenute: oggi vediamo pazienti sempre più giovani afflitti da diverse tipologie di sofferenza, di cui spesso il disturbo alimentare è la via finale. Certo arrivano anche pazienti che soffrono di anoressia convinte di voler continuare a perdere peso. Una delle caratteristiche di questa malattia è l'egosintonia, cioè fare esattamente quello che sento. Non è come l'ansia, che è molto disturbante: gli atteggiamenti tipici dei disturbi dell’alimentazione sono rassicuranti, perché si pensa al cibo per non pensare ad altro attribuendo tutto il malessere a quello. Il cibo diventa cioè un modo comodo, ma non risolutivo, per gestire il dolore”.
Quali sono oggi, se identificabili, i principali fattori che possono favorire l’insorgenza di un disturbo alimentare?
Un aspetto che sta emergendo in un’epoca di sessualità fluida è il controllo del cibo come modalità per controllare lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari e gestire la confusione che ne deriva, tipica degli adolescenti. Tuttavia questi comportamenti non sono propriamente disturbi alimentari, quanto un modo per dichiarare cosa si desidera o per tenere a bada aspetti ancora poco chiari di sé: infatti, tendono a regredire quando la persona comprende che scelta vuole fare. Detto ciò, i disturbi dell’alimentazione sono patologie multifattoriali. C’è una componente genetica, ad esempio l’anoressia nervosa ha caratteristiche simili all'ansia e al disturbo ossessivo compulsivo, nonché un legame con traumi relazionali che possono avvenire anche nei primi anni di vita. A ciò si aggiunge l’esposizione ai social: diversi studi evidenziano come il guardare a lungo determinate immagini, oltretutto incentivate dagli algoritmi, porti a peggiorare la percezione della propria immagine corporea o ad attivare meccanismi di emulazione per assomigliare a una realtà che però è artefatta.
Quali allora i segnali che un genitore dovrebbe cogliere e che magari rischiano di essere sottovalutati?
Anzitutto la prevenzione del disturbo alimentare è anche prevenzione dell’obesità. Tra le abitudini che si sono perse c’è il mangiare assieme ai propri figli. Farlo significa potersi accorgere non solo del fatto che non mangiano, ma anche di un eventuale turbamento davanti a piatti elaborati o variazioni nel tono dell'umore, quindi chiudersi in se stessi, perdere interesse verso le proprie passioni, o seguire dei rituali come bere molta o pochissima acqua durante i pasti. Dobbiamo quindi fare sì attenzione al comportamento alimentare dei nostri figli, ma anche al loro modo di essere, se perdono entusiasmo, diventano irritabili, faticano a uscire con i coetanei e si concentrano sempre più su cibo, peso e attività fisica.