Dimenticate la moglie che aspetta e basta, la maga ammaliatrice e la creatura più bella del mondo: le donne dell’Odissea di Nolan sono molto di più

Ulisse attraversa il mare, sfida mostri e dei, perde i suoi uomini e soprattutto sé stesso, e cerca la strada di ritorno a Itaca. Eppure, nell'Odissea di Christopher Nolan, alcuni dei personaggi più sorprendenti sono le donne. Penelope, Circe ed Elena hanno spazi e destini molto diversi, ma condividono qualcosa: nessuna accetta di restare imprigionata nel ruolo che la storia degli uomini le ha assegnato.

Penelope, Anne Hatahway divina, è molto di più della moglie fedele. Circe, sublime Samantha Morton, non è soltanto la maga che seduce e trasforma. Elena, Lupita Nyong'o in un doppio ruolo, è anche Clitemnestra, non è più soltanto la donna più bella del mondo, quella per cui migliaia di uomini avrebbero combattuto e sarebbero morti a Troia.
Nolan parte da Omero e rende esplicito ciò che nell'opera era solo accennato: le donne dell'Odissea non assistono passivamente alle imprese degli eroi. Ne subiscono le conseguenze, ne comprendono le contraddizioni e, in alcuni casi, ne smontano il racconto.

Penelope

Per vent'anni Penelope ha dovuto convivere con l'assenza di Ulisse. Ma quella di Anne Hathaway non è un'attesa passiva. Mentre suo marito combatte per tornare a Itaca, lei combatte perché Itaca non smetta di appartenere a lui, e soprattutto perché non venga sottratta a lei e a Telemaco. «Sono seduta da vent'anni su un trono che solo un uomo può occupare», dice. E in una sola frase c'è tutta la contraddizione della sua condizione: Penelope esercita il potere, protegge il regno e ne garantisce la continuità, ma continua a occupare un posto che la società non le riconosce. E infatti dice a Telemaco: «Gli uomini fanno ciò che vogliono, io faccio ciò che posso».

Il palazzo è invaso dai Proci, pretendenti che consumano le ricchezze di Ulisse e, appunto, pretendono che Penelope scelga un nuovo marito. Non desiderano soltanto lei: vogliono ciò che il matrimonio con lei rappresenterebbe, ossia il potere. Eppure non è soltanto una vittima dell'attesa, è una stratega. Nel poema di Omero tesse durante il giorno e disfa la tela ogni notte, riuscendo per tre anni a rimandare la scelta di un nuovo marito. Nolan non ha bisogno di trasformarla in una guerriera per renderla contemporanea. La sua modernità è più sottile: sta nel lavoro politico e psicologico necessario per tenere insieme una famiglia, un palazzo e un regno. La sua attesa è politica, non romantica.

E neppure il ritorno di Ulisse può cancellare automaticamente ciò che è accaduto. L'uomo che rientra a Itaca non è quello che era partito, si porta dietro tutti i suoi demoni (e sono tanti), ma anche Penelope è cambiata. La loro non può essere soltanto la storia di un marito finalmente ricongiunto alla moglie fedele, è l'incontro tra due esseri umano che hanno combattuto guerre diverse, e che per questo non saranno mai come prima.

Circe

Se Penelope è la casa verso cui Ulisse cerca di tornare, Circe secondo Nolan non è semplicemente una strega cattiva, né soltanto una seduttrice. Molto astuta, vive in un universo interamente governato da lei, popolato da animali nei quali sembra sopravvivere qualcosa di umano. I compagni di Ulisse vengono trasformati in porci, come accade in Omero, ma intorno alla maga si percepisce l'esistenza di altri uomini passati da lì e rimasti prigionieri di corpi animali. Nel poema, davanti alla sua casa vivono già leoni e lupi resi mansueti dai suoi filtri. Omero non dice esplicitamente che fossero uomini, ma Nolan scioglie quell'ambiguità: gli animali che circondano Circe portano addosso la memoria di una vita precedente. Circe non trasforma soltanto gli uomini, ne rende visibile la loro natura.

È questo a distinguerla dalle altre donne incontrate da Ulisse. Non aspetta nessuno, non custodisce il potere di un uomo e non ha bisogno di essere salvata. Sembra, anzi, conoscere Ulisse meglio di quanto lui conosca sé stesso: «I tuoi uomini vogliono che tu sfidi gli dei, ma solo tu tornerai a casa», gli dice, prima di indirizzarlo verso l’Ade. Nel poema omerico diventa anche sua amante e alleata: restituisce ai compagni la forma umana, li accoglie per un anno e gli indica la via per il regno dei morti. Nolan, però, evita di ridurla alla solita tentatrice che si interpone tra l’eroe e Itaca. Circe ha già un potere, un destino e regole proprie.

Elena

Poi c'è Elena, il personaggio con meno spazio, ma forse con l'immagine più politica del film. E non stiamo parlando delle polemiche e degli attacchi di Elon Musk. Per secoli la sua bellezza è stata indicata come la causa della guerra di Troia. Paride avrebbe sottratto a Menelao «la donna più bella del mondo»; i Greci avrebbero attraversato il mare per recuperarla e difendere l'onore del marito. Elena è diventata così – contemporaneamente – colpevole, vittima, bottino e giustificazione.

Nella versione di Nolan, la donna per la quale ufficialmente si è combattuta la guerra sembra essere la prima a non credere più a questa giustificazione. Elena sa di essere stata il pretesto perfetto: il suo nome ha trasformato una guerra di conquista in una missione per salvarla. Non una guerra combattuta per amore, dunque, ma una guerra che aveva bisogno di una storia d’amore per sembrare giusta. Anche se, come ammette Ulisse, nessuna guerra lo è davvero.

Attenzione spoiler

Il suo volto porta le conseguenze di questa riscrittura. La cicatrice, di cui non c'è traccia nell'Odissea di Omero, interrompe l'immagine della bellezza perfetta che la tradizione le ha imposto. È difficile non leggervi un paradosso: una guerra combattuta in nome del volto di Elena ha finito per ferire proprio quel volto.

Lungi da noi, però, considerarle un blocco unico. Penelope, Circe ed Elena non incarnano una generica idea di forza femminile: sono, anzi, profondamente diverse. Penelope difende una casa e governa un potere che non può formalmente esercitare; Circe regna su un mondo che obbedisce soltanto alle sue regole; Elena porta i segni di una guerra combattuta anche in suo nome. Ulisse compie il viaggio, resta l'eroe. Ma sono loro tre che ne rivelano il prezzo. Ed è soprattutto per questo che l’Odissea di Nolan riesce a essere davvero epica, e più vicina a noi.