Dilemma Sinner agli US Open, il tempo comincia a stringere: troppi dubbi sul ginocchio
Dopo Wimbledon, il silenzio: niente Montreal, niente Cincinnati. E adesso, per New York, cosa farà? Conoscendolo, il diretto interessato spiegherebbe che è una decisione ancora da prendere. Che, se dovesse giocare, partirà per New York e non ci sarebbe molto altro da aggiungere. E che, in caso contrario, lo comunicherà per tempo, come ha sempre fatto. Tutto ciò che anticipa questa scelta è una telenovela che lui e il suo team non hanno alcun interesse ad alimentare e che sono diventati sempre più bravi a dribblare. Una visione condivisibile e perfettamente legittima dal loro punto di vista, ma che inevitabilmente si scontra con la spasmodica attesa degli appassionati, che hanno reso Jannik per distacco l’atleta n.1 in Italia, capace ormai di tenere in piedi da solo la barca del tennis. Perché, piaccia o meno, guardando i numeri dell’audience tv esiste uno US Open con Sinner e uno US Open senza Sinner.
Rebus Sinner: uno Slam oggi o una carriera domani?
La discriminante, ad oggi, è una sola: l’entità del problema al ginocchio destro, probabilmente figlio di un sovraccarico e non di un trauma. Vale più uno Slam oggi o una carriera domani? È la domanda che tormenta le notti di Jannik quanto quelle di Carlos. Le situazioni di partenza sono differenti: il primo ha giocato per tutto il 2026, fermandosi solo con le rinunce ai recenti Masters 1000 nordamericani; il secondo è ai box da metà aprile per un infortunio al polso che, se non gestito a dovere, potrebbe avere ripercussioni a lungo termine, come gli ha spiegato il dottor Angel Ruiz Cotorro. Per tornare a colpire la palla Alcaraz ha aspettato il post Wimbledon, ma si questo passo potrebbe non essere sufficiente per partecipare agli US Open.
Gli Slam decisivi nella sfida con Alcaraz
Ed è proprio qui che si alimenta ulteriormente il dilemma Sinner. Non gioca dalla finale di Wimbledon vinta contro Zverev il 12 luglio, ma è indubbio che possa essere competitivo anche senza appuntamenti di preparazione, soprattutto se dovesse mancare il suo rivale numero uno. Per di più, in un mondo ideale, avrebbe un margine sufficiente per utilizzare la prima settimana come una sorta di rodaggio. Ma in una rivalità dove è da tempo deciso che saranno gli Slam a definire la grandezza dei due campioni - 7 a 5 Alcaraz al momento - la parola longevità finisce per avere la precedenza sul breve periodo. Entrambi ritengono che il picco tennistico possa arrivare intorno ai 29 anni e nessuno vuole arrivarci con problematiche croniche.