Degrado, scritte e locali vuoti: per i portici di Piazza Vittorio scatta il "modello Bologna"

Puntare sulla collaborazione dei cittadini e su progetti di “amministrazione condivisa” per valorizzare, i portici di piazza Vittorio, sull’esempio di quanto avviene per quelli bolognesi.

Il degrado dei portici dell'Esquilino

Sotto le arcate della piazza, com’è stato ricordato in un atto firmato dal consigliere democratico Niccolò Camponi e sottoscritto dai gruppi di maggioranza municipale, coesistono tanti problemi. Alle serrande abbassate dei locai sfitti, si sommano i problemi di pulizia, le scritte vandaliche, i bivacchi delle persone senza fissa dimora. L’elenco, stilato nel provvedimento municipale, è impietoso ma ben fotografa lo stato in cui versano i portici. La condizione è nota, mancano però le soluzioni.

“Nell’ambito della più ampia strategia di valorizzazione della piazza – ha ricordato Camponi – Nel 2022 il municipio ha concluso un percorso di riqualificazione dei portici, nel tratto compreso tra via Mamiani e via La Marmora”. Sono stati interventi manutentivi e di decoro ma da soli non bastano. Le iniziative però per garantire un miglioramento dell’area, è stato evidenziato nell’atto portato in consiglio municipale, possono riguardare anche aspetti differenti, di natura culturale o artistica. Possono attenere “interventi di cura condivisa” o ancora “allestimenti temporanei”, sulla scorta di quelli che sono stati già deliberati per la cancellata di piazza Vittorio, con un altro provvedimento.

Il ricorso ai patti di collaborazione

Un contributo al mantenimento in condizioni decorose dei portici, in altri termini, può arrivare anche dalla cittadinanza e più specificatamente dai “patti di collaborazione”. Lo strumento, approvato dall’assemblea capitolina nel 2023, prevede che gli interventi possano riguardare non solo le aree verdi – solitamente è quello l’ambito di applicazione – ma anche spazi pubblici. La proposta quindi è di “promuovere percorsi di amministrazione condivisa anche per i portici di piazza Vittorio”, coinvolgendo associazioni e attività culturali presenti nel territorio.

Per la cancellata di piazza Vittorio, con l’installazione di opere d’arte e mostre fotografiche, è stato già proposto di emulare quanto avviene in altre capitali europee, come Parigi e Berlino dove gli spazi verdi vengono utilizzati come musei a cielo aperto. Per i portici l’esempio da prendere è invece italiano: Bologna. “Sulla scorta dell’esperienza bolognese – è stato suggerito da Capponi nel provvedimento portato in municipio – si può stilare un regolamento per la cura e l’uso dei portici stessi”.

Il modello bolognese

Nel capoluogo dell’Emilia Romagna, ad esempio, è stato attivato un “patto di collaborazione” con un’associazione di promozione sociale per contrastare le scritte vandaliche sotto i portici. Il progetto, denominato “no tags oltre le mura”, prevede l’impegno da parte dell’amministrazione nel fornire i materiali necessari a effettuare la pulizia dalle scritte e, contestualmente, l’esenzione dal pagamento del canone di occupazione di suolo pubblico e l’utilizzo di alcuni spazi d’informazione dell’amministrazione per fornire visibilità alle azioni dell’associazione.