Decreto scuola, gli studenti in presidio contro Valditara
“La scuola pubblica è aperta a tutt3″, recita lo striscione rosso esposto davanti al ministero dell’Istruzione a Roma. Domenica 4 ottobre la Rete degli studenti medi ha organizzato un presidio per reclamare una scuola che “unisca e non separi, che includa e non escluda”. Al centro della protesta ci sono le nuove misure introdotte dal decreto del ministro Giuseppe Valditara, a partire dal tetto del 30% agli stranieri. Una misura che gli studenti giudicano “profondamente divisiva e razzista”. “La scuola pubblica deve essere un luogo in cui nessuno venga lasciato indietro”, ha dichiarato Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete. “Oggi vediamo invece crescere meccanismi di separazione ed esclusione che rischiano di colpire soprattutto chi vive condizioni di maggiore fragilità. Noi rivendichiamo una scuola che sappia accogliere, includere e mettere tutti nelle condizioni di stare insieme”.
La protesta davanti al ministero arriva dopo le iniziative organizzate nei giorni precedenti dagli alunni nelle piazze e nelle scuole di tutta Italia. Secondo gli studenti, per favorire realmente l’inclusione non servono misure sulla composizione delle classi, bensì maggiori investimenti per il personale, per il sostegno alle famiglie e la mediazione linguistico-culturale. La contestazione al decreto, infatti, riguarda anche l’impostazione più generale delle politiche per l’integrazione. Il decreto prevede infatti che, quando le barriere linguistiche dei genitori ostacolano la collaborazione con la scuola, possano essere prescritti corsi gratuiti di italiano presso i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti. In caso di mancata partecipazione, dopo una diffida e salvo le esenzioni previste, può scattare una sanzione amministrativa. “Non bastano dichiarazioni di principio e senz’altro non servono sanzioni o misure punitive. Ma ascolto, prevenzione ed educazione”, ha aggiunto Verdecchia.
Il presidio è diventato così anche una manifestazione più ampia per rivendicare una scuola “democratica, laica, pubblica e realmente accessibile”, nella quale il diritto allo studio non dipenda dalle condizioni economiche, sociali o familiari di partenza. Alla mobilitazione – che la Rete annuncia di voler portare avanti con forza anche nelle prossime settimane – hanno aderito, tra gli altri, Cgil, Fillea Cgil, Spi Cgil, Unione degli Universitari, Adi, Giovani Europeisti Verdi, Unione Giovani di Sinistra, Giovani Democratici, Partito Democratico e Alleanza Verdi-Sinistra.