De Pascale sferza il popolo Pd: "Unione aziende sanitarie, pronta una legge regionale. Qui margini per lavorare bene"

di Federico Di Bisceglie

La chiama "un’azione garibaldina". Un po’ di governo, molto di lotta a tratti. Assai di governo in altri, pronto al compromesso in altri ancora. Michele de Pascale, ormai, alle vie di Ferrara dà del tu. Lo ha fatto l’altra sera, alla Festa de l’Unità, dicendo a chiare lettere che "qui ci sono ampi margini per lavorare bene" sul piano politico. Tante delle sfide, dal suo punto di vista, partono dalla sanità. Ecco perché – a fronte dell’assenza della cornice giuridica a livello nazionale – "ho proposto alle università di Ferrara e Parma una soluzione giuridicamente solida e compatibile per unificare, entro fine anno, le aziende sanitarie". Bum, si parte col botto. Il governatore, intervistato dal capo della redazione de il Resto del Carlino Ferrara Cristiano Bendin, è acclamato dalla sua gente radunata sul baluardo.

SANITA’, L’ANNUNCIO

DEL PRESIDENTE

Al di là dell’aspetto prettamente locale in cui "già le realtà sanitarie lavorano molto bene e sono profondamente integrate", quello sanitario è un fronte caldissimo a livello nazionale. Tanto da essere stato identificato dalla segretaria dem Elly Schlein come primo punto del famoso (ma ancora lontano) programma del campo largo. De Pascale – concedetecelo – la dice meglio. "Nel nome di Tina Anselmi – così l’inquilino di viale Aldo Moro – noi dobbiamo dire con chiarezza che la nostra priorità assoluta e irrinunciabile è quella di investire venti miliardi sul sistema sanitario nazionale". E qui gli applausi scrosciano. Forse, il punto più dolente – ma solamente all’apparenza e per complessità – è quello legato alle infrastrutture.

TERRITORIO

E CONNESSIONI

E qui il primo punto, più che di merito è di visione: "Ferrara e Ravenna, per tante cose, devono davvero ragionare come fossero un unico grande territorio". D’altra parte, solo per citarne due: il presidente di Confindustria Romagna è ferrarese (di Cento, per la verità), la Camera di Commercio abbraccia realtà produttive e categorie di entrambi i territori. Anche per questo, il territorio estense "non deve chiudersi in se stesso, ma deve ragionare sempre di più a geometrie variabili". Si tratta di "uno fra i luoghi più compositi a livello regionale". Motivo per il quale le infrastrutture qui sono ancora più strategiche. Una su tutte, la A13.

TERZA CORSIA A 13

TRA DUBBI E SUCCESSI

Il governatore non si nasconde. Anzi prova a rispondere ai mugugni di parte del mondo produttivo ferrarese che – legittimamente – a fronte dell’annuncio della terza corsia dinamica ha sollevato più di una perplessità. "Quando abbiamo ripreso in mano il dossier – conferma de Pascale – sapevamo che l’opera sarebbe costata di più rispetto al progetto elaborato cinque anni fa. Per cui, nella trattativa che abbiamo intavolato col ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, abbiamo scelto di rinunciare a qualcosa. Sapevamo che il Mit non voleva destinare più fondi di quelli previsti (la priorità di Salvini resta il ponte sullo stretto di Messina, sorride sornione). Tuttavia, dal nostro punto di vista, siamo riusciti a ottenere il miglior risultato possibile e nel 2027 partirà il cantiere". Ma non basta. Il prossimo step è "sciogliere il nodo di Bologna". Ed ecco spuntare un’altra spina nel fianco per il territorio, il cui primo piano di ammodernamento risale alla giunta Errani. Praticamente trapassato remoto, ormai. "La Regione – dice de Pascale – ha anticipato tutti i soldi per la progettazione dei punti mancanti della Statale 16. Ma se Anas non ci mette i soldi per la realizzazione dell’opera, non si procede". Così come "il piano ferroviario di Rfi è lettera morta al momento", quando invece "la ferrovia sarebbe un’infrastruttura strategica per il ferrarese e il ravennate".

IL NODO CISPADANA

E LA CONCESSIONE

L’altra – vera – infrastruttura irrinunciabile per il territorio (di cui si parla da almeno trent’anni senza mai trovare una quadra) è la Cispadana. Anche in questo senso, de Pascale non elude il tema. Anzi, con un artificio retorico molto efficace premette di usare "parole di verità". Lo scoglio più urgente, al momento, è legato alla concessione. "Il ministro Salvini – dice – ci ha promesso che entro dicembre verrà assegnata la concessione. La prima è stata assegnata alla A22. Dunque, se dovesse essere confermata questa concessione, si potrebbe partire con già una buona base. Il rischio, se il concessionario dovesse essere un altro, è di dover ripartire da zero. Certo è che non si può stare fermi anche perché ci sono circa settecento milioni congelati per un’infrastruttura che non serve a Ferrara o a Cento, ma serve all’Italia".

LA SFIDA

DELLO SVILUPPO

Lo sviluppo tra Petrolchimico, Patto per il Clima e Zls. Il capitolo dello sviluppo riveste un ruolo centrale nell’idea di Regione e di territorio che ha in mente de Pascale. Da questo punto di vista indica come priorità quella di "spostare il trasporto delle merci dalla gomma al ferro". Anche se Ferrara e Ravenna hanno "un’altra grande fortuna: sono collegate dalla pipeline" che rappresenta "un’opportunità nevralgica in ottica Zls" e dunque di legame col porto. Gli assi di connessione fra le città sono tre: arte, turismo e chimica. "Il Petrolchimico di Ferrara, così come quello di Ravenna – prosegue il presidente – non solo deve essere salvato e rilanciato, ma va difeso strenuamente. Anche dalle regole che in Europa le forze politiche progressiste hanno contribuito a far approvare. È necessario che nei due poli si investa nel progetto di captazione della Co2, che rappresenta una straordinaria opportunità". Siccità e sicurezza. Uno, tra gli altri, dei vulnus del Petrolchimico è rappresentato dal massiccio quantitativo d’acqua per i cicli industriali. Motivo per il quale "occorre pensare a un serio piano di riutilizzo della risorsa idrica, di cui a tendere l’Emilia-Romagna sarà in crisi e a un piano di piccoli e grandi invasi". L’idea più innovativa, però riguarda i dissalatori. "Stiamo ragionando – conferma de Pascale – di sviluppare le tecnologie dei dissalatori per avere maggiore disponibilità di risorse idriche, in particolare nelle città costiere". In nessuno dei passaggi che affronta, de Pascale, è ideologico.

CAPITOLO SICUREZZA,

UNA SVOLTA

Neanche quando parla di sicurezza, ammettendo che "a volte, in passato, la sinistra ha sbagliato approccio". Lo dice al Gad, lo dice a Ferrara. Dove nel 2019 si è giocato moltissimo su questo versante. Ma, spiega il governatore, "non mi rassegno all’idea che gli elettori che ci hanno voltato le spalle scegliendo le ricette inefficaci di Meloni, vogliano continuare a essere presi in giro". Il Paese "non è più sicuro di quattro anni fa". La sicurezza, però, si ottiene "sia con la repressione che con la prevenzione". E le piazze di spaccio "non si contrastano solo con la promozione sociale". Il volemose bene – le percezioni, per declinarla al ferrarese – non funziona. Non solo. "La mafia nigeriana va perseguita con la stessa intensità con cui si combatte la Camorra e l’Ndrangheta". Poi, la chiosa che fa tanto male. "Quando la politica da torto agli elettori, in particolare su questi temi, sbaglia". Allora, è proprio il caso di dirlo: la sinistra ferrarese, prenda appunti.