Daniele, i dubbi della madre: «Troppe ombre sul web». E il cane del ragazzo morto appena 48 ore dopo la tragedia
«A Daniele piaceva l’informatica, si era assemblato il suo computer da solo, comprando i pezzi. Da quest’anno si era iscritto alla facoltà di Informatica a Unisalento. Gli piacevano gli anni Settanta, i Beatles, i Queen: aveva i capelli lunghi e gli dicevano che assomigliava a John Lennon anche per gli occhiali rotondi che indossava. Poi aveva un pastore meticcio di 9 anni, a cui teneva tantissimo e con cui è cresciuto insieme. Lady, il cane, è morto due giorni dopo il tragico ritrovamento di mio figlio».
È un ricordo lucido e straziante quello di Abbondanza Fiorentino, la madre di Daniele Bonatesta, il 20enne di Collepasso trovato morto all’alba di domenica 20 settembre, impiccato a un albero nel giardino della sua abitazione. Un decesso inizialmente catalogato come gesto estremo, ma su cui adesso la Procura di Lecce ha aperto un fascicolo d’indagine. C’è l’ipotesi Blackout Challenge. L’inchiesta, al momento iscritta senza ipotesi di reato né persone indagate, è scattata in seguito all’articolato esposto-memoria depositato l’8 ottobre dall’avvocato Walter Zappatore, subito dopo il conferimento dell’incarico, per conto della madre della vittima.
Il racconto della donna restituisce il ritratto intimo di un ragazzo normale, buono, tranquillo e premuroso. «Dieci giorni prima avevamo festeggiato il compleanno della sorella e Daniele si era dato da fare per sistemare il giardino, non si tirava mai indietro se c’era da dare una mano. In estate aveva lavorato in campagna per essere economicamente indipendente. Si era anche comprata la chitarra che aveva imparato a suonare». E ancora, rievocandone le abitudini quotidiane: «Era scrupoloso e goloso, veniva in cucina e mi chiedeva "mamma che si mangia oggi" con il suo consueto sorriso. Si alzava presto per andare a Ecotekne a seguire le lezioni universitarie, mi diceva che si stava ambientando ai nuovi studi. Con gli amici non era uno che si imponeva, era riservato, ma andava a calcetto e accettava volentieri di uscire a mangiare il sushi o altri cibi».
La sera prima, il ricordo
La sera prima della tragica scomparsa, ricorda la madre con commozione, Daniele era assolutamente sereno: «Mi aveva chiesto di ricordagli di fare l’abbonamento per il pullman e di verificare il pagamento universitario. Stava studiando anche per la patente da privatista e aveva programmi per il futuro, nessun segnale o elemento che potesse far presagire il peggio. Era tranquillo quella sera, poi mi ha dato la buonanotte ed è andato in camera sua». Il giorno prima aveva inoltre acquistato online dei vestiti per la sorella, dicendole tranquillamente di restituirgli i soldi il lunedì successivo.
A inquietare i familiari non è tuttavia la quotidianità del giovane, bensì il mondo virtuale. «I suoi amici sono tutti bravissimi ragazzi, ma il cellulare non era un prolungamento del suo corpo. Utilizzava molto di più il computer: sono convinta che qualcosa sia nascosto nel mondo virtuale, perché Daniele mai si sarebbe ucciso, per nessun motivo al mondo avrebbe preso quella decisione. Ne sono certissima». L’ipotesi investigativa avanzata dalla famiglia chiede di verificare il coinvolgimento in una sfida online, la Blackout Challenge, e il sospetto che qualcuno possa averlo condizionato a distanza. Daniele trascorreva molte ore al Pc, dalle nove di sera fino a notte fonda, e si ipotizza che potesse essere in contatto con utenti sospetti o tenuto a inviare materiali multimediali.
Numerosi dettagli anomali sul posto alimentano i dubbi: il cappio, realizzato con due cavi del computer e trovato sulla grata di una finestra, che la mattina prima non era assolutamente presente. A insospettire sono anche le ciabatte, ritrovate a circa dieci metri dal corpo, e il cellulare accanto al giovane. Daniele non camminava mai scalzo in giardino. Adesso la perizia tecnica affidata al consulente Silverio Greco farà luce sui dati dei dispositivi, mentre si cercano riscontri anche tra i contatti sulla piattaforma Steam, trovata attiva nel pc e con il microfono aperto. Un’inchiesta complessa per fare piena chiarezza.