Daniela Mapelli, la rettrice del Bo: «Io sindaca? Qualcuno me lo ha chiesto, ma ho detto di no»
PADOVA - Le grandi manovre per la successione di Sergio Giordani a Palazzo Moroni perdono un pezzo. È una donna, ha un profilo di alto livello, ma non è interessata ad entrare in politica. Come confermato da lei stessa, è stata corteggiata nei mesi scorsi, ma ha gentilmente declinato l’invito.
LE ANALOGIE
È la rettrice Daniela Mapelli, che piaceva al centrosinistra e anche ad un pezzo di destra moderata. Nessun “effetto Manfredi” quindi all’ombra del Santo, nè de Toni. Ed è proprio prima della presentazione del libro del sindaco di Udine Alberto Felice De Toni (ieri a Palazzo Moroni con una “Una vita surfando sull’orlo del caos”), ex rettore dell’ateneo friulano, che Mapelli, incalzata dai cronisti, ha raccontato: «Si, ogni tanto ci provano, ma non so quanto poi siano seri. In ogni caso non è una cosa che mi interessa».
A sondarla sarebbe stato soprattutto il centrosinistra, ma non attraverso il sindaco Sergio Giordani. Ad esplorare infatti sarebbe stata l’ala della maggioranza esterna al Pd, che continua a cercare una figura civica da proporre come alternativa ad Andrea Micalizzi e Antonio Bressa, finora ritenuti gli unici due candidati possibili per i dem, senza però aver ancora ricevuto il “battesimo” da tutta la coalizione.
I CIVICI
Ma a bussare alla porta della rettrice è stato anche il centrodestra, pure lui alla ricerca di un civico da mettere in contrapposizione al leghista Roberto Marcato. Ad avvicinarla sarebbero stati alcuni esponenti moderati, ma lei ha declinato entrambi gli inviti: «No, io non c’entro niente con questa cosa – spiega –. Sono ancora rettrice dell’Università di Padova e il mio mandato scade a fine settembre del 2027, quindi farò la rettrice fino ad allora».
Nessuna tentazione di svestire l’ermellino per indossare la fascia tricolore prima del tempo quindi, nonostante il corteggiamento. La rettrice del Bo spegne quindi le voci che, ciclicamente, la vorrebbero come la candidata ideale per il post-Giordani. E nonostante ammetta le analogie tra i ruoli, chiude ad ogni possibilità: «Delle analogie sicuramente ci sono – continua Mapelli –. Sembrano due mestieri differenti, e in parte lo sono, però ricordiamoci che in entrambi i casi si amministra la cosa pubblica, una res publica, perché noi siamo rettori di un’università statale, quindi pubblica. E poi, come spiega molto bene De Toni nel suo libro, in entrambi i ruoli si cerca di affrontare la complessità. Il rettore guida l’università nella complessità, tenendo conto della tradizione. Ad esempio, nel nostro caso abbiamo un’università di 800 anni, ma per rimanere in auge così a lungo significa che, pur rispettando i valori del passato, bisogna essere sempre proiettati nel futuro e, in alcuni casi, riuscire ad anticiparlo».
IL MANDATO
C'è un’unica scadenza blindata quindi sul calendario della rettrice Mapelli: fine settembre 2027. Fino ad allora, la cattedra non si tocca. La porta per il post Giordani resta chiusa, ma la grammatica usata è quella di chi conosce bene la macchina amministrativa e le sue insidie. La rettrice resta al Bo, anche perché si vota tra meno di un anno e candidarsi significherebbe dimettersi. Prima di lei anche il suo predecessore Rosario Rizzuto, oggi presidente della Fondazione Cariparo, era stato corteggiato. Nessuno però era riuscito a sedurlo. Anche in quel caso era stato il centrosinistra (in quel caso invece i vertici del Pd) a provarci. Era il 2017, poi arrivò Sergio Giordani. Cinque anni dopo alla porta di Rizzuto bussa il centrodestra. Respinti pure loro. Un po’ più forte.