Dalla moschea all'integrazione, nei condomini bengalesi: «Non pagano le spese, esattori e case pignorate»
MESTRE (VENEZIA) - C'è anche un fronte immobiliare a raccontare della presenza della comunità bengalese a Mestre. Dopo il "caso moschea" e quello delle rimesse all'estero, con i 107 milioni che nel 2025 i bengalesi hanno mandato in patria (di gran lunga la somma più alta tra tutte le comunità straniere), la compravendita di immobili e il modo di vivere nei palazzi della città testimonia di come i bengalesi si siano inseriti nel tessuto cittadino.
Ne sono prova i condomini di corso del Popolo, dove negli anni la presenza bengalese si è consolidata, diventando dominante. Con casi, come quello di un palazzo dove su 24 appartamenti, solo 5 sono abitati da italiani.
A raccontare questo spaccato è un residente di via Gaspare Gozzi, proprio uno degli ultimi italiani che vive nel complesso condominiale che nel corso degli anni si è gradualmente svuotato di mestrini, diventando una polo residenziale per decine e decine di famiglie di cittadini originari del Bangladesh. La via è a due passi dalla stazione e da Corso del Popolo, a quattordici minuti di autobus da Fincanteri. «Non si sta cercando di estromettere nessuno, non è cattiva stampa - racconta - è un fatto oggettivo, una questione legata al lavoro, alle disponibilità economiche, alle vite di tutte queste persone. I bengalesi molto spesso non pagano le rette condominiali e gli affitti. Le morosità sono alte e quindi scattano i pignoramenti, i decreti ingiuntivi. In alcuni casi i debiti di un solo inquilino hanno superato i diecimila euro. In quel caso è stato assunto un agente di investigazione che li rincorre per il mondo che ha attraversato l'Europa».
«Molti - prosegue - sono lavoratori dell'azienda di costruzione, altri sono cuochi, lavapiatti, camerieri di ristoranti e hotel del centro storico, i classici stagionali. Loro, quando ci incrociamo per le scale, non si tirano indietro e spiegano la situazione senza mezzi termini. "Non abbiamo soldi", ce lo dicono, ma devono pur vivere. Due sono le cose che accadono. O non pagano, o pagano ma creano situazioni di occupazioni abusive, comprano l'immobile e poi lo subaffittano anche a decine di persone. Si stendono i materassi per terra e si rientra delle spese. Allora in quei casi ti capita di intercettare gruppi di dieci o venti bengalesi con le valige capienti che entrano nel condominio. O sono famiglie, o sono singoli lavoratori che altrimenti non potrebbero permettersi una casa da soli continua il testimone L'altro caso che si dà è il quello delle morosità, mancati pagamenti».
«Nel nostro condominio - racconta ancora - attualmente almeno dieci civici hanno degli insoluti che superano i tremila euro. Più della metà di tutti gli inquilini. Da noi le spese condominiali non hanno mai risentito di queste situazioni, ma può capitare altrove. Però ci sono state case pignorate, vendute all'asta, sfratti e recupero crediti. In un caso un inquilino bengalese che aveva un insoluto di oltre diecimila euro è stato trovato a Londra da un investigatore privato che era stato assunto dall'amministrazione condominiale conclude l'inquilino Il problema non è solo la lingua. Alcuni di loro non immaginano di dover pagare le tasse anche dopo aver comprato una casa, non sanno che non possono farla diventare un ostello abusivo. Certo, altre volte semplicemente non sanno le regole, non gli vengono spiegate o non sanno l'italiano. Non vengono quasi mai alle assemblee, sono sempre al lavoro. Noi italiani prendiamo le loro deleghe per cercare di raggiungere il quorum per gli interventi e per rappresentarli».
GLI AMMINISTRATORI
Una testimonianza che trova tutte le conferme ufficiali da parte degli amministratori di condominio. «In corso del Popolo gestiamo l'amministrazione di due condomini spiegano dallo studio Moro, di via Filiasi Fino a qualche anno fa i cittadini bengalesi erano solo affittuari, ora hanno cominciato a comprare. Le morosità sono alte ma spesso non pagano perché non sanno nemmeno che devono farlo. Nel corso degli anni abbiamo fatto almeno una decina di decreti ingiuntivi. Decreti che arrivano dopo le diffide, segnalazioni, solleciti. Alcuni pagano, rateizzano, altri invece sfuggono e si deve andare a recuperare in qualche modo continuano dallo studio Il problema è che si rischia di dover aumentare le spese per chi paga normalmente o, come capita molto spesso, non si eseguono le manutenzioni straordinarie perché i fondi non bastano. È capitato in Corso del Popolo: non abbiamo rifatto il tetto o non abbiamo tinteggiato. Non vengono alle assemblee condominiali, non si raggiunge il quorum e quindi di posticipano o si annullano i lavori. Non vogliamo escludere nessuno, ma è anche un problema a livello di comportamento. Le lamentele riguardo poi sporcizia, sovraffollamento, disturbo della quiete. Spesso manca il rispetto delle parti comuni».