Dal Mercosur all’Australia passando per l’India: le nuove rotte dell’agroalimentare made in Italy

Quota 100 miliardi. È questo il traguardo a cui punta nei prossimi cinque anni l'export agroalimentare made in Italy. Un settore che, nonostante pandemia, guerre e dazi, ha tenuto alta la bandiera. Nel 2025 ha segnato un risultato record con 73 miliardi di spedizioni in tutto il mondo. Il cibo (+6,3%) ha trainato la crescita dell'export totale nazionale, con farmaceutica e mezzi di trasporto.

Il primato

Il primo rapporto sulle politiche agroalimentari di "The European House Ambrosetti e Teha Group", ha rilevato come le risorse stanziate dal governo, anche per la promozione, abbiano centrato l'obiettivo. Il nostro Paese è numero uno al mondo per le spedizioni di pasta e passate di pomodoro, primo produttore e secondo esportatore di vino, leader Ue nella Dop economy che fattura 20,7 miliardi di euro.

In una situazione geopolitica complessa e segnata da incertezze, per garantire un futuro brillante alla produzione alimentare tricolore l'unica chance è allargare e diversificare i mercati. I recenti accordi siglati o in cantiere tra l'Ue e numerosi Paesi terzi sono un'opportunità unica per il made in Italy, brand vincente in tutto il mondo, soprattutto ora con l'ultima medaglia del riconoscimento Unesco della cucina italiana.

Eccellenze e criticità

Olio, vino, pasta, pomodoro, sono eccellenze, ma per alcuni settori, è il caso delle produzioni vinicole, le criticità ci sono. E non solo negli Usa, dove l'Unione italiana vini ha segnalato nei primi quattro mesi un calo del 15,4%, ma anche in Germania (-6,8%) e Regno Unito (-6,1%). A pesare più dei dazi il calo dei consumi (in Italia -18% in 20 anni, secondo i dati di Divulga).

Se si esplorano nuove destinazioni si può riguadagnare il terreno perso. Nel Mercosur l'Uiv ha calcolato un incremento del 36,4% (+17,8% il Brasile). L'India poi è tra le mete a cui si guarda con maggiore interesse. Nei primi cinque mesi di quest'anno le vendite italiane, secondo un report Coldiretti, hanno sfiorato 90 milioni con un balzo del 19% sul 2025. Per il vino le tariffe scenderanno progressivamente dal 150% al 20%.

Oggi di etichette italiane se ne vendono assai poche per un valore complessivo di 2,6 milioni, ma senza tariffe le prospettive sono destinate a cambiare, soprattutto per i vini di qualità perché le agevolazioni non scattano per le bottiglie a basso prezzo sotto i 2,5 euro. Spazi interessanti per l'olio e l'ortofrutta, prodotti tipici della dieta mediterranea.

Anche l'accordo di libero scambio Ue-Mercosur (circa 295 milioni di abitanti dei Paesi interessati, Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay, Bolivia) è di rilievo per l'Italia. Sempre secondo l'analisi Coldiretti, nei primi cinque mesi l'export è aumentato del 13%. La partita forte si gioca oltre che sul vino sulle Indicazioni geografiche: 57 quelle italiane protette.

Frontiere aperte

Frontiere aperte in Australia dove Bruxelles stima una crescita del 48% per i prodotti lattiero caseari: le tariffe saranno cancellate su formaggi, preparazioni a base di carne, vino e spumante, ortofrutta, cioccolato e dolci, mentre le importazioni saranno autorizzate per contingenti limitati.

Il ministro dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, ha promosso poi un business forum Italia-Asia centrale che ha coinvolto Uzbekistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Azerbaigian. Anche in Giappone l'Italia è messa bene: dall'entrata in vigore dell'intesa di libero scambio l'export Ue è salito di 267 milioni, «mentre il nostro Paese - ha affermato l'ad di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia - ha raggiunto un valore di 1,9 miliardi nel 2025 tra extravergine, formaggi Dop/Igp e vini di qualità». Il Paese del Sol Levante sta infatti gradualmente riducendo i dazi su vino, carne, latticini, pasta e cioccolato.

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