Dai saccheggi alla rivendita su Vinted e Ebay, la Francia convoca le piattaforme. E l’Italia?

Milano, 19 ottobre 2026 – Dopo i disordini, il governo francese chiede garanzie e interventi diretti ai portali di vendite online, comprese Amazon e Meta. Il rischio può riguardare anche il mercato italiano dopo gli incidenti e i saccheggi di Milano lo scorso weekend. Colpiti i brand Foot Locker, Levi’s, Under Armour, Decathlon e Perlier per un danno stimato di oltre 500mila euro. Il nodo è la possibile rivendita online del bottino.

Dalle vetrine infrante agli annunci sui marketplace, il rischio è che il bottino dei disordini trovi

rapidamente un secondo mercato sul web. In Francia la questione è diventata politica: il ministro

per il Digitale, Anne Le Henanff, ha convocato le principali piattaforme di vendita online e social

media, chiedendo di rimuovere gli annunci relativi a oggetti presumibilmente rubati durante le

violenze dello scorso fine settimana.

Secondo le autorità francesi, oltre 3.000 attività commerciali hanno subito danni, come svelato dal quotidiano parigino Le Figaro. Da domenica circolano sui social screenshot di inserzioni che mostrerebbero prodotti trafugati e rimessi in vendita online. «Gli oggetti rubati durante questo fine settimana vengono offerti in vendita su alcune piattaforme», denuncia Le Henanff. All’incontro sono stati invitati Vinted, Amazon, eBay, Leboncoin, Meta e TikTok, insieme alla Fevad, l’associazione francese del commercio online.

Vinted ed eBay sotto pressione politica

Vinted, contattata dall’agenzia Afp, ha dichiarato di applicare una politica di «tolleranza zero» e di

collaborare attivamente con le forze dell’ordine e le autorità francesi. eBay ha invece precisato di

«non essere in grado di confermare un aumento degli annunci potenzialmente collegati ai furti del fine settimana», sottolineando di utilizzare «strumenti tecnologici proattivi per individuare la vendita di beni rubati».

Bisogna ricordare che vi è una netta distinzione: gli screenshot e la presenza di inserzioni sospette non dimostrano, da soli, né la provenienza illecita degli articoli né un aumento statisticamente verificato delle vendite. Ma il caso mette sotto pressione i sistemi di controllo dei marketplace, soprattutto per categorie come abbigliamento, scarpe sportive e accessori, prodotti facilmente rivendibili e difficili da ricondurre al negozio di origine.

Milano, due giorni di saccheggi e danni

Il caso francese trova un parallelo da monitorare a Milano, dove i disordini del weekend hanno colpito diverse attività commerciali del centro città. Sabato 17 ottobre, durante il corteo «Italia in piazza» contro il caro-vita, gruppi di infiltrati si sono staccati dalla manifestazione, secondo le ricostruzioni pacifica, prendendo di mira le strade tra Duomo, corso Vittorio Emanuele II, piazza

dei Mercanti e San Babila. Tra gli esercizi saccheggiati figura il punto vendita Foot Locker di corso Vittorio Emanuele II. Il bilancio della giornata è stato di 72 persone fermate, 22 denunciate e 12 arrestate, cinque delle quali minorenni.

Domenica gli episodi si sono ripetuti, questa volta senza una manifestazione a fare da cornice. Poco prima delle 17 gruppi di giovani a volto coperto hanno preso di mira il centro, tra piazza Duomo e via Torino. In via Orefici sono state infrante le vetrine di Levi’s, Under Armour e della profumeria Perlier. Il Decathlon di piazza Castello è stato saccheggiato di abbigliamento, calzature e biciclette. Danneggiata anche una vetrina della Rinascente, mentre è stato assaltato il Carrefour di via Torino. Secondo la polizia, gli oltre 200 giovani fermati erano per circa l’80% minorenni.

Per Confcommercio Milano, i danni alle attività del centro relativi a sabato superano i 500mila

euro, considerando anche le perdite di incasso dovute alla chiusura anticipata dei negozi alle 17.

Una stima che fotografa l’impatto economico immediato, tra danni materiali e mancati ricavi, ma

non esaurisce necessariamente il costo complessivo dei saccheggi.

Il secondo mercato: la merce ricompare online?

Si verificherà anche in Italia quanto denunciato dal governo francese? Al momento non ci sono,

sulla base delle informazioni disponibili, elementi sufficienti per affermare che gli oggetti rubati nei

negozi milanesi siano già in vendita su Vinted o eBay. La coincidenza temporale tra saccheggi e

inserzioni, anche quando sospetta, non basta da sola a dimostrare la provenienza illecita della

merce. I brand oggetto di attacco vandalico finora non sono stati quelli dell’alta moda, le griffe italiane e internazionali di grido e dai prezzi elevati che potrebbero attrarre l’attenzione della “massa”. Ma sono finiti nel mirino di questi teppisti marchi più mass-market, quindi che spesso vengono identificati come “look da maranza”: meno costosi ma più di tendenza tra i giovanissimi perché più accessibili come acquisto rispetto all’haute couture che, invece, viene acquistata su questi portali o altri siti di acquisto ma in versione “fake”, finta ma di grande richiamo per giovanissimi e adolescenti. Il caso francese indica però cosa monitorare: un’eventuale comparsa, in un arco temporale ristretto, di numerosi articoli nuovi o con cartellino, venduti a prezzi anomali e riconducibili ai marchi dei negozi colpiti. Per arrivare a una verifica servirebbero controlli sugli annunci, confronti con i prodotti sottratti e segnalazioni circostanziate da parte dei commercianti o delle forze dell’ordine.