Da La bola negra a Wild Horse Nine, 10 film che sfideranno Odissea agli Oscar

Oltre alla Mostra del Cinema di Venezia, il mese scorso si è svolto anche il Toronto International Film Festival, vale a dire l'appuntamento che, ormai per tradizione, dà l'avvio ufficiale all'awards season americana: si tratta infatti di una vetrina prestigiosa per molti titoli che, nei mesi a venire, puntano a conquistare l'attenzione di critici, pubblico e appassionati, nonché dei membri dell'Academy. I festival di questo periodo forniscono indicazioni importantissime sulla corsa agli Oscar, competizione che quest'anno vede già un netto favorito: Odissea, il kolossal mitologico di Christopher Nolan che, dal suo esordio nelle sale lo scorso luglio, ha incassato la cifra record di un miliardo e settecento milioni di dollari, imponendosi come il maggiore fenomeno cinematografico del 2026. Un trionfo che si rifletterà anche sui prossimi Academy Award?

The Odyssey

Odissea: un'immagine di Matt Damon e Zendaya

È l'ipotesi al momento più probabile, con Nolan che punta a un clamoroso bis ad appena tre anni di distanza dalla pioggia di trofei per Oppenheimer, e in un'annata in cui il grande cinema americano porterà agli Oscar almeno un altro paio di imponenti blockbuster d'autore: L'ultima missione di Phil Lord e Christopher Miller, film sci-fi uscito a marzo e campione d'incassi, e l'imminente Dune - Parte tre di Denis Villeneuve, conclusione della saga di fantascienza tratta dai romanzi di Frank Herbert. Ma a sfidare questi tre 'colossi' ci saranno diverse opere che, da Sundance a Toronto passando per il Festival di Cannes, hanno conquistato gli elogi della critica e stanno cominciando a farsi apprezzare pure dagli spettatori; incluso un discreto numero di film internazionali (in lingua non inglese) con ottime chance di aggiudicarsi i favori dell'Academy.

Oscars

La statuetta degli Oscar

Partendo da The Invite e proseguendo in ordine cronologico in base alla distribuzione negli Stati Uniti, andiamo dunque ad analizzare dieci potenziali film da Oscar che, da qui ai prossimi mesi, potrebbero fare concorrenza a Odissea e L'ultima missione sia all'interno delle varie cinquine, sia nella sfida per le statuette dorate alla cerimonia in programma per il 14 marzo 2027.

The Invite

The Invite

The Invite: un'immagine di Penélope Cruz e Olivia Wilde

Presentato all'inizio dell'anno al Sundance Film Festival e uscito il 26 giugno in America, dove ha registrato oltre due milioni di spettatori, The Invite potrebbe diventare il "pezzo forte" del distributore indipendente A24 per gli Oscar 2027. Approdato anche nelle sale italiane il 16 settembre grazie ad I Wonder Pictures, The Invite è il remake del film spagnolo Sentimental e mette in scena, nell'arco di una movimentata serata, il confronto fra due coppie di vicini di casa di un'elegante zona residenziale di San Francisco, fra attrazioni incrociate, crisi di mezza età e possibili drammi coniugali. Olivia Wilde dirige con grande efficacia questo Kammerspiel in cui si intrecciano ironia e vetriolo, oltre ad interpretare il ruolo principale, e punta a una storica doppietta di candidature in qualità di regista e di attrice, in un cast in cui brillano anche due comprimari di lusso quali Edward Norton e Penélope Cruz.

Fjord

Sebastian Stan Fjord

Fjord: un'immagine di Sebastian Stan

Salito alla ribalta nel 2007 con 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni, allo scorso Festival di Cannes Cristian Mungiu ha ricevuto la seconda Palma d'Oro della propria carriera grazie a Fjord, dramma familiare ambientato in un villaggio norvegese in cui due coniugi, interpretati da Sebastian Stan e Renate Reinsve, devono fronteggiare l'accusa di aver commesso abusi ai danni dei loro figli. Dopo il passaggio al Festival di Toronto, Fjord è stato portato nelle sale americane il 9 ottobre da Neon, uno degli studios indipendenti di maggior peso nell'ambito del cinema internazionale, mentre in Italia arriverà il 19 novembre con BIM Distribuzione. E pur trattandosi di un film complesso (e potenzialmente divisivo), gli elogi raccolti fin qui inducono a scommettere che, a differenza delle precedenti opere di Mungiu, Fjord si ritaglierà un posto di primo piano nella corsa agli Oscar.

La bola negra

Bola Negra Javier Calvo Javier Ambrossi

La bola negra: Milo Quifes in un'immagine del film

È stato, forse ancor più di Fjord, il vero film-evento del Festival di Cannes 2026, dove è stato accolto da una standing ovation da record e ha vinto il premio per la miglior regia, mentre al Festival di Toronto ha conquistato addirittura il Premio del Pubblico, confermandosi così come il più temibile rivale di Odissea agli Oscar: parliamo de La bola negra, secondo lungometraggio della coppia di registi spagnoli Javier Calvo e Javier Ambrossi, con un cast che include interpreti emergenti, fra cui il cantautore Guitarricadelafuente, e due icone del calibro di Penélope Cruz e Glenn Close. Costruito su tre linee narrative parallele, ambientate a cavallo fra l'inizio degli anni Trenta, la Guerra Civile Spagnola e il ventunesimo secolo, La bola negra adopera come fil rouge una pièce incompiuta di Federico García Lorca, La piedra oscura, per intrecciare tre storie legate all'omosessualità dei personaggi e alle difficoltà nell'esprimere se stessi e la propria natura.

La Bola Negra Film

La bola negra: un'immagine di Guitarricadelafuente e Miguel Bernardeau

Netflix porterà La bola negra nei cinema americani dal 16 ottobre, con una finestra cinematografica da record (quarantasette giorni) prima del debutto sulla piattaforma, il 2 dicembre, a riprova della fiducia nelle sue chance in termini di premi: l'opera dei Los Javis non è solo favoritissima per l'Oscar come miglior film internazionale, ma potrebbe mettere a segno oltre una decina di nomination nelle varie categorie. L'appuntamento con il pubblico italiano, invece, è fissato per il 14 gennaio con la distribuzione di Movies Inspired.

You Can See Everything

You Can See Everything

You Can See Everything: Elizabeth Holmes in un'immagine del documentario

In termini di previsioni si tratta decisamente di un azzardo, perché per i documentari è pressoché impossibile riportare altre candidature al di fuori della loro specifica categoria: eppure, è difficile ignorare il fervido entusiasmo della critica americana verso You Can See Everything, diretto a quattro mani da Nathan Fielder e Lance Oppenheim (quest'ultimo regista pure dell'imminente Primetime, altro titolo con ambizioni da premio) e incentrato sulla controversa figura di Elizabeth Holmes, imprenditrice fraudolenta finita al centro di una clamorosa vicenda giudiziaria, già raccontata in TV nel 2022 dalla miniserie The Dropout, con Amanda Seyfried. In arrivo negli USA dal 16 ottobre grazie ad A24, You Can See Everything gode di un sostegno tale che, qualora intercettasse un ampio interesse del pubblico, potrebbe riuscire in un'impresa miracolosa: diventare il primo documentario in competizione agli Oscar pure come miglior film.

Possible Love

Possible Love

Possible Love: un'immagine del film

Ed è ancora Netflix che, nell'ambito dei film internazionali, schiera un altro candidato lodatissimo dalla critica, selezionato a rappresentare la Corea del Sud agli Oscar: si tratta di Possible Love, ritorno al cinema del grande regista Lee Chang-dong a ben otto anni di distanza dal precedente Burning. Fulcro dell'opera è il documentario che una regista decide di girare sulle vite di una famiglia operaia, introducendosi nelle dinamiche della coppia in un racconto in cui le questioni sociali si intrecciano con quelle private e sentimentali. L'apprezzamento per Possible Love si è concretizzato nella vittoria del Leone d'Argento alla Mostra di Venezia e negli applausi del Festival di Toronto, in attesa dell'uscita nelle sale americane il 23 ottobre e dell'approdo su Netflix (Italia inclusa) il 6 novembre.

Wild Horse Nine

Wild Horse Nine

Wild Horse Nine: un'immagine di John Malkovich e Sam Rockwell

E dai Festival di Venezia e Toronto è passato pure Wild Horse Nine, nuova commedia al vetriolo firmata da uno dei cineasti più acclamati d'Irlanda, Martin McDonagh: una storia ambientata sull'Isola di Pasqua alla vigilia del golpe cileno del 1973 e costruita attorno al rapporto fra due agenti della CIA, interpretati da John Malkovich e Sam Rockwell, alle prese con complotti, rimpianti e segreti del passato. Dopo la pioggia di elogi e di premi per Tre manifesti a Ebbing, Missouri e Gli spiriti dell'isola, McDonagh si prepara a tornare in competizione agli Oscar nelle categorie principali, con il veterano John Malkovich già ricompensato come miglior attore a Venezia e in procinto di aggiudicarsi la sua prima candidatura all'Oscar in qualità di protagonista. Wild Horse Nine uscirà il 5 novembre in Italia per Walt Disney e il 6 novembre negli USA per Searchlight Pictures.

Rocky sono io

I Play Rocky Anthony Ippolito

Rocky sono io: Anthony Ippolito nel ruolo di Sylvester Stallone

Esattamente cinquant'anni fa, Rocky entrava nell'immaginario collettivo rivelandosi uno dei film più popolari dell'epoca e arrivando fino alla consacrazione degli Oscar: a mezzo secolo di distanza, a rendergli omaggio è Rocky sono io, che rievoca la nascita del celebre film di John G. Avildsen. Diretto da Peter Farrelly, già autore da Oscar di Green Book, Rocky sono io non ha ricevuto riscontri unanimi da parte della critica, ma in compenso si è dimostrato un vero crowdpleaser al Festival di Toronto, tanto da essersi piazzato al secondo posto nelle preferenze del pubblico dietro a La bola negra, e potrebbe ritrovarsi in lizza agli Oscar insieme al suo protagonista, Anthony Ippolito, che presta il volto a Sylvester Stallone. Il film di Farrelly uscirà il 6 novembre negli USA per Amazon MGM Studio, mentre Eagle Pictures lo porterà nelle sale italiane dal 31 dicembre.

Elsinore

Elsinore

Elsinore: Andrew Scott nel ruolo di Ian Charleson

E a proposito della competizione come miglior attore, c'è un nome che di recente è balzato in cima ai pronostici: quello dell'irlandese Andrew Scott, che ha incantato e commosso gli spettatori al Festival di Toronto per il suo ritratto dell'attore scozzese Ian Charleson in Elsinore, film biografico diretto da Simon Stone. Elsinore ricostruisce le ultime settimane nella vita di Charleson, che nel 1989, benché debilitato dall'AIDS, decide di cimentarsi nel ruolo di Almeto in un allestimento del National Theatre, dando vita a una prova monumentale. Elsinore arriverà nei cinema americani il 20 novembre, distribuito da Neon, mentre Lucky Red (che ha co-prodotto il film) lo farà arrivare nelle sale italiane il 24 dicembre.

All'improvviso

All Of A Sudden

All'improvviso: un'immagine di Virginie Efira e Tao Okamoto

In quella che, agli Oscar, potrebbe rivelarsi un'altra edizione da incorniciare per il cinema internazionale, un ennesimo titolo proveniente dal Festival di Cannes punta a diverse candidature: si tratta di All'improvviso, firmato dal regista giapponese Ryusuke Hamaguchi, già vincitore dell'Oscar per lo splendido Drive My Car. Le due protagoniste del film, Virginie Efira e Tao Okamoto, hanno ricevuto il premio per l'interpretazione femminile a Cannes grazie ai ruoli della direttrice di un centro per anziani nella periferia di Parigi e di una regista teatrale: due personaggi al cuore di un film profondamente umanista che riprende gli elementi-chiave della poetica di Hamaguchi. L'entusiasmo della critica a Cannes e Toronto e il sostegno di Neon, che lo porterà negli USA dal 25 novembre, potrebbero spingere All'improvviso fino agli Oscar; in Italia invece, dove sarà distribuito da Teodora e Tucker Film, per vederlo dovremo aspettare il 2027.

The Debut

The Debut

The Debut: un'immagine di Paul Giamatti e Julianne Moore

E chiudiamo con un film accolto molto positivamente dalla critica e che, dopo il passaggio al Festival di Toronto, sarà portato nei cinema americani dall'11 dicembre da A24, che punterà a renderlo uno dei suoi concorrenti di punta di quest'anno: The Debut, nuova prova dietro la macchina da presa di Jesse Eisenberg a due anni da A Real Pain. Una pellicola che ha raccolto lodi a profusione per Julianne Moore, lanciatissima verso un secondo Oscar come miglior attrice per la sua travolgente interpretazione nei panni di una timida casalinga del New Jersey che si lascia tentare dal richiamo del palcoscenico, facendosi ingaggiare nel cast di un musical e immergendosi sempre più a fondo nel proprio ruolo. E nel caso di un buon responso da parte del pubblico, Julianne Moore e il suo comprimario Paul Giamatti potrebbero trainare The Debut alla prossima edizione degli Oscar anche nelle categorie principali.