Da Beko fino a Electrolux, lo straniero fa disastri nelle Marche. E ad Ascoli arrivano gli svedesi

Fabrianese epicentro della crisi, la fuga dei grandi gruppi. E lo shopping non finisce: il colosso Hexpol rileva la Vipa

Da Beko fino a Electrolux, lo straniero fa disastri. E ad Ascoli arrivano gli svedesi
Da Beko fino a Electrolux, lo straniero fa disastri. E ad Ascoli arrivano gli svedesi

di Giovanni De Franceschi

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mercoledì 9 settembre 2026, 02:35 - Ultimo aggiornamento: 11:58

ANCONA Trappola dello sviluppo, così la chiamano gli economisti. Ci finisce un territorio che resta impantanato nelle sabbie mobili dopo una lunga fase di sviluppo. E quando nella trappola si inseriscono anche le grandi multinazionali straniere, pronte a spolpare di competenze e clienti le nostre aziende per lasciare macerie sul campo il disastro è annunciato. Ne sanno qualcosa nel Fabrianese, ex locomotiva industriale delle Marche. Che ora si ritrova Beko da una parte, Electrolux dall’altra. In totale parliamo di 531 posti di lavoro che rischiano di andare in fumo. E in parte lo sono già andati.

 

L’ex locomotiva

Cosa accomuna queste due grandi crisi? La dinamica con cui si è arrivati ai piani di lacrime e sangue. Beko, oggi terzo brand europeo di elettrodomestici che fa capo al gruppo turco Arcelik, entra in gioco nel 2024. Acquisisce dalla Whirlpool tutto ciò che era il mondo della Indesit di Vittorio Merloni. Due stabilimenti produttivi (Melano e Comunanza) e uno di sviluppo e ricerca (Fabriano). Tempo un anno e inizia a minacciare chiusure e licenziamenti di massa. Ad aprile 2025 l’accordo con il Mimit: previsti 66 esuberi per lo stabilimento di Melano, 206 per quello di Fabriano e 89 a Comunanza. Oltre a un pacchetto di investimenti da 77 milioni. Sedici mesi dopo, di investimenti se ne sono visti una minima parte, mentre solo a Melano gli esuberi sono arrivati a 96 (con altre 30 uscite concordate extra). E nonostante questo la cassa integrazione continua: tanto che è previsto uno stop totale dal 23 al 30 settembre. E pure a Comunanza nonostante gli 89 esuberi la cassa integrazione è tornata sui livelli del 2025: ad agosto si è lavorato solo un giorno. Mentre la produzione viene sempre più spostata verso Paesi a basso costo. Ieri protesta dei lavoratori. Per Palazzo Raffaello erano presenti gli assessori Giacomo Bugaro e Tiziano Consoli, da Roma è arrivata la segretaria nazionale dem Elly Schlein e hanno portato la propria solidarietà diversi esponenti politici di centrodestra e centrosinistra. Il 1° ottobre nuovo summit al Mimit con Regione e sindacati. Governo e Palazzo Raffaello pretendono il rispetto degli impegni presi, visto che il taglio dei lavoratori c’è già stato. Anche la vicenda Electrolux è iniziata sulle ceneri di quella che era un’altra eccellenza marchigiana, la Best, specializzata in cappe da cucina. La multinazionale svedese subentra nel 2017 al fondo inglese Melrose nello stabilimento di Cerreto d’Esi «per sviluppare un’offerta completa di soluzioni di cottura integrate e sostenere ulteriormente la crescita proficua a lungo termine». Questi i presupposti dell’epoca. Oggi la società vuole chiudere i battenti e mandare a casa 170 lavoratori.

Gli svedesi

Lo ha ribadito anche negli ultimi incontri tecnici con i sindacati del 4 e 5 settembre. Sembra per puntare forte sulla Polonia: acquisite le competenze italiane, non resta che abbassare i costi di produzione. Ieri il ministro delle Imprese e del Made in Italy ha organizzato un summit con i governatori delle regioni interessate dal piano lacrime e sangue del colosso: oltre alle Marche, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. «Ribadiamo con chiarezza la volontà di preservare gli stabilimenti e l’occupazione e pretendiamo dall’azienda un piano di rilancio credibile- ha spiegato Urso dopo il summit - come previsto, riuniremo il tavolo nazionale dopo il Consiglio Competitività del 24 settembre. Noi non molliamo». Gli ha fatto eco il governatore Acquaroli: «Abbiamo condiviso una strategia chiara per fare muro. Serve un nuovo piano credibile e lotteremo, con il Governo, per tutelare il lavoro e l'occupazione». La partita è tutta in salita. E mentre è difficile vedere una soluzione, continua lo shopping svedese nelle Marche. La Hexpol, con un fatturato da 1,7 miliardi e 5mila dipendenti nel mondo, sbarca nel Piceno. Il gruppo scandinavo ha rilevato Vipa, azienda ascolana specializzata nella produzione di compound termoplastici con 80 dipendenti e 76 milioni di fatturato.

Lo shopping continua

Vipa porta in dote agli svedesi una posizione consolidata nel comparto dei cavi e dei fili, competenze specialistiche sui materiali e un’esposizione a mercati destinati a crescere nel lungo periodo, come quelli legati all’elettrificazione e ai data center. In sostanza più competenze e nuovi clienti. Sembra una storia già vista dalle parti di Fabriano e Cerreto d’Esi, vero? Speriamo che il finale sia diverso. Intanto bisogna trovare il modo di uscire dalla trappola, perché nel frattempo ci sono anche altre 21 piccole aziende che hanno già licenziato o vogliono licenziare solo quest’anno 285 persone nelle Marche. Il punto è: come se ne esce?

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