Cura, il nuovo album di Tony Boy, arriva solo in vinile

C’è un concetto di “comunità” che mi sembra essere la parte fondamentale di un certo genere, ai cui crismi risponde anche Tony Boy. Per questo mi viene da sorridere quando, sempre con un’indignazione non argomentata e fuori da ogni possibile logica, si deride o ci si stupisce per le numerose maglie “Free Tony” che spopolano sui social quando qualcuno di questi nuovi rapper viene arrestato. Così, invece di provare a risalire la china e capire da dove nasca questo senso di appartenenza, ci si spaventa davanti a una situazione che oggi sembra dilagare come una pandemia, anziché essere relegata a qualche caso sporadico.

In questi momenti, dunque, credo che la speranza di chiunque sia quella, in qualche modo, di schermarsi dall’esterno e abbracciare quella che all’inizio chiamavamo comunità. Una comunità può avere come legame diverse cose, cose in cui da fuori si può credere o meno: mi viene in mente Nipsey Hussle e il suo «value over volume», nella famosa storia in cui vendette mille copie fisiche del suo mixtape a cento euro l’una per vedere l’impatto reale della sua comunità sulla sua musica. Si dice che Jay-Z ne comprò 100.

Ma di casi simili, molto spesso legati più al funzionamento della musica in streaming, ne esistono a decine: in Italia Bassi Maestro ha aperto un’etichetta di soli 7’’, Phra ha creato un disco che non ha distribuito digitalmente, così che durasse più «di una fotografia», fino ad arrivare allo steam play di Kanye West.

La copertina di Cura

La copertina di Cura

Nella mattinata di oggi mi è arrivato un comunicato stampa che raccontava di come «Cura», il nuovo album di Tony Boy, sarebbe uscito solo in vinile. Il 6 novembre, dunque, il secondo album di quest’anno del rapper padovano non verrà pubblicato, almeno per adesso, sulle piattaforme sulle quali ormai siamo abituati ad ascoltare la musica, ma sarà disponibile solo per l’acquisto.

Nel suddetto comunicato non ci sono vere e proprie motivazioni, se non accennate: si parla in generale di una sorta di lentezza richiesta, un po’ per la musica in generale, un po’ per l’artista, che finalmente potrà prendersi cura di sé stesso, così come la musica può essere una forma di cura per sé.

Per chi non lo sapesse, brevemente, di recente Tony Boy è stato coinvolto in un’affaire giudiziario, parte del quale è finito in diretta su TikTok. Questi problemi hanno portato in molti, spesso con il linguaggio aggressivo dei social, a chiedere conto dello stato di salute dell’artista.

La cosa interessante del fenomeno musicale di Tony Boy, però, è proprio che l’artista è uno di quei rapper che ha una figura e un’immagine pubblica quasi totemica. In un’epoca di flex e di rap sempre più edonista, Tony racconta in musica e, purtroppo, talvolta mostra sui social una fragilità che è ciò che permette a una generazione che, come spesso accade quando si è giovanissimi, si sente poco rappresentata e ancor meno compresa, di immedesimarsi in un dolore che non è solo nei testi, ma anche nella modulazione della voce e nelle parole all’interno dei brani.

In un momento in cui Tony sembra dunque aver bisogno della propria comunità, di non essere attaccato dall’esterno ma di avere un fortino che lo comprenda e con il quale possa confidarsi, ecco che arriva «Cura» in una modalità che, se andrà bene, magari avrà anche dei benefici per l’industria musicale, ma che si spera, prima di tutto, possa avere dei benefici soprattutto per la dimensione di Tony.