Crisi Electrolux, tutti in ferie forzate: la fabbrica chiude una settimana
Solaro, fallito il tentativo di accordo tra azienda e sindacati sulla gestione del calo di lavoro, si va verso lo scontro

Unico spiraglio di speranza: la direzione aziendale del colosso svedese degli elettrodomestici ha aperto alla possibilità di modificare parzialmente il piano industriale originario che prevedeva 1.719 esuberi

Ricevi le notizie de Il Giorno su Google
Solaro – Nessun accordo sull’uso delle ferie per bilanciare il calo di produzione, sindacati sul piede di guerra all’Electrolux di Solaro, mentre a Roma si è chiuso con timidi segnali di apertura il terzo round della vertenza nazionale sul futuro italiano del colosso degli elettrodomestici. Lunedì mattina a Solaro è fallito il tentativo di accordo tra azienda e sindacati sulla gestione del calo di lavoro per la fabbrica di lavastoviglie di corso Europa, si va verso lo scontro. La prossima settimana la fabbrica chiuderà, mettendo in ferie forzate i dipendenti. Mentre a livello nazionale resta aperta la questione del maxi piano di tagli al personale con i 1.719 esuberi annunciati e una alternativa da presentare al Ministero entro il prossimo 5 agosto, a Solaro ora lo scontro è proprio sulla consumazione delle ferie per far fronte alla riduzione dei volumi.

Corteo Electrolux
La presa di posizione dei sindacati
“Nell’incontro odierno abbiamo definitivamente preso atto dell’indisponibilità della direzione aziendale ad avviare un esame congiunto circa il calo di lavoro in corso a Solaro e i relativi strumenti per affrontarlo. Riteniamo che le ferie non siano lo strumento corretto da utilizzare e giudichiamo grave la decisione unilaterale dell’azienda di non applicare correttamente il Ccnl e il contratto integrativo aziendale”, dicono Fim, Fiom e Uilm. “È del tutto inaccettabile che, mentre siamo a Roma convocati al tavolo ministeriale, l’azienda decida unilateralmente di svuotare lo stabilimento senza rispettare il Ccnl. Le ferie dei lavoratori devono essere finalizzate al recupero psicofisico e non utilizzate impropriamente come ammortizzatore sociale per gestire le oscillazioni del mercato”. Di qui l’annuncio di iniziative di mobilitazione sindacale. “Le Rsu unitamente alle organizzazioni sindacali provinciali metteranno in atto le opportune iniziative nelle prossime giornate”, si conclude la nota di Fim, Fiom e Uilm.
Il “timido passo avanti” a Roma
Ieri pomeriggio a Roma è stato registrato quello che i sindacati definiscono “un timido passo avanti, ma ancora del tutto insufficiente e vincolato a condizioni esterne di difficile realizzazione”. La direzione aziendale del colosso svedese degli elettrodomestici ha aperto alla possibilità di modificare parzialmente il piano industriale originario (quello dei 1719 esuberi), ma a patto di ottenere un deciso recupero di competitività su tre fronti specifici: il costo dell’energia, la produttività del lavoro e la modifica della tassa europea sul carbonio alla frontiera. Nello specifico per Solaro, per compensare la perdita di circa 100mila macchine destinate al mercato nordamericano, la direzione punta sull’ambizioso traguardo di 700mila pezzi annui grazie alla crescita dei volumi europei. “Come sindacato giudichiamo insufficienti i passi fatti da Electrolux”, spiegano in una nota congiunta Fim, Fiom e Uilm, puntando il dito sia contro “le mancate risposte su Cerreto” sia contro “le aperture solo parziali negli altri stabilimenti, che non escludono del tutto le delocalizzazioni, essenzialmente dirette verso la Polonia, la Cina e la Thailandia”.
© Riproduzione riservata