Crans Montana, si gioca a calcio per Chiara Costanzo. Il padre: "Non seguo il processo per il dolore, ma così mi sento ancora il suo papà"

Sugli spalti anche Francesca, l’ultima dei dodici feriti italiani a fare ritorno a casa dopo un lungo ricovero e 50 interventi chirurgici al Niguarda di Milano
Il calcio è sceso in campo a Milano per ricordare Chiara Costanzo, la sedicenne scomparsa nella tragedia di Crans Montana. Tante squadre giovanili - in prima fila Inter, Atalanta, Genoa, Como e Alcione - hanno preso parte al torneo benefico pensato per sostenere la Fondazione intitolata alla ragazza e raccogliere fondi destinati alle "borse dei sogni", progetti rivolti a giovani di talento con difficoltà economiche. A spiegare lo spirito dell'iniziativa a La Stampa è il papà di Chiara, Andrea Costanzo: "Per noi la Fondazione Chiara Costanzo è un modo per dare una direzione a tutto quell’amore che avevamo e che non riusciva più a trovare la destinazione. Mi fa star bene parlare di lei al futuro, mi fa sentire ancora suo papà". Il progetto punta a entrare nel vivo già dalle prossime settimane grazie a uno strumento sviluppato con il mondo dell'università: "A settembre inauguriamo la piattaforma per raccogliere le candidature. L’abbiamo messa a punto insieme al Politecnico di Milano. Avremo degli ambasciatori incaricati di portare il nostro messaggio ai ragazzi che hanno talento, merito, impegno, coraggio e dedizione. Ma non le possibilità economiche. Vogliamo accompagnarli, prenderli per mano e portarli fino al traguardo".
Il processo di Cras Montana
Mentre la giustizia fa il suo corso e prosegue l'inchiesta sull'incendio del locale Le Constellation che vede indagati i proprietari, la famiglia di Chiara preferisce concentrarsi unicamente sulla memoria della figlia: "Abbiamo dei legali, a cui ci siamo affidati e confidiamo nel processo. Ma non seguiamo da vicino gli sviluppi e le ultime notizie vicenda. Pensare all’accaduto per noi è ancora troppo doloroso. Confesso di essere in difficoltà anche se passa un servizio al telegiornale". Sugli spalti, accanto ad amici e famiglie, c'era anche Francesca, tornata a casa da poco dopo sette mesi di ricovero e ben 50 interventi chirurgici al Niguarda.
Il fratellino di Chiara Costanzo
Il legame tra la società e la famiglia Costanzo è fortissimo, come ha ricordato il presidente dell'Alcione Giulio Gallazzi: "Il fratellino di Chiara è un nostro piccolo atleta nell'under 11 e sta partecipando oggi al torneo, un cugino gioca nella under 17. Dopo la tragedia ci siamo chiesti che fare per essere vicino alla famiglia e ai ragazzi. Soprattutto nel cammino più difficile, il dolore che arriva dopo la tragedia. Il nostro club è nato nel 1952 per raccogliere i ragazzi della strada in una zona devastata dai bombardamenti. Qui si fa un calcio semplice, di passione e di comunità. Questo torneo è un buon modo per sostenere la Fondazione dedicata a Chiara. Insieme ne troveremo alti per trasformare il dolore in sogni da realizzare".