Cosa vuol dire iniziare a correre bene, un passo alla volta
Un paio di scarpe, una strada davanti e la sensazione di poter iniziare in qualsiasi momento. Il fascino della corsa risiede nella sua immediatezza. Non necessita di una palestra, non impone orari e restituisce quasi subito la sensazione di essersi davvero mossi. Eppure, proprio questa accessibilità può diventare il suo limite. Perché correre è semplice, ma imparare a farlo bene lo è molto meno.
Perché allenare la forza è il più grande investimento che si possa fare sul futuro
Non solo code, le idee di acconciatura più belle per allenarsi
Cinque buoni motivi per allenarsi facendo spinning
Soprattutto quando si parte da zero o si torna dopo una lunga pausa, la tentazione è quella di misurare i progressi attraverso chilometri, minuti e velocità. Il corpo, però, segue un’altra logica. Ha bisogno di adattarsi progressivamente al gesto, all'impatto ripetuto e allo sforzo.
Iniziare camminando
Può sembrare un controsenso, ma uno dei modi più sensati per cominciare a correre è non correre per tutto il tempo. Alternare corsa e camminata permette di avvicinarsi gradualmente allo sforzo e, soprattutto, di imparare a riconoscere le proprie sensazioni senza trasformare la prima uscita in una sfida.
“Per chi inizia da zero è fondamentale alternare brevi tratti di corsa tranquilla alla camminata”, spiega il personal trainer Christian Boceda. Una prima sessione può essere sorprendentemente breve: "Cinque minuti di camminata, poi un minuto di corsa e due di camminata, ripetuti tre volte, con altri cinque minuti di camminata finale”. Circa venti minuti complessivi sono già sufficienti. La priorità, sottolinea il trainer, è “trovare uno sforzo gestibile e recuperare bene prima dell’uscita successiva”.
Quanto correre davvero
Anche la frequenza non deve necessariamente essere elevata. Per chi comincia, Boceda suggerisce idealmente di non superare “una o due uscite settimanali, brevi, tranquille e in giorni ben distanziati”, modulandole in base alla preparazione individuale, agli altri allenamenti, al sonno e allo stile di vita.
La corsa, insomma, non dovrebbe rappresentare l'allenamento nella sua interezza. Nei giorni intermedi possono trovare spazio la tonificazione, le camminate e il lavoro sulla mobilità. Una strategia particolarmente interessante per chi tende a percepire le gambe gonfie o pesanti, perché Boceda suggerisce di affiancare alla corsa routine dedicate alla circolazione.

Il ritmo giusto è quello che permette di parlare
Prima di consultare i dati dello smartwatch, può essere utile ascoltare il respiro. Il cosiddetto talk test offre un'indicazione intuitiva dell'intensità: durante una corsa tranquilla si dovrebbe riuscire a parlare pronunciando frasi complete. “Se si riescono a dire soltanto poche parole prima di riprendere fiato, lo sforzo è già elevato”, spiega Boceda.
Non serve quindi inseguire immediatamente un passo più veloce. L'intensità può aumentare quando lo stesso allenamento comincia a risultare più semplice per diverse uscite consecutive e non lascia dolori persistenti o una sensazione crescente di affaticamento. Anche allora, il principio rimane quello della gradualità: modificare una variabile alla volta.
Prima di correre, preparare il corpo
I primi minuti dell'allenamento non sono un dettaglio. Boceda consiglia di iniziare con cinque minuti di camminata progressiva e proseguire con la mobilità delle caviglie, sollevamenti controllati sulle punte e leggere oscillazioni delle gambe. Tutto senza dolore e senza forzare il movimento.
Piedi, caviglie e polpacci meritano un'attenzione particolare non soltanto per il gesto atletico. L'attivazione dei polpacci contribuisce infatti al ritorno venoso, favorendo la risalita del sangue dalle gambe al cuore.

I vantaggi della corsa e il rischio di voler fare troppo
Il grande punto di forza della corsa rimane la sua immediatezza. È un'attività facile da inserire nella quotidianità, adattabile al proprio tempo e capace di convivere con altre forme di allenamento. Ma la stessa immediatezza può incoraggiare un errore piuttosto comune: pensare che, se qualche chilometro fa bene, molti chilometri facciano necessariamente meglio.
"L’errore più comune è voler recuperare subito il tempo perso, tornando ai ritmi e alle distanze precedenti”, osserva Boceda a proposito di chi riprende dopo una pausa. Aumentare contemporaneamente frequenza e durata, trascurando sonno e recupero, può rendere il programma difficile da sostenere. E il dolore non dovrebbe essere interpretato come una normale conseguenza dell’allenamento; se aumenta durante la corsa o modifica il modo di muoversi, il consiglio è di interrompere e richiedere una valutazione.
Harper's Bazaar Beauty List


