Cosa è la grazia e quante ne ha concesse Mattarella: da inizio presidenza 80 provvedimenti di clemenza individuale. Alcuni dei casi più noti
Sono 80 i provvedimenti di clemenza individuale adottati da Sergio Mattarella dall'inizio della sua presidenza, il 3 febbraio 2015: erano 77 fino al 4 giugno 2026, alle quali si aggiungo le 3 del 7 ottobre.
Il numero comprende i due mandati del Presidente della Repubblica: 35 provvedimenti nel primo, 45 nel secondo. Nel totale rientrano 80 provvedimenti di grazia e una commutazione della pena, cioè la sostituzione di una pena con un'altra. Le grazie possono inoltre essere totali o parziali e possono riguardare anche pene pecuniarie o pene accessorie.
I casi più noti
Tra i casi pubblicamente documentati ci sono alcuni episodi che hanno avuto una particolare rilevanza. Nel dicembre 2015 Mattarella concesse la grazia a Massimo Romani, condannato in Thailandia per traffico di droga, e a Betnie Medero e Robert Seldon Lady, condannati in Italia nell'ambito del sequestro dell'ex imam di Milano Abu Omar.
Nel febbraio 2017 arrivò una grazia parziale per Sabrina De Sousa, condannata per il caso Abu Omar: la pena fu ridotta di un anno. Nel febbraio 2019 furono concessi provvedimenti a Franco Antonio Dri, Giancarlo Vergelli e Vitangelo Bini, condannati per avere ucciso familiari gravemente malati. Nello stesso anno, ad aprile, Mattarella concesse la grazia a Domenico D'Antuono, considerando le sue gravi e irreversibili condizioni di salute.
Nel settembre 2025 sono stati resi pubblici quattro provvedimenti, tra cui quello per Gabriele Finotello, condannato per l'omicidio del padre in un contesto di ripetute violenze familiari. A dicembre 2025 il Quirinale ha annunciato cinque nuovi provvedimenti. Tra i beneficiari c'era Franco Cioni, condannato per l'omicidio della moglie malata terminale: Mattarella ha estinto la parte di pena ancora da scontare.
Nel 2026 è stata inoltre resa pubblica la grazia concessa a Nicole Minetti.
Che cos'è la grazia
Il potere di concedere la grazia è attribuito al Presidente della Repubblica dall'articolo 87 della Costituzione, secondo cui il Capo dello Stato «può concedere grazia e commutare le pene». È un potere individuale: riguarda una determinata persona che è stata condannata con sentenza definitiva. Non è quindi una misura generale applicabile a tutti coloro che si trovano in una determinata situazione.
La grazia può eliminare tutta o una parte della pena ancora da scontare. Può riguardare una pena detentiva, una pena pecuniaria oppure, quando previsto dal decreto, una pena accessoria. La grazia non cancella la condanna. Il Presidente non dichiara innocente il condannato e non riscrive la sentenza: interviene sulla pena.
Chi decide
La procedura parte dal ministero della Giustizia, ma la decisione finale appartiene al Presidente della Repubblica. La domanda può essere presentata dal condannato, da un prossimo congiunto, dal convivente, dal tutore o curatore oppure dal difensore. La richiesta viene istruita attraverso gli uffici competenti e vengono acquisiti gli elementi necessari a valutare il caso.
La grazia può anche essere concessa d'ufficio, quindi senza una richiesta presentata direttamente dall'interessato.
Il ministro della Giustizia svolge la fase istruttoria e trasmette la documentazione al Quirinale con il proprio parere. Il potere di concedere la grazia, però, è del Presidente.
La questione è stata chiarita dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 200 del 2006, che ha qualificato la grazia come un potere sostanzialmente presidenziale, mentre al ministro spettano le attività istruttorie.
Perché viene concessa
La grazia non è una procedura automatica e non esiste un elenco rigido di reati per i quali può essere concessa. Nella valutazione possono assumere rilievo circostanze eccezionali e particolari esigenze umanitarie, comprese le condizioni di salute, l'età, il comportamento tenuto durante la detenzione, il percorso di reinserimento sociale, le condizioni familiari e le specifiche circostanze nelle quali è stato commesso il reato.
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