Corteo e scontri in stazione: i quattro anarchici arrestati non fanno parte dell'ala padovana

PADOVA - Nella città del Santo l’ala anarchica ha un nome. Si chiama “Piovego.vernoladro” ed è anche un richiamo alla satira. Ma le battute o i giochi di parola finiscono qui. Quella padovana – a differenza di quanto succede in altre città del Veneto e non solo – è una galassia a se stante, difficile da prevedere perché con le canoniche frange della contestazione ha poco a che spartire: nemmeno ci parlano. E poi ha un sistema osmotico e poco controllabile. 
Un esempio: i quattro ragazzi anarchici arrestati sabato sera dalla Digos e dalla squadra mobile della Questura padovana sono tutti incensurati e nessuno di loro fa (almeno ufficialmente) parte di chi si riconosce sotto le insegne di “Piovego.vernoladro”. Un raggruppamento nato alcuni anni fa, nell’epoca del Covid, e che agisce per proprio conto. Non c’è una sede ufficiale ma le riunioni cambiano sala più o meno sempre. Lo alimenta uno zoccolo duro di una cinquantina di persone ma ogni anno, a inizio università, si vedono aumentare le iscrizioni, che poi pian piano si perdono per strada.
Il rapporto con l’antagonismo cittadino? Nullo. “Piovego.vernoladro” si unisce alle manifestazioni che già sono indette e poi lì agisce: ad unirli, occasionalmente, l’ombrello ProPal. Come accaduto il 3 ottobre 2025 all’Interporto di Padova quando, al termine della manifestazione contro Israele, un manipolo di anarchici aveva bloccato l’uscita di alcuni camion da una ditta della zona industriale, venendo identificati e denunciati.

Le indagini

Intanto proseguono le indagini dopo gli scontri di venerdì sera. Gli agenti della Digos stanno lavorando sulle immagini e i video registrati, per concentrarsi sui volti di chi ha provato a sfondare il cordone in piazzale stazione, ma anche per riconoscere i gruppi di estrema destra che hanno provato a provocare i manifestanti, prendendoli di mira verbalmente.
La firma sulla guerriglia urbana di sabato pomeriggio per adesso però è solo anarchica. I quattro arrestati, finiti ai domiciliari subito dopo i cinque getti d’idrante che hanno spezzato la prima linea del corteo, hanno ora un nome e un profilo politico ben delineato. Si tratta di un 18enne di Camposampiero, un 19enne di Monselice, una 28enne residente a Vicenza e un 30enne padovano. Tutti orbita anarchica, tutti accusati a vario titolo di resistenza aggravata e di aver tentato la spallata decisiva per occupare i binari e bloccare il traffico ferroviario. Oggi i quattro compariranno davanti al Giudice per le indagini preliminari (Gip) per l’udienza di convalida.

Lo scontro politico

Gli scontri sono però poi diventati anche argomento politico. Se i militanti di Coalizione Civica hanno definito «esagerata la militarizzazione della città dalla mattina, quando in strada sono scese famiglie con bambini», Forza Italia ha rievocato gli anni di piombo: «Padova conosce il prezzo di questa logica. Ha attraversato stagioni di violenza rossa e nera, di pestaggi e di sangue, ciascuna giustificata dai suoi protagonisti con la propria ideologia – evidenzia il segretario cittadino di Forza Italia, Giampiero Avruscio –. Non dimentichiamo i pestaggi dei professori universitari, gli espropri proletari, il 28 politico. Per questo dare agibilità politica a chi pratica questi atti, o giustificarli, vorrebbe dire non aver capito nulla della storia di Padova, o forse volerla ripercorrere. Chi ha responsabilità politica pubbliche deve condannare senza ambiguità e senza distinguo».