Corpi fuori traccia, a Bologna la mostra dedicata a Jacopo Camagni

Nell’ambito della 24ª edizione di Gender Bender, un’esposizione ripercorre quasi trent’anni di lavoro del fumettista prematuramente scomparso il 1° marzo scorso. Dall’illustrazione per la scena notturna bolognese alle grandi serie Marvel, dalle autoproduzioni all’attivismo LGBTQIA+ e antifascista. Dal 28 ottobre al 30 novembre a Senape Vivaio Urbano

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Bologna rende omaggio a Jacopo Camagni con Corpi Fuori Traccia, la prima mostra dedicata all’illustratore, fumettista e attivista queer dopo la sua prematura scomparsa, avvenuta il 1° marzo 2026. L’esposizione inaugura mercoledì 28 ottobre alle ore 19.30 a Senape Vivaio Urbano e resta aperta al pubblico fino al 30 novembre 2026. Il progetto è presentato nell’ambito della 24ª edizione di Gender Bender, il festival internazionale prodotto da Il Cassero LGBTQIA+ Center e diretto da Mauro Meneghelli, in programma a Bologna dal 29 ottobre al 7 novembre 2026. La mostra nasce dal desiderio di raccontare un percorso artistico che non può essere ricondotto soltanto alla bibliografia professionale o al successo internazionale: per Camagni il disegno è stato, lungo tutta la vita, uno strumento per affermare la propria identità, prendere posizione e cambiare lo sguardo sui corpi, a partire dalla loro irriducibile unicità. 

La mostra

Corpi Fuori Traccia mette in relazione l’opera dell’artista e la persona che l’ha prodotta. Dai primi disegni fino alla maturità professionale, dalle tavole per il fumetto mainstream ai lavori personali e militanti, la mostra segue l’evoluzione di un segno che cambia insieme a chi lo traccia. Il punto di partenza è la Bologna dei primi anni Duemila: i poster, i volantini della nightlife, le comunità di artisti online, le passioni per l’animazione e la musica. È qui che il disegno si intreccia alla scoperta dell’identità queer, diventando uno spazio in cui cercarsi, immaginarsi e dare forma a desideri e soggettività prima ancora che possano trovare pieno spazio nella vita quotidiana. In quei primi lavori sono già presenti i temi che torneranno costantemente nell’opera di Camagni: la rappresentazione della fisicità, il desiderio, la ricerca di forme in cui riconoscersi. Il suo è stato uno dei primi sguardi in Italia ad accogliere estetiche diffuse nell’editoria statunitense e asiatica, come il boys’ love, per poi intrecciarle con la cultura underground, l’estetica queer, il confronto punk con il fumetto storico italiano e le realtà alternative.

La carriera di Jacopo Camagni

Nato a Bologna il 21 dicembre 1977, Jacopo Camagni esordisce nel 1998 su Mondo Naif, rivista dei Kappa Boys, e collabora nel 2003 a Lupin III Millennium, progetto ufficiale supervisionato da Monkey Punch. Nel 2008 vince il ChesterQuest, talent search Marvel al New York Comic Con, e inizia una lunga collaborazione con la casa editrice statunitense, lavorando su testate quali Longshot, S.W.O.R.D., Captain Marvel, X-Men Red, Uncanny X-Men, Star Wars Kanan, Deadpool, Marvel Voices, Scarlet Witch e Generation X-23. Le tavole destinate al grande pubblico non rappresentano per Camagni una parentesi separata dalla sua ricerca personale. Dentro l’universo dei supereroi, il suo tratto porta con sé la cultura queer che lo ha formato, spostando lo sguardo sui corpi maschili e mettendo in tensione convenzioni, modelli eroici e immaginari di genere. I suoi uomini sono sensuali, vulnerabili, desiderabili, distanti da un’idea prestabilita di mascolinità. Accanto al lavoro per i grandi editori, Camagni sviluppa un universo autoriale con Marco B. Bucci: dalla saga urban fantasy Nomen Omen — pubblicata da Image Comics negli Stati Uniti e da Panini Comics in Europa tra il 2017 e il 2019 — fino ad Arcadia, realizzata tra il 2020 e il 2024. A questi si affiancano le collaborazioni con Sergio Bonelli Editore, da Dylan Dog Color Fest a Simulacri, e un continuo lavoro di ricerca in cui magia, geografie immaginarie e corpi diventano materia di un linguaggio personale. La mostra restituisce anche il legame profondo di Camagni con Bologna e con Il Cassero LGBTQIA+ Center. Attivista di lungo corso, nel 2014 fonda la Gilda, gruppo che usa il gioco di ruolo, la narrazione condivisa e la costruzione di spazi sicuri come strumenti di attivismo all’interno della comunità ludica italiana. Camagni ha messo con generosità il proprio talento al servizio di collettivi, associazioni e campagne di visibilità queer: dalle antologie Pride ai progetti dei movimenti italiani. Il suo lavoro politico non è stato un capitolo marginale, ma una pratica coerente con l’intera opera: illustrare significava rendere visibili corpi, desideri e persone troppo spesso cancellati o ricondotti a una norma.

Corpi Fuori Traccia prende il nome da questo attraversamento. I corpi di Jacopo Camagni escono dai bordi, mettono in discussione modelli e ruoli, sfuggono agli stereotipi; sono corpi desideranti, eccentrici, vulnerabili, erotici e politici. Il filo rosso della mostra è un’idea di rivoluzione che passa attraverso i corpi e la possibilità di rappresentarli diversamente. Non soltanto un omaggio postumo, quindi, ma un invito a leggere nel presente una ricerca ancora viva: un’opera che continua a interrogare il modo in cui guardiamo, nominiamo e immaginiamo noi stessi e gli altri.

Corpi Fuori Traccia è curata da Marco Bucci, Diego Malara, Jul Maroh e Roberto Pisano. Il progetto è realizzato in collaborazione tra Il Cassero LGBTQIA+ Center, Gender Bender, Centro di Documentazione Flavia Madaschi, Hamelin / Ad Occhi Aperti, IGOR Libreria e Senape, con il sostegno di Panini.