Coperion, futuro incerto. Tra un advisor e la politica. Tutti i dubbi dei sindacati. E il tempo è sempre meno
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Dietro i cancelli dell’azienda, nominare la parola futuro fa più paura che mai. Dopo l’incontro con l’azienda, ieri nuova assemblea con le parti sociali. Decisive le prossime settimane per la ricerca di un eventuale acquirente . .

Dietro i cancelli dell’azienda, nominare la parola futuro fa più paura che mai. Dopo l’incontro con l’azienda, ieri nuova assemblea con le parti sociali. Decisive le prossime settimane per la ricerca di un eventuale acquirente . .

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È uno scoramento generalizzato. Dietro i cancelli della Coperion, nominare la parola futuro, adesso fa più paura che mai. Dopo l’incontro con i vertici aziendali dell’altro giorno – che non ha chiarito i tanti dubbi che attanagliano i circa ottanta lavoratori dello stabilimento di via Erasmo da Rotterdam (ma non solo) –, ieri mattina un’ennesima assemblea con le parti sociali. Circa un’ora e mezza per discutere sulle prospettive e sulla possibilità di non disperdere un patrimonio produttivo e di competenze di primaria importanza per Ferrara e per tutto il territorio in generale. La flebile fiammella di speranza è legata alla nomina di un advisor da parte dell’azienda. Si tratterebbe, come hanno sottolineato i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil, di una figura professionale incaricata di sondare il mercato alla ricerca di un acquirente che rilevi Coperion e che assorba i lavoratori, mantenendo i livelli occupazionali. Non è facile.
E molti dei lavoratori, da quello che filtra dalla riunione di ieri mattina, sono poco fiduciosi circa questa prospettiva. Va detto, però, che la nomina di un advisor da parte di Coperion potrebbe consentire – per lo meno a livello temporaneo – di sospendere la procedura di licenziamento collettivo avviata dall’azienda a seguito della decisione del fondo americano di chiudere le sedi in Italia (Ferrara e Milano). Seconqo quanto trapela, l’eventuale nomina del professionista dovrebbe arrivare entro pochi giorni. Per cui le lancette degli orologi ricominceranno a picchiettare dopo Ferragosto. Anche i rappresentanti dei lavoratori, che hanno avuto modo di confrontarsi anche con Confindustria – cui l’impresa è associata – si trovano in una situazione piuttosto complessa. Per cui, anche per Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs-Uil, la nomina di un advisor sarebbe quanto mai auspicabile, se non altro per individuare un interlocutore preciso – al di là dei vertici aziendali – con il quale studiare un’eventuale prospettiva futura.
Tuttavia, benché la nomina dell’advisor dovrebbe avvenire a stretto giro di posta, con ogni probabilità i confederali di categoria non riusciranno a confrontarsi prima del primo settembre, data nella quale è stato fissato un nuovo incontro con l’azienda. Nel frattempo, la vertenza ha imboccato anche il binario istituzionale. Dalla Regione al Comune, passando per i parlamentari ferraresi, nelle ultime settimane si sono moltiplicate le prese di posizione e le richieste di aprire un tavolo di crisi per provare a evitare che gli ottanta lavoratori paghino il prezzo della scelta del fondo americano di dismettere le attività italiane.
Un fronte trasversale che, almeno sul piano politico, ha mostrato compattezza nel chiedere che venga percorsa ogni strada utile per mantenere produzione e occupazione. Adesso, però, il calendario non concede più molto margine. Le prossime settimane diranno se la ricerca di un acquirente potrà davvero trasformarsi in una trattativa oppure se resterà soltanto un’ipotesi. Per Ferrara sarebbe un altro duro colpo al proprio tessuto industriale, già profondamente martioriato da altre crisi profonde che coinvolgono alcune realtà produttive storiche della provincia. Per chi ogni mattina timbra il cartellino alla Coperion, invece, il conto alla rovescia è già iniziato da tempo. E oggi, più che di promesse, c’è bisogno di risposte. Auspicabilmente, anche in tempi rapidi.
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