Conte torna alla carica: «Armi a Kiev? Già dato». Schlein apre ai centristi
ROMA L'intenzione era emersa già dal palco di Nova, con quell'impegno a «non sottrarsi» a un «mandato» ricevuto non solo dalla propria base. Ieri, nello studio dell'Aria Che tira, su La7, questa stessa intenzione si è fatta più concreta. Sorriso sornione e programma alla mano - con tanto di richiamo in copertina all'«Alleanza per la Costituzione», come l'ha ribattezza lui per primo - Giuseppe Conte ha presentato gli esiti della kermesse pentastellata come lo spaccato delle istanze e delle richieste provenienti da tutt'Italia: «Ricordo che questo lavoro è frutto di 105 tavoli e di 17mila persone, solo in parte iscritte al Movimento, come dimostra il fatto che la scritta "M5S" non compare da nessuna parte». Uno stratagemma su cui il leader vuole insistere per avere più forza negoziale quando ci sarà da sedersi al tavolo di coalizione.Al quale, ha promesso Schlein dalla segreteria, si siederanno anche i centristi.
Anche per questo, da via di Campo Marzio si preparano a tradurre le indicazioni di Nova in proposte di legge che verranno presentate nelle prossime settimane in Parlamento a prima firma di Giuseppe Conte. Una l'ex avvocato del popolo l'ha già svelata a David Parenzo in trasmissione: l'idea di un fondo perequativo per ridurre le liste d'attesa pubbliche, mediante contributi della sanità privata. «Conte vuole tassare la sanità privata? Diciassettemila cittadini lo chiedono per riuscire a tenere in piedi il sistema sanitario», risponde l'ex premier prendendo al balzo la provocazione del conduttore.
Il mandato di Nova è tanto più cogente sul dossier Ucraina, pietra d'inciampo per il campo largo: «Con le armi abbiamo dato, adesso c'è una svolta negoziale», rimarca Conte, sottolineando che l'obiettivo non è quello di «abbandonare l'Ucraina», visto che oggi l'aiuto è «stato farla combattere anche in nome dell'Europa», quanto piuttosto sostenere Kiev «in modo ancora più operativo, cioè indirizzando a soluzione pacifica quel conflitto».
Una risposta non esattamente sovrapponibile a quella di Elly Schlein che, solo ventiquattr'ore prima, da Bruxelles, aveva tenuto a ribadire che «una pace giusta non può essere una resa alle ragioni dell'aggressore». Se le differenze su questo argomento sono risapute, meno chiaro è quando e come verranno sciolte, visto che la prospettiva di avviare il tavolo sul programma a settembre, alla fine, non si è concretizzata.
L'avvocato del popolo è tornato a lanciare la palla nel campo dem: «Noi del campo progressista ci ritroveremo. Adesso il Pd ha importanti riunioni e poi ci confronteremo. Noi siamo pronti». Previsioni personali, non riflesso di un raccordo organizzativo, che Conte aveva già espresso la settimana scorsa, non trovando particolare apprezzamento soprattutto tra i dem. Nel quartier generale pentastellato, al contrario, minimizzano: «Nessuno vuole sottolineare i ritardi del Pd, ma nemmeno possiamo far finta che Nova non ci sia stata».
Quel che è certo, stando alle parole del presidente M5S, è che di tavolo di programma non si tornerà a parlare prima di fine ottobre-inizio novembre, quando si svolgerà l'assemblea nazionale che dovrà prorogare il mandato di Schlein. Per allora dovrà essere chiarita la posizione delle forze centriste all'interno dell'alleanza progressista. La ritrosia di Conte verso Matteo Renzi - malgrado il leader di Iv abbia detto che lo sosterrà in caso di vittoria alle primarie - non sembra attenuarsi: «Renzi ha detto che non sono il suo modello politico? La cosa mi gratifica», la stoccata tv del presidente pentastellato.
Intanto ieri pomeriggio Elly Schlein ha riunito i suoi: segreteria fiume - oltre quattro ore al Nazareno - in cui solo la segretaria ha svolto una relazione di un’ora e mezza: al vaglio, i dossier internazionali ed economici, il percorso di ascolto svolto nel Paese, ma anche l’organizzazione del partito e il nodo del programma di coalizione. Sul quale la leader dem ha aperto anche ai centristi: Il programma del centrosinistra «lo scriviamo con tutti, Pd-M5S-Avs e forze moderate e centriste» e «non si parte da zero». Quanto alle modalità per la scelta della premiership, «se saranno primarie – promettono i dem - siamo pronti a vincerle».
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