Commercio di vicinato, l'Alto Adige perde 213 imprese in sei anni.

BOLZANO. Sei anni, 213 saracinesche in meno. Sembra la fotografia di uno di quei centri commerciali americani abbandonati e invece è quella che Confesercenti Alto Adige ha scattato al commercio di vicinato della provincia di Bolzano.

Il quadro che ne esce non è dei più rassicuranti.

Tra il 2019 e il 2025 le imprese registrate nel commercio al dettaglio sono scese da 3.673 a 3.460, una contrazione del 5,8%.

A Bolzano, dove ci si aspetterebbe che la forza del capoluogo faccia da argine, il calo è invece più marcato che nel resto della provincia: da 917 a 850 attività, pari a un 7,3% in meno. Tradotto in parole povere, in città chiude più di un negozio ogni 14.

I numeri arrivano da un'elaborazione di Confesercenti sui dati camerali, che mette a confronto la consistenza delle imprese nei due anni presi come riferimento.

L'associazione stessa invita alla prudenza nella lettura del dato, precisando che si tratta di un saldo e non del conteggio di tutte le chiusure avvenute nel periodo, che potrebbero quindi essere state anche di più, in parte compensate da nuove aperture.

Ma anche depurato da ogni enfasi, il trend resta quello di una progressiva desertificazione commerciale dei quartieri e dei centri abitati, fenomeno che Confesercenti prova a tradurre pure in euro.

Per il solo Comune di Bolzano la stima è di circa 10 milioni di euro di consumi potenzialmente sottratti al circuito economico locale, cifra che sale a circa 32 milioni se si guarda all'intera provincia, capoluogo compreso.

Anche qui l'associazione tiene a chiarire che si tratta di stime riferite al periodo considerato, non di perdite annue accertate né tantomeno di una misurazione del prodotto interno lordo, ma l'ordine di grandezza rende comunque l'idea di quanto valga, in termini economici, un negozio di quartiere che abbassa la saracinesca per l'ultima volta.

"Questi numeri ci dicono che anche l'Alto Adige deve intervenire prima che la rete del commercio di vicinato si indebolisca ulteriormente - dichiara Mirco Benetello, direttore di Confesercenti Alto Adige - Dietro ogni attività ci sono persone, competenze, fornitori e servizi che contribuiscono alla vita di un quartiere o di un paese. La riduzione delle imprese riguarda quindi tutta la comunità. È questa la ragione per cui stiamo raccogliendo firme: chiediamo strumenti concreti e tempestivi per rendere sostenibile la presenza delle attività sul territorio".

Le firme a cui fa riferimento Benetello sono quelle per la proposta di legge di iniziativa popolare "Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità", che Confesercenti sta promuovendo anche sul territorio altoatesino.

Il progetto punta a istituire zone economiche speciali di prossimità, agevolazioni fiscali e sostegni finanziari per chi tiene aperta un'attività di vicinato, oltre a semplificazioni amministrative, un fondo dedicato e un osservatorio permanente sul fenomeno della desertificazione commerciale.

L'obiettivo, a livello nazionale, è raccogliere 50mila firme per portare la proposta in Parlamento.

Cittadini e imprenditori possono aderire nei punti di raccolta sul territorio oppure online, sulla piattaforma del Ministero della Giustizia, autenticandosi con Spid o carta d'identità elettronica.