Come Mbappé è diventato un vero leader a questi Mondiali
Mbappé segna ancora, e a questo punto annotarlo comincia non sembrare più una notizia. Quarti di finale del Mondiale 2026: il gol dell'1 a 0 è suo, una conclusione a giro che si infila all'incrocio con Bounou, fino a quel momento uno dei migliori portieri del torneo, spettatore pagante. È il suo ottavo gol del torneo, il decimo coinvolgimento diretto tra reti e assist, un dato che non si vedeva dai tempi di Gerd Müller nel 1970. Raggiunge Messi nella classifica marcatori di questa edizione, resta a un solo gol dal record assoluto nella storia dei Mondiali, e ha almeno altre due partite per prenderselo con calma. Sarebbe già abbastanza per intestargli la leadership di questa Francia, ma il bello è che il capitano lo è diventato soprattutto per il resto.

Kylian Mbappé dopo aver segnato l'1-0 contro il Marocco
Michael Regan - FIFA/Getty ImagesLa stagione di Mbappé a Madrid non è stata una passeggiata, tra ambientamento lento e un Real che ha faticato a trovare un'identità. Al Mondiale però si è presentato prendendosi la squadra sulle spalle, con un carisma da vero leader. Non è un dettaglio da poco se si guarda chi condivide con lui il reparto offensivo: Ousmane Dembélé arriva da pallone d'oro in carica, Désiré Doué e Michael Olise sono tra i più decisivi d'Europa. Tenere insieme così tanto ego senza che nessuno remi contro è un mestiere quasi da capo di Stato (e su questo torneremo più tardi), ed è la ragione per cui c'è chi sta già chiamando questa Francia la nazionale più forte di sempre.
L'unico calciatore che dialoga con le istituzioni
A raccontare qualcosa in più su Mbappé è però quello che fa fuori dal campo, dove il personaggio si allarga parecchio. Nasce e cresce a Bondy, periferia nord di Parigi, Seine Saint Denis, lo stesso pezzo di Francia che la cronaca racconta quasi sempre come un problema di ordine pubblico più che come un posto dove nascono i campioni. Lui ne ha fatto il contrario, cioè un vanto. Alle elezioni legislative del 2024, con il Rassemblement National primo partito al primo turno, si è schierato apertamente contro gli estremismi, spiegando che sa bene cosa significherebbe per il suo paese vedere quelle idee arrivare al potere. Lo ha ripetuto in vista delle presidenziali del 2027, beccandosi pure una replica diretta da Jordan Bardella. Come si direbbe in Italia, la sinistra riparta da Mbappé. Più recentemente, in conferenza stampa, quando il giornalista che gli doveva porre la domanda, per farsi individuare gli ha detto di essere alla sua estrema sinistra, il campione francese ha risposto: «Fortunatamente non sei a destra». Sottolineando ancora una volta da che parte sta.

Emmanuel Macron non ha mai nascosto di essere un grande fan di Kylian Mbappé
SARAH MEYSSONNIER/Getty ImagesIl paragone con Maradona, in questo, ci sta tutto. Diego era uno dei pochi fuoriclasse capaci di essere scomodi anche fuori dal rettangolo verde, uno che proprio non ce la faceva a stare zitto e sorridere agli sponsor. Kylian Mbappé si muove sulla stessa lunghezza d'onda, aggiornata ai tempi in cui le dichiarazioni diventano screenshot in dieci minuti, rendendolo di fatto ancora più esposto. Lo ha dimostrato anche chiudendo i conti col PSG, un club che è a tutti gli effetti l'estensione sportiva di uno stato sovrano. Ha lasciato Parigi a parametro zero nell'estate del 2024, resistendo alle pressioni di una proprietà abituata a ottenere sempre quello che vuole, pressioni in cui era finita invischiata perfino la presidenza francese. Non gli è bastato andarsene: ha dovuto pure fare causa per farsi pagare gli ultimi mesi di stipendio, arretrati che il PSG aveva deciso di trattenere. Il tribunale del lavoro di Parigi gli ha dato ragione, condannando il club a versargli oltre sessanta milioni di euro.

Dei tifosi del Paraguay scherzano affettuosamente sul meme di Mbappé Dictator
Justin Setterfield/Getty ImagesIl rapporto con Macron e il meme di Mbappé Dictator
Proprio il rapporto con Macron è quello che continua a stupire di più. Il presidente sembra avere un debole vero per il fuoriclasse del Real Madrid, al punto da invitarlo a cena all'Eliseo e da scendere personalmente in campo per difenderlo dagli insulti razzisti di una senatrice paraguaiana dopo gli ottavi. Un endorsement pubblico e ripetuto, che dice quanto Mbappé sia diventato un simbolo capace di uscire dal rettangolo verde e tornare utile persino a chi la politica la fa di mestiere, Eliseo compreso.
Poi c'è il capitolo più assurdo di tutti, quello del meme del dittatore. Nato nel 2024 da una causa legale contro un influencer che aveva usato il suo nome per battezzare un kebab, si è trasformato in un fenomeno virale che lo ritrae come un despota capace di far fuori chiunque gli si metta di traverso, allenatori, compagni, dirigenti, tutti convocati e poi silurati per decreto. Detto così, sembra una presa in giro e, in parte, lo è. Ma dietro la battuta c'è un'osservazione tutt'altro che stupida: pochi giocatori al mondo hanno accumulato lo stesso potere contrattuale, mediatico e simbolico di Mbappé. Il dittatore dei meme e il leader di questa Francia, alla fine, sono la stessa persona vista da due angolazioni diverse.