Come isolare i "maranza": la soluzione e il confronto con la protesta dei camionisti | Controcanto
Fabrizio Gatti
Direttore editoriale per gli approfondimenti
19 ottobre 2026 19:31
La nazione TikTok non ha confini. Milano, Torino e qualche altra città italiana, così come Parigi e Tirana, sono rioni di un quartiere globale. I suoi abitanti, anche ragazzini di 11 e 12 anni privi di alcun senso critico data l'età, parlano la stessa lingua non verbale ma fatta di emozioni ed emoticon. Vedono le stesse immagini raccapriccianti. Condividono gli identici simboli, quasi tutti consumistici. Le scarpe, la felpa, le canzoni-manifesto dei trapper e i soldi facili di chi appare. Magari con il condimento di tiri di hashish, da fumare da mattina a notte. Obiettivi ben diversi da quelli della protesta dei camionisti e degli agricoltori al Sud per il caro carburante che sta dissestando i bilanci di aziende e famiglie. Anche se sul blocco che ha svuotato distributori e supermercati in Puglia, il governo sta mantenendo la sordina.
Il popolo drogato dallo scroll
È invece un popolo dopato quello di TikTok - diciamo pure drogato - da ore e ore di scroll al giorno: quell'attività passiva di far scorrere il pollice sullo schermo del telefonino, per fermare lo sguardo soltanto quando si illumina un'immagine abbastanza forte da suscitare curiosità. Pochi secondi di attenzione e via un'altra carrellata di scroll. Nella nostra sezione Dossier di inchieste e approfondimenti ne abbiamo scritto abbondantemente. Il linguaggio condiviso però crea nel tempo identità e offre sostanza a quel pronome che nella storia dell'umanità ha unito le persone e fatto scoppiare conflitti: noi.

Il gesto ripetitivo dello scroll, la stimolazione ottica, la quasi trance, la soddisfazione raggiunta su video brevissimi generano dipendenza. Non ne possono più fare a meno. Così il noi della generazione TikTok, nelle aree metropolitane ma anche nelle province remote, è il combustibile sociale. Basta una scintilla per muoverlo in qualsiasi direzione: il pretesto erano i cortei per Gaza, la loro prova generale, oppure il tiktoker Hamza Messaf che promette vestiti gratis ai ragazzini di Vicenza, ora la coda delle manifestazioni pacifiche degli studenti sul caro vita e la scuola.
Chi sono i veri leader della protesta
Tutti loro hanno un leader efficientissimo che li mette in contatto, privilegia i messaggi più forti e scatena effetti di massa a valanga: l'algoritmo, il nuovo dogma impenetrabile. Quando i progettisti cinesi di ByteDance, la società proprietaria di TikTok, hanno ideato il loro slogan commerciale sono stati sinceri: “Make your day”, hanno scritto (foto sotto). Letteralmente: dai una svolta alla tua giornata. Ma potremmo dire lo stesso di Meta con Instagram.

E così migliaia di minorenni e di teenager da poco maggiorenni, italianissimi o di seconda generazione, sabato a domenica a Milano hanno svoltato la loro giornata. Ovviamente secondo i principi della sotto-comunità social alla quale appartengono: fare qualcosa di emotivamente forte per se stessi e per quanti li guarderanno da lontano, ripetendo le stesse scene viste a Parigi o a Tirana, addirittura filmandosi e facendosi selfie davanti alle devastazioni, tanto da agevolare la loro identificazione e il loro arresto nei prossimi giorni.
Perché è ridicolo dare la colpa a Sala e Meloni
Dare la colpa al sindaco di Milano, Giuseppe Sala, o a Giorgia Meloni, è ridicolo. Risponde al vecchio schema destra contro sinistra, e viceversa. Siamo invece entrati in un nuovo mondo nel quale migliaia di teenager - non tutti ovviamente - vivono convinti che la realtà sia dentro lo schermo in cui trascorrono ore, discutono, postano, si innamorano, litigano. Credono così che il mondo reale sia soltanto un set in funzione dei loro bisogni. Come la vita all'interno di Oasis, nel film di Steven Spielberg “Ready Player One”.

E poi ci siamo noi abitanti del vecchio mondo: il funzionario di polizia, Angelo De Simone, a Milano che con il sangue che cola dalla testa rimane a gestire l'ordine pubblico fino a sera, le scuole e le università che rischiano di essere risucchiate come in Francia nel caos (ma vi pare che per difendere la scuola si brucino le scuole?). Noi singole persone razionali alla ricerca di un perché, di un motivo, di un'ideologia, che ancora non è uguale per tutti. Per la Palestina, oppure per una scuola migliore, o per avere più soldi in tasca, a differenza dei genitori che sgobbano e faticano nel mondo reale.
Il funzionario ferito e il rischio più grave
Al momento la spinta può infatti essere tutto e il contrario di tutto, com'è il mondo di TikTok: tutto, purché sia l'occasione di diventare protagonisti. Sono troppo piccoli per provarci? Abbiamo ovviamente dimenticato che il terrorista neofascista Luigi Ciavardini aveva 17 anni quando uccise l'appuntato di polizia Francesco Evangelista davanti al liceo Giulio Cesare a Roma, poi il sostituto procuratore Mario Amato e partecipò alla strage di Bologna nel 1980. Ma nemmeno questo curriculum gli ha impedito di frequentare almeno in una occasione consiglieri regionali come Chiara Colosimo, ora presidente della Commissione parlamentare antimafia (insieme, nella foto sopra).

Non siamo alla vigilia di una generazione di nuovi terroristi, no. A questi sfasciavetrine mancano l'ideologia, la gerarchia, la disciplina degli assassini di allora. Ma quando volano transenne, blocchi di porfido, lacrimogeni, il morto o il ferito grave è dietro l'angolo. Gli attacchi poi non sono prevedibili, non ci sono leader del movimento con cui mediare. Un post su TikTok può mobilitare migliaia di manifestanti in meno di due ore. La risposta del questore Bruno Megale è stata finora civile: i riconoscimenti e gli arresti dei responsabili arriveranno nei prossimi giorni, attraverso le analisi dei video. Come era accaduto dopo che altri maranza, sempre in piazza Duomo, avevano violentato 9 ragazze durante la festa pubblica di Capodanno.
Quanti anni di condanna rischiano
La premier Giorgia Meloni non ha quindi motivo di prevedere nuove norme. Esistono già: fino all'articolo 419 del codice penale, reato di devastazione e saccheggio, pena compresa da 8 a 15 anni di reclusione. C'è invece qualcos'altro che il governo e il Parlamento dovrebbero decidere al più presto: come premiare la stragrande maggioranza di teenager che, pur appartenendo alla stessa generazione, hanno un progetto di vita, faticano a scuola e sognano un futuro che non sia su TikTok. Come?
Meloni e tutto il Parlamento unito potrebbero sostenere il progetto di concedere la cittadinanza italiana al momento del superamento dell'esame di maturità o del diploma obbligatorio per gli studenti che lo desiderano e non hanno mai commesso reati. Dare loro voce e quindi anche responsabilità nel mondo fisico: una sorta di contratto con l'Italia.
Il pericolo di settimane di guerriglia
Se il ministero di Giuseppe Valditara riconosce a un ragazzo e una ragazza che hanno studiato il titolo di “maturi”, perché continuare a mantenerli cittadini di serie B? Senza diritto di voto, prima di tutto. Al confronto, la protesta silenziosa degli agricoltori e dei trasportatori in Puglia, è molto più complessa: perché ha meno soluzioni praticabili. Mandiamo la nostra Marina militare a bombardare le navi iraniane e americane che hanno bloccato il petrolio e il gasolio raffinato nel Golfo Persico?

Immagino le critiche tra i commenti di voi lettori. Ma solo con un provvedimento coraggioso e ad alta carica emotiva del Parlamento potremo sottrarre abitanti alla nefasta nazione TikTok. Altrimenti, da qui allo shopping di Natale, torneremo al 1977. In attesa che qualcuno infili nel caos le sue ideologie. Come spiega l'antropologo Marco Traversari.
La soluzione per fermare gli scontri di piazza
“I ragazzi che stanno assaltando i negozi sono dentro processi di socializzazione secondaria, in cui l'identità si costituisce tra sviluppo psicobiogico e consumi continui. Ma per consumare - osserva Traversari - servono risorse economiche di cui non dispongono, perché i salari dei genitori non possono coprire le spese dei figli che in questa città sono altissime e quindi ecco gli attacchi a Footlocker e al Carrefour e la rabbia contro la polizia”. Attaccano i simboli, come è sempre accaduto. Non la causa del problema: la dipendenza che li rende schiavi ma, secondo il loro punto di vista, assolutamente liberi.
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