Com’è finito Millwall-West Ham, il derby più violento di Londra?
Non è una notte di Champions League tutta all’inglese e nemmeno un match che decide la Premier League, ma West Ham e Millwall sono tornate a fermare l’Inghilterra per novanta minuti. Dopo quattordici anni dall’ultima volta, anche se in Championship, è stato di nuovo tempo di Dockers Derby e si può dire che, almeno per i tifosi neutrali, sia stata una partita spettacolare. Uno scontro (in tutti i sensi) che ha riaperto le ferite di una storia ultracentenaria, iniziata per colpa di uno sciopero operaio.
Perché West Ham-Millwall è il derby più atteso di Londra
Si potrebbe pensare che le partite di pallone durino novanta minuti (più recupero cospicuo oggi), ma a volte non è così. Altre continuano a vivere nelle strade, nei pub, nelle storie che raccontano nonni e padri. A volte, purtroppo, vivono anche nelle tragedie più grandi. Ma questo non riguarda il calcio. E proprio questo è sempre stato il Dockers Derby tra West Ham e Millwall: mai solo calcio.
Per capire bene a cosa mi sto riferendo è giusto riavvolgere il nastro di ben 120 anni e raccontare due mondi della Londra operaia, separati solo dal Tamigi. Il Millwall nacque nel 1885, fondato da operai della fabbrica di conserve J. T. Morton. Sull’altra sponda del fiume, 10 anni più tardi, prese forma il Thames Ironworks, la squadra dei lavoratori del grande cantiere navale di Canning Town, che solo nel 1900 sarebbe diventata il West Ham United. L’obiettivo delle due fabbriche era di sfruttare la passione per il calcio per alzare il morale dei lavoratori, affinché fossero più produttivi. Tuttavia, il “derby dei lavoratori portuali” non è mai stato una partita semplice, anche quando non valeva i tre punti in Premier League. La miccia si accorciò notevolmente nel 1926, con il Grande Sciopero Generale operaio. Secondo alcuni, la disputa nacque perché i “docks” vicini al Millwall avevano continuato a lavorare durante lo sciopero o sarebbero rientrati al lavoro prima, indebolendo la protesta. Altri, invece, dicono fossero stati i vicini del West Ham a comportarsi in questo modo. La scelta di non continuare lo sciopero fu praticamente un tradimento, trasformando una rivalità sportiva in uno scontro sociale. La violenza vera e propria, però, rimase latente fino agli anni ’70, quando si scatenò il fenomeno degli hooligans. Il primo grave episodio da registrare accadde nel 1972 dentro lo storico stadio del Millwall, The Den. Da una parte i Millwall Bushwakers e dall’altra gli F-Troop degli Hammers, che caricarono la curva rivale con bottiglie di vetro rotte, coltelli, bastoni, palle da biliardo… e altri oggetti che sicuramente non sarebbero dovuti entrare nello stadio.
Ma è nel settembre 1976 che iniziò il capitolo più buio. L’appena diciottenne Ian Pratt, grande tifoso del Millwall, morì nella stazione di New Cross investito da un treno. Non è chiaro tutt’oggi se Pratt fosse stato spinto o se fosse caduto mentre fuggiva da un inseguimento, ma questo episodio diventò il pretesto (come sempre) per altra violenza. Mentre gli F-Troop cantavano “We Throw Millwall under trains”, i Bushwakers aspettarono due anni e, al ritorno degli Hammers in Second Division, affissero volantini con il messaggio “Un tifoso del West Ham deve morire per vendicarlo”. La polizia, fortunatamente, riuscì a scongiurare altre morti, ma in quegli scontri ci furono tanti feriti, arresti e sequestri di armi e oggetti contundenti. La vendetta dei tifosi del Millwall, però, arrivò nel 1986. A Villers Street, il tifoso 19enne del West Ham, Terry Burns, fu ucciso a coltellate da un gruppo di sostenitori del Millwall, macchiando ancora di sangue questa rivalità. E ancora, nel 2009, in occasione del Dockers Derby in League Cup vinto dal West Ham, la polizia decise di dimezzare i biglietti per i tifosi ospiti, ma ciò non fermò la violenza. Dentro e fuori Upton Park esplosero gli scontri con feriti, ricoveri urgenti in ospedale e diversi tifosi Hammers invasero il campo. Nel 2011, poi, uno sfottò più leggero: il West Ham retrocesse all’ultima giornata sotto la guida di Avram Grant e sopra lo stadio volò un aereo con la scritta “Avram Grant, leggenda del Millwall”. Infine, l’ultimo match che li ha visti uno contro l’altro è stato proprio nella stagione 2011-2012 in seconda divisione, nella gara di ritorno vinta dal West Ham, in una partita da 7 cartellini (di cui un rosso) dopo 9 minuti.
Com’è finito il derby di sabato
Tutta l’Inghilterra (e non solo) si aspettava un po’ di sangue e violenza. Un accoltellamento, una scorribanda fuori dallo stadio o un’invasione di campo. Per fortuna, nulla di tutto ciò è successo. Certo, potremmo parlare dello sputo del Taty Castellanos nei confronti del portiere del Millwall Filip Marschall, o del video dei tifosi del Millwall che impacchettano con il cellofan un rivale degli Hammers, ma forse oscurerebbe ciò che si è visto sul terreno del The Den. Il match ha sorpreso da subito, con un ottimo inizio dei Lions, portatisi prima in vantaggio dopo un quarto d’ora e hanno poi allungato con il gol del raddoppio poco prima della fine del primo tempo. Gli Hammers, però, sono entrati in campo nella ripresa con un piglio differente e hanno prima accorciato le distanze e, solo sei minuti più tardi, Mavropanos ha riacciuffato la gara con il gol del 2-2 finale, nonostante poi abbiano finito in dieci uomini per un intervento da ultimo uomo di Kanté.
Gli hooligans più violenti delle due squadre avrebbero anche provato a darsi appuntamento per una scazzottata come quelle di un tempo, lontani dallo stadio pieno di occhi e telecamere. Ma ecco, l’ennesima sorpresa del nemico. I tifosi del West Ham hanno, infatti, fatto una soffiata alla polizia, che si è fatta trovare esattamente nel luogo indicato dove ha accolto quelli del Millwall con una bella perquisizione e arresto. Tutto è bene quel che finisce bene… anche nel derby più violento d’Inghilterra.
