Cocaina nei covi e sotto l'albero di cachi, i retroscena del blitz in Salento: indagini da una telefonata anonima

di Roberta GRASSI
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mercoledì 7 ottobre 2026, 18:40 - Ultimo aggiornamento: 20:28
Si preoccupavano della cocaina scomparsa dai nascondigli, pensando che fosse stata rubata, e discutevano delle perdite di denaro. Tanto denaro. Poi il presunto gestore della rete rassicurava la moglie: «meno male che li avevo messi da parte 300.000 euro». A mettere in moto l’inchiesta, che ha portato ieri all'esecuzione di 12 arresti nel sud Salento, era stato un uomo che avrebbe cercato di attirare l’attenzione dei finanzieri sui propri creditori, nascondendosi dietro un’identità inventata. Il 13 marzo 2024 aveva telefonato due volte alla compagnia della Guardia di finanza di Gallipoli, segnalando una presunta consegna di un chilo di cocaina a Melissano. Sosteneva di parlare per conto di un’altra persona e di utilizzare il suo telefono. Gli accertamenti hanno però chiarito il quadro.
La telefonata anonima
Durante un controllo, lo stesso chiamante anonimo aveva inviato un messaggio vocale alla moglie del presunto gestore del giro di spaccio per avvertirla del ritardo nei pagamenti. Ai militari l’aveva presentata prima come la propria compagna, poi come un’estetista. Quel contatto aveva contribuito però indirizzare le verifiche: gli investigatori erano risaliti all’identità della donna e ai rapporti tra i due. Le successive intercettazioni hanno poi registrato anche le presunte pressioni per recuperare il denaro, un importo di 26.600 euro.
Alla base di un albero di cachi, nel terreno vicino alla villa di contrada Madonnella/Coloni, i finanzieri avevano poi individuato uno dei nascondigli della cocaina.
Il 6 settembre 2024, sotto pochi centimetri di terra rossa appena smossa, avevano trovato un sacchetto della spesa: dentro, un cilindro di plastica sigillato con nastro isolante custodiva buste sottovuoto e piccoli involucri. Quella sera l’uomo che, secondo l’accusa, era incaricato di prelevare la sostanza era rientrato di corsa: «Non c’è più niente qua!». La donna aveva avvertito il marito: «Se la sono rubata!».
Il presunto furto
Il gruppo aveva quindi iniziato a cercare i responsabili del presunto furto mentre gli investigatori ne ascoltavano le reazioni e le richieste di nuovi rifornimenti. Il deposito sarebbe stato spostato in un casolare diroccato, a poche decine di metri di distanza. Ma il 21 settembre i militari avevano raggiunto anche quello, trovando sotto una lastra di pietra altri due contenitori con la cocaina. Alla seconda sparizione, tra i conti sulle perdite e i soldi da versare al fornitore, aveva cominciato a farsi strada il sospetto di un intervento delle forze dell’ordine. In casa si pensava persino di acquistare una telecamera da installare sui pali per scoprire chi portasse via la droga. Gli spostamenti verso i depositi erano già ripresi dalle telecamere degli investigatori.
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