Clizia Incorvaia si racconta a Verissimo: “Ero in treno con Nina quando ho perso il bambino, erano anni terribili”

Il salotto di Verissimo si è trasformato in un confessionale dove Clizia Incorvaia ha scelto di raccontare, senza filtri, il capitolo più doloroso della sua vita. Ospite di Silvia Toffanin nella puntata del 17 ottobre 2026, l’influencer e modella ha affrontato pubblicamente la vicenda giudiziaria che la vede nuovamente contrapposta all’ex marito Francesco Sarcina, leader de Le Vibrazioni. Una storia che sembrava chiusa e che invece continua a gettare ombre sulla sua quotidianità, sulla serenità conquistata con Paolo Ciavarro e sui figli.

La nuova denuncia per diffamazione arriva come un fulmine a ciel sereno, dopo che Clizia aveva già affrontato un primo procedimento legale per presunto sfruttamento dell’immagine della figlia Nina sui social, conclusosi con il suo proscioglimento perché il fatto non costituisce reato. Questa volta, però, il motivo scatenante sono state le sue stesse parole: quelle rilasciate durante una precedente intervista a Verissimo nel gennaio 2026, in cui aveva parlato apertamente del suo matrimonio con Sarcina, definendolo “un amore malsano“.

“Mi ha denunciata per diffamazione“, spiega Clizia con la voce spezzata dall’emozione. “Mi fa male dovermi trovare ancora a difendere da denunce che pesano sul groppone e che disturbano la mia serenità e quella della mia famiglia“. Le sue parole rivelano la stanchezza di chi credeva di aver voltato pagina e si ritrova invece intrappolata in un loop giudiziario senza fine. Tutti la vedono come una donna forte, resiliente, capace di resistere a ogni tempesta. Ma quella forza, ammette, ha un prezzo altissimo che pochi si fermano a calcolare.

Eppure, proprio questa nuova denuncia l’ha spinta a un passo che non aveva mai compiuto prima. Clizia ha deciso di andare dai Carabinieri e depositare documenti, testimonianze, prove relative a presunti episodi di violenza domestica vissuti durante il matrimonio con Sarcina. “Ho portato tutto, anche i nomi delle persone a conoscenza dei fatti, sono serena che la giustizia faccia il suo corso”, afferma con determinazione. Una scelta coraggiosa e tardiva, come lei stessa riconosce, ma necessaria.

“Solo che io, all’epoca, non ho denunciato perché non volevo che Nina leggesse queste cose“, confessa Clizia, riferendosi alla figlia undicenne avuta proprio con Sarcina nel 2016. Era il desiderio di proteggere quella bambina da verità troppo pesanti a trattenerla. Ma quando l’ex marito ha scritto un libro, quando si è ritrovata a dover rispondere davanti alla giustizia di accuse che riteneva infondate, qualcosa è cambiato. “Adesso che lui, nel libro, ha detto delle cose, adesso che mi sono trovata a dovermi difendere di fronte alla giustizia, mi tocca poter dire tutto in maniera serena. Oggi posso dirti che mi sono pentita di non aver denunciato, però non avevo la forza. Era un momento in cui stavo cercando di salvare me stessa, in cui volevo sopravvivere, lasciare quella vita e ripartire da zero“.

Il racconto si fa ancora più doloroso quando Clizia affronta le conseguenze che questa battaglia legale ha avuto sulla figlia Nina. La bambina è stata coinvolta in un percorso con assistenti sociali e psicologi, un iter che parte automaticamente quando ci sono denunce che riguardano minori, proprio per tutelarli. “Sono stati anni difficili. È stato difficile anche questo ultimo anno e mezzo, in cui ho dovuto raccontare a Nina un po’ di cose”, spiega l’influencer.

Inizialmente aveva cercato di edulcorare la pillola, di creare una narrazione più soft per non spaventare la bambina. Le aveva detto che si trattava di colloqui con amiche dell’università. Ma l’iter si è prolungato, ed è stato necessario dire la verità. “Le abbiamo detto che erano degli assistenti sociali e degli psicologi. E lei fa: ‘Mamma, ma perché non me l’hai detto all’inizio?’“. La reazione di Nina l’ha sorpresa e, in qualche modo, anche sollevata. “No, mamma, tranquilla. Io su tutto, solo le cose tranquille“, le ha risposto la bambina, dimostrando una maturità che Clizia non si aspettava.

C’è un episodio, in particolare, che Clizia racconta con la voce rotta dal dolore: la perdita di un bambino a causa di un aborto, avvenuta mentre accompagnava Nina in treno, in un periodo che descrive come estremamente stressante. Un dolore immenso, vissuto in solitudine, mentre cercava di essere forte per la figlia che aveva accanto. Quella tragedia si è aggiunta a un periodo già segnato da sofferenze profonde, modificando il suo carattere e il modo di affrontare le difficoltà.

Eppure, Clizia cerca di trasformare tutto questo dolore in un insegnamento per Nina. Le parole che ripete più spesso alla figlia sono diventate una sorta di mantra: “Tu devi renderti indipendente, non devi mai dipendere da un uomo. Devi renderti indipendente sia mentalmente sia economicamente“. Vuole che cresca consapevole del proprio valore, libera di scegliere il proprio futuro, capace di riconoscere le relazioni tossiche prima che sia troppo tardi.

In questo percorso di rinascita, accanto a lei c’è Paolo Ciavarro, l’uomo che ha sposato e con cui ha costruito una nuova famiglia, completata dal piccolo Gabriele. Clizia non nasconde quanto sia stato fondamentale il suo sostegno, soprattutto nei momenti più bui. “Grazie amore”, dice rivolgendosi direttamente a lui, con gli occhi lucidi di commozione. Un ringraziamento che va oltre le parole, che riconosce in Paolo una presenza costante e stabile.

Ricorda con affetto gli insegnamenti di Eleonora Giorgi, mamma di Paolo, che le aveva trasmesso una diversa concezione dell’amore. Non un rapporto in cui aspettare di essere salvate, non una dinamica in cui dipendere dall’altro, ma una relazione fondata sulla condivisione e sul sostegno reciproco. “Noi abbiamo bisogno di una persona che ci cammini accanto“, ripete Clizia, facendo proprio quel consiglio e riconoscendo nel legame con Paolo quella partnership paritaria che non aveva mai conosciuto prima.

“Sto cercando di affrontare tutto questo con estrema forza perché il messaggio che voglio dare sia a Paolo sia ai bambini è di una me resiliente che si piega ma non si spezza“, afferma con determinazione. È questa l’immagine che vuole lasciare: non quella della vittima, ma quella della donna che ha attraversato l’inferno e ne è uscita più forte, più consapevole, più intera.

Dopo conflitti logoranti, sofferenze personali profonde e battaglie giudiziarie che sembrano non finire mai, oggi Clizia desidera soprattutto una cosa: proteggere la famiglia che ha costruito e vivere senza ulteriori tensioni. Non pretende una vita perfetta, ma rivendica il diritto di godersi la tranquillità raggiunta dopo tanta fatica. Il suo auspicio per il futuro è racchiuso in un’immagine semplice ma potente, che esprime la voglia di lasciarsi finalmente alle spalle un periodo buio: “Vorrei finalmente poter ballare sotto il sole”.