Cinzia Pinna, la madre di Ragnedda: «Mio marito mi ha picchiata per 30 anni, tacevo per proteggere Emanuele. Venderò la tenuta per risarcire la famiglia»

Pugni alla testa, minacce di morte, umiliazioni e periodi trascorsi, secondo il suo racconto, rinchiusa in casa. Per trent'anni avrebbe sopportato le violenze del marito senza denunciarlo. Ora Nicolina Giagheddu, madre di Emanuele Ragnedda, reo confesso dell'omicidio di Cinzia Pinna, ha deciso di raccontare pubblicamente ciò che sostiene di aver vissuto.

Lo fa in un'intervista a Repubblica, nella quale lega la decisione di non rimanere più in silenzio proprio all'uccisione della 33enne di Castelsardo (Sassari). Cinzia Pinna venne uccisa con tre colpi di pistola al volto nella notte tra il 12 e il 13 settembre 2026 nella tenuta vitivinicola di ConcaEntosa, tra Palau e Arzachena. Il suo corpo rimase nascosto nella proprietà per 12 giorni. «Sono stata picchiata per trent'anni da mio marito, mi dava pugni in testa per banali disguidi, venivo rinchiusa in casa, umiliata, minacciata di morte», racconta Giagheddu.

La donna spiega di aver trovato la forza di affrontare il proprio passato dopo quanto accaduto a Cinzia. «Sulla terra di mio padre, sulla mia terra, a Conca Entosa, è stato versato il sangue di Cinzia. Il suo corpo è stato gettato tra i rovi della tenuta dove è rimasto per 12 giorni». Poi il passaggio più personale: «Tutti hanno definito quella ragazza fragile e invece non è così. È talmente forte da avere dato anche a me il coraggio di denunciare e di non restare più in silenzio». Giagheddu sostiene di non aver denunciato prima le presunte violenze per un motivo preciso: proteggere Emanuele. «Volevo proteggerlo. Ma da quando le prove dicono che lui ha ucciso quella donna appena conosciuta, ho deciso di ribellarmi alla violenza in famiglia». La madre di Ragnedda racconta di aver ricostruito negli ultimi mesi quanto avrebbe subito nel corso degli anni, assistita dalle avvocate Angela Corda e Rosalia Deiana.

Giagheddu afferma di aver lasciato la casa coniugale il 7 ottobre 2025, mantenendo inizialmente riservata la separazione.

Da novembre, racconta, avrebbe interrotto ogni rapporto con il marito Mario Ragnedda. Secondo la donna, tuttavia, le pressioni non sarebbero finite: sostiene di trovarlo appostato sotto la sua nuova abitazione o davanti ai ristoranti che frequenta. «Questo mi crea una continua tensione», racconta nell'intervista. Si tratta di accuse formulate da Giagheddu che dovranno essere verificate nelle sedi competenti. Il suo racconto descrive, se confermato, una lunga situazione di violenze, minacce e controllo all'interno della famiglia.

Dopo l'arresto per l'omicidio di Cinzia Pinna, Nicolina Giagheddu aveva pubblicamente preso le distanze dal figlio. Una posizione che, stando alle sue parole, non è cambiata. La donna non vuole avere rapporti con Emanuele Ragnedda, attualmente detenuto nel carcere di Bancali, a Sassari. L'omicidio di Cinzia, racconta, ha rappresentato per lei uno spartiacque: non soltanto nel rapporto con il figlio, ma anche nella decisione di portare alla luce ciò che sostiene di aver vissuto per decenni. C'è infine una decisione che riguarda proprio il luogo in cui Cinzia Pinna è stata uccisa e dove il suo corpo è rimasto nascosto per giorni. Giagheddu annuncia di voler vendere la tenuta di ConcaEntosa e utilizzare il denaro per risarcire la famiglia della 33enne. «Presto venderò ConcaEntosa e risarcirò la famiglia di Cinzia Pinna. So bene che i miei soldi non riporteranno indietro le lancette del tempo ma sento di doverlo fare».


Ultimo aggiornamento: mercoledì 9 settembre 2026, 11:35

© RIPRODUZIONE RISERVATA