Cinque giuristi di fama mondiale si esprimono sull’elezione di Malagò: “Elezione non ribaltabile, commissaria mento sproporzionato”. Ecco chi sono

Il tesseramento non è un requisito essenziale per candidarsi alla presidenza Figc, non ci sono le condizioni per il commissariamento e, arrivati a questo punto, “non possono ribaltare l'ammissione di Malagò alla candidatura e la sua elezione". È quanto dicono i pareri dei cinque giuristi interpellati dal presidente della Federcalcio, Giovanni Malagò. Lo riporta l’Ansa che ha potuto prenderne visione.

Ecco chi sono i cinque giuristi a cui si è rivolto Malagò

In attesa del 6 ottobre, giorno in cui saranno chiamati a decidere la Giunta esecutiva e il Consiglio del comitato olimpico, Malagò si è rivolto a nomi di fama mondiale. Sabino Cassese, giurista ed ex Ministro, Bernardo Giorgio Mattarella (figlio del presidente della Repubblica, professore di diritto amministrativo), Antonio Nuzzo, professore all’Università di Urbino, Saverio Ruperto, ex sottosegretario all’Interno del Governo Monti, e Pietro Sirena, professore di diritto civile alla Bocconi, questi i nomi. A loro sono stati posti due quesiti: se il tesseramento sia o meno requisito essenziale per candidarsi e se l'eventuale mancanza sia "grave violazione" tale da giustificare il commissariamento. A tutte e due le domande, le consulenze arrivate in queste ore in Federcalcio oppongono un "no". Cassese basa la sua risposta a proposito del tesseramento sul fatto che "l'accredito" di una delle componenti abbia maggior forza giuridica come requisito per la candidabilità, mentre il tesseramento è piuttosto questione burocratica. In particolare, nota, lo Statuto della federcalcio ha due norme, una per il presidente (art. 24.5) che non parla di tesseramento; l'altra per i dirigenti sportivi (art. 29.19) in cui si parla di "in regola col tesseramento", intendendo dunque per chi è tesserato, non per chi si debba eventualmente tesserare. Le norme sul tesseramento non si applicherebbero inoltre al presidente federale, il quale non svolge "l’attività sportiva" alle quali le norme fanno riferimento.

Il no al commissariamento

Nei pareri, in particolare quelli di Ruperto, Nuzzo e Mattarella, c'è inoltre un no all'ipotesi di commissariamento, sulla base del fatto che il mancato tesseramento non è ritenuto "grave violazione" dello Statuto. Ruperto sottolinea che l'elezione di Malagò “non possa essere ribaltata": i termini per l'impugnazione della candidatura, infatti, sono di sette giorni, e a quella di Malagò si è opposto il solo Renato Miele (ricorso inammissibile in tre gradi di giudizio) e non la procura Figc "o altri legittimati". "Oggi pertanto l'elezione di Giovanni Malagò è diventata intangibile", e "nessuno, neanche il Coni, ha più la possibilità di ribaltare la decisione sull'ammissione" della candidatura e la conseguente elezione. Semmai, una contestazione del Coni a seguito della segnalazione della Procura generale "potrebbe tradursi in iniziative di altro tipo, ma non avrebbe alcun effetto su una nomina divenuta oramai inattacabile".

Caso Malagò - Coni, quando si decide

L’appuntamento è per martedì 6 ottobre alle ore 13. Prima la Giunta Coni (17 membri), a seguire il Consiglio Nazionale (81 membri, da escludere le federazioni commissariate). Potranno votare Diana Bianchedi, fino a pochi giorni fa capo delegazione della Nazionale, ed Elisabet Spina, responsabile del settore femminile del Milan. Può votare, ma dovrebbe astenersi, Giovanni Malagò. Non serve neppure spiegare perché.