Cinque anni dal ritorno dei Talebani: l’Afghanistan ha cancellato le donne, solo il 7% lavora
Ritorno al regime
I dati delle Nazioni Unite, dell’UNESCO e dell’UNICEF raccontano non soltanto una crisi dei diritti, ma anche il costo economico e sociale di una generazione privata di futuro
15/08/2026
Cinque anni fa, quando i Taliban entrarono a Kabul e il governo sostenuto dall’Occidente crollò in pochi giorni, il movimento islamista cercò di presentarsi al mondo con un volto diverso da quello del regime che aveva governato l’Afghanistan tra il 1996 e il 2001.
Le rassicurazioni arrivarono anche sul terreno più delicato: quello dei diritti delle donne. Nell’agosto 2021 gli stessi organismi delle Nazioni Unite ricordavano che i Taliban avevano promesso di rispettare il diritto delle donne al lavoro e quello delle ragazze all’istruzione.
La promessa, però, aveva una condizione che avrebbe progressivamente svuotato il suo significato: i diritti sarebbero stati garantiti secondo l’interpretazione talebana della legge islamica. Nei mesi successivi, quella formula si trasformò in una serie di restrizioni sempre più ampie. L’ONU osservò già nell’ottobre 2021 che tra le promesse iniziali c’erano la possibilità per le donne di muoversi, lavorare e godere dei propri diritti fondamentali e per le ragazze di ricevere un’istruzione effettiva.
Dalla promessa della scuola al divieto
Nel settembre 2021 i Taliban riaprirono le scuole secondarie ai ragazzi, ma non alle ragazze. Nel marzo 2022 le scuole secondarie femminili furono riaperte solo brevemente e poi nuovamente chiuse. Nel dicembre dello stesso anno arrivò il divieto per le donne di frequentare le università. Le autorità talebane presentarono le misure come temporanee, ma cinque anni dopo i divieti restano in vigore.
Il bilancio più recente è drammatico. Secondo l’UNICEF, più di 2,6 milioni di ragazze afghane sono state private dell’istruzione secondaria dal 2021. L’UNICEF stima inoltre che nel 2024 3,8 milioni di ragazze tra i 7 e i 18 anni fossero fuori dalla scuola, di cui oltre 2,6 milioni adolescenti.
L’UNESCO definisce l’Afghanistan l’unico Paese al mondo nel quale alle ragazze e alle donne è formalmente vietata l’istruzione secondaria e superiore. Nel 2025 erano quasi 2,2 milioni le ragazze escluse dalla scuola oltre il livello primario; nel 2026 il conteggio è ulteriormente cresciuto.
Il lavoro femminile si restringe
La cancellazione progressiva dell’istruzione si accompagna a quella dell’autonomia economica. Secondo i dati più recenti di UN Women, appena il 7% delle donne afghane risulta occupato, contro l’84% degli uomini. L’agenzia delle Nazioni Unite sottolinea che il dato è direttamente legato alle restrizioni imposte dai Taliban, che hanno limitato l’accesso delle donne al lavoro in numerosi settori.
Anche dove il lavoro femminile non è stato formalmente abolito, l'accesso è stato progressivamente eroso. Nel servizio civile, per esempio, la presenza delle donne è scesa dal 21% nel 2023 al 17,7% nel 2025, secondo un'analisi UNICEF.
Il problema non è soltanto quello dei posti di lavoro persi oggi. È la costruzione di un'economia nella quale sempre meno donne possono acquisire le competenze necessarie per lavorare domani.
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