Cinghiale in autostrada in piena notte, un'auto lo travolge sull'A27: conducente illeso e animale morto
BELLUNO - Trovare un cinghiale nel fitto dei boschi è un’esperienza che può spaventare e destabilizzare. Trovarselo di colpo davanti in autostrada, nel buio, dove le auto sfrecciano anche a 130 chilometri orari, può trasformarsi in un impatto fatale. È lo scenario che si è parato davanti agli occhi di un automobilista nelle prime ore del mattino di ieri (23 luglio), mentre viaggiava in direzione nord verso la provincia di Belluno.
L’impatto è avvenuto esattamente al chilometro 67 della A27 Venezia-Belluno, a brevissima distanza dallo svincolo di Fadalto-Lago di Santa Croce. Erano circa le 3.30 della notte quando il conducente, colto di sorpresa, si è trovato “muso a muso” con il grosso ungulato intento ad attraversare le corsie di marcia. Nonostante la nota coriaceità e la stazza della specie, l’animale non ha avuto scampo: l’impatto con la vettura lo ha ucciso sul colpo, lasciando la pesante carcassa, che può arrivare fino al quintale, al centro della carreggiata e creando un potenziale pericolo anche per i veicoli in arrivo. L’allarme è scattato immediatamente.
I soccorsi
La chiamata di emergenza è stata intercettata alle 3.29 dalla Sala Radio del Centro Operativo Autostradale (Coa) di Padova, che ha la competenza sulla gestione della sicurezza della A27. Appena sette minuti dopo, alle 3.36, la presenza della carcassa veniva ufficialmente rilevata sul posto. Fortunatamente, l’automobile non avrebbe riportato danni così gravi da compromettere la meccanica, consentendo al conducente di riprendere il viaggio. In situazioni simili, la prassi prevede che l'utente presenti regolare denuncia alla Polizia stradale. Un passaggio burocratico formale che, tuttavia, si scontra con una curiosità gestionale tutta locale: la Polstrada di Belluno, infatti, non gestisce più direttamente l’eventuale presenza di animali in autostrada da oltre dieci anni.
La rimozione
Subito dopo il primo intervento di messa in sicurezza, l'animale è stato segnalato al personale della viabilità di Autostrade per l’Italia (Aspi). Gli operatori hanno provveduto a spostare la carcassa dalla traiettoria delle auto per scongiurare tamponamenti a catena, delimitando l’area con i coni di segnalazione in attesa della ditta incaricata della rimozione, allertata intorno alle 8 del mattino. L’azienda specializzata ha potuto operare solo con la luce del giorno, recuperando il corpo dell’animale nel pomeriggio per poi avviarlo alle procedure di classificazione e successiva distruzione termica.
Il (raro) precedente
Episodi del genere, lungo la tratta che porta all’Alpago, non sono all'ordine del giorno. «Si tratta di un caso molto raro, onestamente non ricordo un passaggio tanto recente negli ultimi anni - spiega uno dei collaboratori della ditta preposta allo smaltimento - certo, le incursioni della fauna selvatica sono possibili e arrivano anche cervi di grandi dimensioni, ma solitamente le chiamate di questo tipo riguardano i caprioli, che sono davvero tantissimi in questa zona, oppure nutrie, tassi e volatili».
L'incidente riapre inevitabilmente il dibattito sulla schermatura delle grandi arterie stradali del Nord-Est. Dalla Sala Radio del Centro Operativo Autostradale fanno sapere che la tratta dispone di apposite reti di protezione, rinforzate specificamente nella parte inferiore proprio per impedire il passaggio dei selvatici. Accorgimenti che, questa volta, non sono bastati a frenare l'irruzione. «Penso che le singole reti rinforzate non bastino - riflette un operatore del settore - un cinghiale, con la sua stazza e la sua forza d’urto, passa dove vuole se decide di caricare. A meno che non si trovi davanti un muro di cemento alto due metri».