Furto Antonello da Messina: l'audio della telefonata al 112
“Ci sono quadri per strada”. È così con una telefonata al 112 che sono scattate le prime indagini sul clamoroso furto della sera di Ferragosto delle sei opere di Antonello da Messina dal MuMe. Coordinati dal capo della Squadra mobile Simone Scalzo, i poliziotti continuano a visionare tutte le telecamere di sorveglianza che si trovano vicino il museo e nelle zone limitrofe per vedere se si riesca a individuare la modalità di fuga dei ladri. Gli investigatori sottolineano come l’indagine proceda in tutte le direzioni, anche su un’eventuale pista riferibile alla mafia. Mentre sulla possibilità che il furto sia stato commesso da una banda di siciliani o di banditi provenienti dall’estero chi indaga spiega che “nessuna ipotesi è da escludere“.
Le indagini
Nei giorni scorsi era già stata smentita dalle forze dell’ordine la notizia del sequestro del furgone utilizzato dai ladri per attuare il colpo. Per quanto riguarda le notizie sull’allarme del museo invece, funzionava perfettamente, e ha suonato e i custodi lo hanno addirittura spento. Si esplora infatti ora riguardo l’inadeguatezza dei custodi, o addirittura all’ipotesi che fossero dei basisti. La dinamica farebbe comunque ipotizzare che a mettere a segno il colpo non sia stato un gruppo di professionisti.
L’audio
Nel mentre che gli inquirenti analizzano qualsiasi elemento con l’obiettivo di recuperare le preziose tavole del pittore siciliano del Quattrocento, la Questura di Messina rende pubblico l’audio della telefonata al 122 fatta da Elisabetta Bonfato, che ha trovato sul muretto di recinzione del museo i due dei dipinti rubati e ha avvertito le autorità. “Mi trovo all’Annunziata accanto al museo. Ci sono dei quadri del museo nella strada come se qualcuno li avesse rubati e appoggiati qui. Sono quadri del museo valgono un sacco di soldi…”. “Le mando subito la volante” risponde il poliziotto dalla sala operativa.
Il racconto
“Le opere di Antonello da Messina le ho riconosciute all’istante perché faccio l’insegnante e avevo visitato il Museo più volte. Le avevo già viste. Anche mia figlia, che è una studentessa, ha confermato che le sembravano le opere di Antonello da Messina. Così abbiamo chiamato subito le forze dell’ordine – ha raccontato Bonfato – Eravamo spaventate perché ci siamo rese conto subito dell’importanza delle opere vicino alle quali ci trovavamo, sia per il loro valore artistico che culturale. Eravamo allibite perché abbiamo capito si potesse trattare di un furto e avevamo compreso di essere state le prime a trovarle”.
Il racconto della testimone prosegue: “Era buio e non c’era nessuno in giro. Eravamo sempre più incredule che nessuno dal museo avesse avvertito prima di noi le forze dell’ordine. All’interno dell’Accascina non si vedeva nessuno. I poliziotti che sono arrivati subito non riuscivano a contattare nessuno del museo. Poi, dopo circa venti minuti, è arrivato un custode che è venuto da noi mentre un altro è rimasto dietro la palizzata metallica. Ho scattato le foto alle tavole poggiate a terra e il cellulare segna le 21.02. Auspico che i pezzi rubati siano ritrovati al più presto, per Messina e per tutta l’umanità”.