Chissà cosa c’era nel menù

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Courtesy Garum, Biblioteca e Museo della Cucina & Menu Associati / Adaptation by Elle
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Dal 3 all’11 ottobre a Fiere di Parma la 45ª edizione di Mercanteinfiera Autunno ospita Un mondo di menù: settanta documenti che attraversano matrimoni reali, naufragi, rivoluzioni e pranzi di Stato. C’è un menù lungo quasi un metro e, tra i posti assegnati nel pranzo per Umberto Nobile, compare anche Titina, la sua cagnolina. Per ricordarci che dietro un menù può esserci molto più di quello che si mangia.

Di Davide BlasighAggiornato il: 24/09/2026

Ultimamente nel nostro algoritmo il nuovo voyeurismo sembra proprio passare dal piatto. Reel e video costruiti con l’IA ricreano menù, cucine, porcellane, tavole apparecchiate e pietanze attribuite a principesse, first lady, regine e popstar. Ci fermiamo a guardarli. Che cosa mangiava Jackie Kennedy quando non c’era una cena di Stato? Lady Diana e la Regina Elisabetta II (e I!) a colazione? Dolly Parton dopo un concerto? La curiosità gastronomica ha qualcosa di irresistibilmente intimo, bastano cinque ingredienti per illuderci di conoscere qualcuno meglio di quanto potrebbe fare una biografia di mille pagine. Anche quando sappiamo che dietro quelle immagini perfette la verità può essere molto più sfumata. Poi arriva un menù vero stampato per un pranzo accaduto davvero e la curiosità acquista peso. Un libretto color avorio, un cordoncino rosso e bianco, la fotografia di Carlo e Diana in copertina. È il menù del pranzo offerto alla coppia alla Guildhall di Londra il 5 novembre 1981 tre mesi dopo il matrimonio. Quella stessa mattina, appena due ore prima, il mondo aveva appreso della prima gravidanza della principessa del Galles. Un oggetto nato per accompagnare qualche portata si ritrova così a custodire una delle giornate più osservate della monarchia britannica. È da questa fame di dettagli che parte Un mondo di menù, la mostra collaterale di Mercanteinfiera Autunno, a Fiere di Parma dal 3 all’11 ottobre. Curata da Maurizio Campiverdi, Franco Chiarini, Giulio Fano, Matteo Ghirighini e Roberto Liberi per Garum, Biblioteca e Museo della Cucina & Menu Associati, riunisce circa settanta pezzi scelti fra quattrocento originali, attraversando più di due secoli di tavole, diplomazia, guerre, celebrazioni e ristorazione. Il più antico menù privato esposto risale al 16 marzo 1803: è quello del pranzo offerto da Sir H. Williamson nella sua casa al 32 di Dover Street, a Londra.

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Courtesy Garum, Biblioteca e Museo della Cucina

Il Grand Diner Parisien del 1871, nella Parigi assediata.

Osservare questi fogli provoca una specie di istinto investigativo. Si osservano la grafica, la scelta delle parole, l’ordine delle portate, perfino le dimensioni del cartoncino. Matteo Ghirighini lo riassume così: “Un menù è un documento storico a tutti gli effetti”. A tavola finiscono le gerarchie di un’epoca, le alleanze, le ambizioni, le mode gastronomiche, perfino la politica estera. E in certi casi la lista delle vivande conserva l’ultimo istante di normalità prima che succeda qualcosa di enorme. Come sul Titanic. In mostra c’è uno degli ultimi menù serviti il 14 aprile 1912, poche ore prima del naufragio. La cucina principale della nave impiegava circa cento persone e poteva preparare fino a seimila piatti al giorno per passeggeri ed equipaggio. Lo chef Charles Proctor era il dipendente più pagato a bordo dopo il comandante Edward Smith.

il menù celebrativo del 20 settembre 1895 per il 25esimo anniversario della breccia di porta piapinterest

Courtesy Garum, Biblioteca e Museo della Cucina

Il menù celebrativo del 20 settembre 1895 per il 25° anniversario della Breccia di Porta Pia.

Fa impressione pensare a quella macchina gastronomica ancora perfettamente operativa

, ai piatti che uscivano, alle posate, alle ordinazioni, mentre a tavola nessuno poteva sapere quanto poco mancasse alla fine della traversata. Anche l’incoronazione di Nicola II, a Mosca il 26 maggio 1896, entra nella mostra attraverso un menù lungo quasi un metro, disegnato dal pittore Viktor Vasnecov e collocato davanti a ciascuno dei settemila commensali. L’Impero russo celebra la propria durata attraverso calligrafia, simboli e portate. La rivoluzione che lo avrebbe cancellato è ancora fuori dall’inquadratura. La storia, osservata dalla sala da pranzo, ha spesso un tempismo spietato. A Parigi, nei primi giorni del 1871, il menù diventa invece cronaca della sopravvivenza. La città è ancora sotto l’assedio delle truppe prussiane e sulla cornice del Grand Diner Parisien compaiono i prezzi delle derrate: tra queste anche cani e topi. Il razionamento ha ridotto i parigini a cento grammi di carne al giorno, soprattutto cavallo e pesce salato. Quando anche quelle risorse scarseggiano alcuni ristoranti arrivano agli animali dello zoo cittadino cucinati secondo le regole dell’alta cucina francese.

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Courtesy Garum, Biblioteca e Museo della Cucina

Il menù della colazione offerta a Umberto Nobile il 4 settembre 1926, di ritorno dalla spedizione polare.

Difficile trovare un documento più immediato per capire che cosa significhi davvero una città affamata. Ci sono poi menù che sembrano scritti da un romanziere con una passione eccessiva per i dettagli. Quello del pranzo per Giuseppe Garibaldi a Londra, il 21 aprile 1864, arriva mentre circa mezzo milione di persone si riversa nella capitale britannica per vederlo. Quello manoscritto a Fiume il 18 ottobre 1919 porta la dedica autografa di Gabriele D’Annunzio all’VIII Battaglione Bersaglieri ciclisti. E poi c’è Umberto Nobile. Il pranzo organizzato a Calcinato il 4 settembre 1926 festeggia lui e l’equipaggio del dirigibile Norge dopo il primo sorvolo accertato del Polo Nord. Sul cartoncino rimangono le firme degli invitati e la loro disposizione a tavola. Tra i posti assegnati ne compare uno anche per Titina, la cagnolina di Nobile.

il menu del pranzo dell’viii battaglione bersaglieri ciclisti a fiume 18 ottobre 1919 con dedica di gabriele dannunziopinterest

Courtesy Garum, Biblioteca e Museo della Cucina

Il menù del pranzo dell’VIII Battaglione Bersaglieri ciclisti a Fiume, 18 ottobre 1919, con dedica di Gabriele D’Annunzio.

Le pietanze arrivano dal territorio bresciano seguendo una filiera corta ante litteram che quasi un secolo dopo suona sorprendentemente familiare. Per chi ha una debolezza per le famiglie reali il percorso concede parecchio materiale. Oltre a Carlo e Diana, compaiono i menù dei matrimoni di Casa Savoia e quello di William e Kate. Basta confrontare i documenti per capire quanto anche la lingua di una tavola ufficiale possa raccontare i rapporti di potere. Fino al 1911 i menù di Casa Savoia venivano redatti in francese, allora lingua internazionale della gastronomia e dell’alta società europea. Vittorio Emanuele III impose poi l’italiano nei menù ufficiali del Regno sebbene il passaggio richiedesse tempo. Dagli anni Venti, fra crisi economiche, guerra e autarchia, sulle tavole istituzionali comincia ad affermarsi una cucina riconoscibile come nazionale. Ed è qui che quei reel realizzati con l’AI tornano in mente. Vogliamo sapere che cosa mangiava una principessa perché il cibo accorcia le distanze.

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Courtesy Garum, Biblioteca e Museo della Cucina

Il menù del pranzo celebrativo per lo Statuto Albertino, Torino, 1° marzo 1848.

Una corona, una divisa, un titolo nobiliare o una pagina studiata sui libri

acquistano una familiarità diversa quando compare un piatto, una preferenza, una portata che oggi potremmo ordinare anche noi. Con questi menù però l’algoritmo si ritira. Rimangono oggetti che erano davvero su quelle tavole: macchie, firme, nastri, caratteri tipografici, stemmi, parole straniere e scelte gastronomiche. Possiamo immaginare la sala, il servizio, le conversazioni e il minuto in cui quel foglio veniva appoggiato accanto a un bicchiere, sapendo dove finisce il documento e dove comincia la nostra curiosità. La selezione arriva fino alla storia più recente. C’è il primo pranzo ufficiale offerto a Michail Gorbaciov dal presidente Francesco Cossiga il giorno dopo la caduta del Muro di Berlino: un ordine mondiale sta terminando e qualcuno, nel frattempo, deve comunque decidere cosa mettere in tavola.

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Courtesy Garum, Biblioteca e Museo della Cucina

Menù del pranzo di Sir H. Williamson, Londra, 16 marzo 1803.

E alla fine continuiamo a pensare proprio a questo: mentre i libri registrano rivoluzioni, naufragi, incoronazioni, spedizioni polari e svolte diplomatiche, i menù ricordano che in quelle stesse ore c’erano persone sedute, bicchieri da riempire, camerieri in movimento e pietanze da servire. Un mondo di menù fa parte delle mostre collaterali della 45ª edizione di Mercanteinfiera Autunno, insieme ai percorsi dedicati agli strumenti musicali extraeuropei, ai fazzoletti tra moda, memoria e galateo e alla storia della telefonia pubblica italiana. L’appuntamento è a Fiere di Parma dal 3 all’11 ottobre 2026. E la prossima volta che l’algoritmo ci proporrà il piatto preferito di una celebrità ricostruito dall’intelligenza artificiale? Probabilmente lo guarderemo comunque fino alla fine. Solo che adesso sappiamo che dietro un menù può esserci molto più di quello che si mangia.

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Courtesy Garum, Biblioteca e Museo della Cucina / Adaptation by Elle

Il menù del matrimonio di Kate e William, 29 aprile 2011.