Chiosco addio, la crisi delle edicole: nel Pordenonese ne è rimasta una ogni 7mila abitanti. Il presidente: «Non spariranno»
PORDENONE - Il chiosco all’incrocio tra via Montereale e via dell’Aviere non c’è più. Ieri è iniziata l’operazione di smantellamento, dopo essere rimasto chiuso da gennaio. Per anni era stato un punto di riferimento per chi entrava o usciva dal vecchio ospedale, una presenza discreta ma familiare nel paesaggio quotidiano di Pordenone. È un’immagine che racconta più di molti numeri la trasformazione del mondo delle edicole. Non soltanto attività che chiudono, ma pezzi di città che scompaiono.
Perché l’edicola è stata per decenni molto più di un luogo dove acquistare il giornale: è stata un appuntamento del mattino, un’abitudine, un punto d’incontro, un presidio nei quartieri e nei paesi.
Il punto: quante edicole rimangono?
In provincia di Pordenone sono oggi 43 le edicole associate allo Snag-Confcommercio. I chioschi rimasti, invece, sono appena tre (due in città e uno a Cordenons). Un ridimensionamento che secondo Maurizio Romano, presidente provinciale dello Snag di Pordenone, non è destinato a fermarsi. «Le edicole non spariranno, ma saranno necessariamente di meno», spiega. Il problema parte dalla crisi dell’editoria, ma non riguarda soltanto la carta. «L’andamento dell’editoria è pessimo, perché i quotidiani non si leggono più. E non pensiamo che siano solamente le edizioni cartacee a pagare: anche i giornali online registrano dati non troppo incoraggianti».
È cambiato soprattutto il modo di informarsi. «Nel tempo, nelle famiglie e nelle scuole, non si è spinto a sufficienza affinché la lettura restasse centrale. Chi viene in edicola mediamente ha 60 anni. I tempi della vita quotidiana sono frenetici e non ci si ferma più a consultare il giornale. Piuttosto si preferisce informarsi, se così si può dire, attraverso i social».
Per Romano, però, la progressiva scomparsa delle edicole pone anche una riflessione sul rapporto con l’informazione. «Chi entra in edicola sceglie quale giornale o periodico acquistare, perché ognuno ha una propria linea, diversa dalle altre. Quando navighi online, invece, c’è qualcuno che sceglie per te quale notizia farti leggere. In questo modo il lettore non è più libero».
La selezione, vivono i chioschi più sturtturati
La crisi ha assunto dimensioni tali da rendere inevitabile una selezione della rete di vendita. «Abbiamo perso in vent’anni il 90 per cento del fatturato dell’editoria. I volumi sono quelli e, se vengono anche parcellizzati in tante piccole edicole che faticano a sostenersi, si assottigliano ancora di più».
È il paradosso di una rete che si restringe per poter sopravvivere. «Con la chiusura delle ultime piccole edicole, magari gestite dai più anziani o da chi ha cercato di resistere, restano sul mercato quelle più strutturate, che forniscono servizi ulteriori, come i tabacchi, i giochi o altro. I chioschi che vivevano esclusivamente con i giornali non si possono più sostenere». Eppure, dietro ai numeri della crisi ci sono luoghi e persone, e il problema del ricambio generazionale. «Ci sono edicole anche posizionate in luoghi strategici, che lavorano bene, ma che non trovano giovani che le rilevino. Il lavoro dell’edicolante richiede sacrifici che oggi non tutti sono disposti a fare per il guadagno che alla fine ne deriva».
La previsione
Da qui la previsione: «Le edicole non spariranno, ma ci sarà una forte riduzione, che però potrebbe essere necessaria per evitare che il sistema imploda».
L’edicola, però, non è semplicemente un punto vendita: soprattutto nei piccoli centri e nelle zone più periferiche può essere un presidio di prossimità, un luogo nel quale una persona anziana trova un servizio, una relazione, un aiuto.
È anche per questo che, secondo Romano, gli interventi pubblici possono avere un ruolo importante. «Sentiamo parlare di contributi per le edicole, ma i contributi devono arrivare nei momenti di emergenza, non quando questa è già diventata strutturale». E il sostegno, aggiunge, può essere particolarmente importante nei piccoli centri e nelle aree svantaggiate: «Le misure vanno bene per le edicole dei piccoli centri, dove l’edicola diventa un luogo in cui fornire un servizio di utilità sociale per le persone, soprattutto anziane, che trovano quindi tutta una serie di possibilità che altrimenti non potrebbero raggiungere».