Chiara Jaconis uccisa da una statuina gettata dal balcone, i genitori del 13enne ricorrono in Appello: chiedono l'assoluzione piena del figlio

PADOVA - L’udienza di fronte alla corte d’Appello del tribunale dei minori di Napoli è fissata per il 17 settembre. Quel giorno Angelo De Fazio e Danila Rocchi chiederanno che il più piccolo dei loro figli venga prosciolto nel merito dall’accusa di aver lanciato la statuina in onice che ha spezzato la vita di Chiara Jaconis, la 30enne padovana morta il 17 settembre 2024 dopo due giorni di agonia. È una mossa, quella di Angelo De Fazio e Danila Rocchi, in punta di diritto e si muove sulla motivazione con la quale è stato prosciolto il 13enne. Per il giudice del tribunale di Napoli – che ha sposato la ricostruzione della procura dei minori – il ragazzino aveva lanciato le statuine ma non è imputabile perché all’epoca non aveva ancora 14 anni. Diverso il punto di vista dei suoi genitori, a fine giugno rinviati a giudizio per omesso controllo nei confronti del bambino: per mamma e papà non c’è la prova che sia stato lui a gettare le raffigurazioni dell’antico Egitto ma le posizioni di procura e tribunale si basano su una deduzione e mancando quindi il concetto dell’“oltre ogni ragionevole dubbio” che sia stato lui a far volare la statuina fatale, il 13enne deve essere assolto con formula piena. Succedesse questo, cadrebbe di conseguenza l’accusa di omissione di controllo per i suoi genitori.

Chiara Jaconis, chiesto il processo per i genitori del bambino che avrebbe lanciato dal balcone la statuina che l'ha uccisa

L'accusa

Secondo l’architettura delineata dalla procura ordinaria di Napoli, infatti, i genitori, che erano a conoscenza dell’abitudine del figlio di lanciare oggetti dalle finestre (al punto di aver installato dei chiavistelli di sicurezza ai balconi e alle imposte dell’appartamento), quel giorno non avevano vigilato abbastanza su di lui e anzi – si legge nelle carte del pm – avevano continuato a tenere in casa, “alla portata del minore, numerosi manufatti ornamentali del peso tale da costituire serio pericolo per l’incolumità dei passanti, ove gettati da balconi e finestre”. Tra i raggiungibili, anche le due statuine in onice ispirate all’antico Egitto (una del peso di 2,2 chili e l’altra di 4,6 chili) che erano volate dal balcone il 15 settembre di quasi due anni fa: una delle quali aveva colpito Chiara in testa, causandole un trauma cranico con emorragia subdurale e subaracnoidea che l’aveva portata alla morte. Una serie di omissioni, le definisce la procura, diventate fatali in un pomeriggio sul calare dell’estate sotto il Vesuvio.

I dettagli

Dai documenti dell’inchiesta della procura dei minori spunta anche l’elenco di tutti gli oggetti che sarebbero stati gettati negli anni dal 13enne. I tablet ma anche i giocattoli, le mollette, il telefono, la bottiglia, i vestiti e il telecomando del condizionatore. Non era mai successo niente di grave (al massimo, un danno al balcone della famiglia che vive al piano di sotto), fino al 15 settembre 2024, giorno in cui due statuette volano dal terzo piano del palazzo in via Santa Maria Teresella e una di queste colpisce in testa Chiara Jaconis, a passeggio nei Quartieri Spagnoli insieme al fidanzato, prima di fare rientro a termine della loro vacanza. Le carte della procura dei minori (che ha archiviato la posizione del figlio più grande della coppia) riportano anche molto altro, come le testimonianze dei vicini di casa e di altri residenti della via. Tutti sapevano che nella loro stessa strada viveva un ragazzino problematico. Tutti sapevano degli oggetti gettati in strada, come confermato dalla stessa baby sitter tanto che una vicina si era trovata un pezzo di statua sul proprio balcone. Presi dal panico («ben dimostrato dai messaggi mandati alla baby sitter» scrive il pm Ciccarelli) i genitori del tredicenne dopo il lancio delle statuine avrebbero «istintivamente» chiuso la tapparella, nella «vana speranza» di proteggere il figlio. Dettagli, tutti, già finiti al centro dell’indagine della procura minorile e che dal 23 ottobre sarà l’architrave del processo ai genitori del ragazzino. Prima, però, è in calendario l’udienza d’Appello. Un incrocio di passaggi giudiziari che saranno decisivi per scrivere la storia della tragedia di Chiara Jaconis.