Chiara Galiazzo, l'album Nuova Luce: 'Ora so che non ho più paura'

Chiara ovviamente partiamo dalla nuova luce: quando hai visto i primi bagliori? Sono legati alla fatidica domanda “canti ancora”?
Ho sempre desiderato dare una nuova veste alle mie canzoni, sono in tanti che le conoscono, le ho cantate molte volte e ora ho trovato il coraggio per riproporle in questo nuovo abito. Tante volte si pensa che quando non si è sotto le luci della ribalta non fai più questo mestiere. Negli anni ho visto questo fenomeno ampliarsi sempre più, ma non solo per il lavoro della musica, anche per un tanti di altri lavori. Anche se tu hai una tua carriera di nicchia con quelle 200 persone, 300 persone ma anche 1000 persone che ti ascoltano, rimani artista e meriti di fare questo lavoro. Se non vado a Sanremo molti pensano che io non faccia più la cantante. Così mi chiedono che lavoro faccio oggi. Per ridere un giorno dico che faccio la fruttivendola e un altro la commercialista, che poi sarebbe stato il mio lavoro. Nuova Luce vuol dire anche questo.

Sai che nella sua primigenia radice indoeuropea che è leuk significava splendore: è il passaggio successivo alla nuova luce?
In realtà sento già che questa cosa è splendida, quando sei contenta di quello che fai allora ti butti senza alcuna paura e diventi splendido.

In filosofia invece significa vedere la profondità della realtà: le tue canzoni sono molto reali, quasi fotografiche. Ti senti una narratrice in forma di musica?
Mi sento? Ho sempre cercato che quando altri scrivevano per me o scrivevo, cose che direi, non c’è un testo che non mi rappresenta, sono persona sincera.

Io so che segui una nuova luce da tempo, ci siamo visti in varie occasioni, in primis a Porto  Rubino: cosa ti senti di dire a chi crede che la musica sia solo la canzone e non contempla un lavoro di ricerca, di studio, di scrittura?
Non dico nulla, il mondo è cambiato o forse è sempre stato così, chi vuole che l’arte sia ricerca e scrittura lo fa, chi vuole declinarla in altro a sua volta lo fa: io difendo entrambe le scelte, possono coesistere; comprendo anche quello che non ha valore, si chiama pluralità.

Mi racconti i criteri di scelta dei brani che hai inserito nel progetto?
È stato difficile, ovviamente ho inserito i più famosi perché non potevo non farli e altri non valorizzati negli album, come La Vita che si Voleva, brano cui tengo molto perché mi ricorda mia nonna. Sono poi felice che Tiziano Ferro la abbia inserito nel suo progetto Sono un Grande.

In Cuore Nero canti “prima avevo desideri per le stelle che cadevano, ma ora non lo so”: è tornata la voglia di affidare i desideri alle stelle cadenti? Anche in Bambola Daruma parli di sogni e di colorare gli occhi quando si avverano.
Cuore Nero è un brano surreale, vanta proprio il mood fanciullesco, si sente che non sapevo cosa fosse il cuore nero all’epoca, ora, dopo 13 anni, so cosa non voglio ed è bello il prima e il dopo di questa canzone. Io nel dubbio esprimo i desideri, le stelle sono fantastiche, ognuno vede quelle che altri non vedono ma è anche vero che due persone geograficamente lontane possono osservare la stella da una differente prospettiva.

Hai trovato l’antidoto “a una vita di mode e discorsi vuoti senza una fine”? Quanto ti inquieta vedere una umanità che si assuefà a questa situazione?
Tutti siamo un po’ stanchi, siamo dentro la moda ma stanchi della moda, di seguire i trend, ci lamentiamo ma ne siamo schiavi.

Per andare a piedi nudi in paradiso mano nella mano bastano “un po' d'amore e poche regole” nella stagione delle app di incontri?
Quelle app  hanno fatto incontrare tanti miei amici, è la declinazione odierna del conoscersi, non ci sono più ritrovi al bar e non si parla. Io non ho trovato così il mio fidanzato ma credo che se fossi single la userei.

Due Respiri è una splendida canzone d’amore: ti chiedi perché oggi si cantano gli amori finiti, quelli tossici, i tradimenti ma una bella canzone d’amore è rara da trovare?
Non lo so, non ho una risposta. Ti confesso che non ci avevo mai pensato.

Nessun Posto è Casa Mia parla della bellezza di chi nonostante tutto sa perdonarti. Perdono è per te una parola difficile da pronunciare? Siamo così autoreferenziali e narcisisti che parole come scusa, perdono, grazie sembrano desuete.
Negli ultimi due anni ho chiesto scusa un sacco di volte e consiglio a tutti di non avere timore di scusarsi.

Un mese fa hai festeggiato un compleanno importante: sono stati veloci i tuoi primi quarant'anni? Sono stati duri ma… i migliori?
Avrei preferito avere trent’anni con la testa di ora ma all’epoca non mi godevo la vita. Ora so che avrò quarant’anni per i prossimi dieci.

Ora quando ti guardi allo specchio ti dici ancora “sei già salva e non lo sai” o oggi ne hai consapevolezza?
Sono salva e ho il coraggio di dirmelo, prima lo facevo solo attraverso le canzoni.

Cosa puoi anticiparmi dei tuoi concerti?
Questo nuovo progetto avrà uno sviluppo live, proporrò i miei brani in una veste inedita, dove un quartetto d’archi dialogherà con sonorità elettroniche, dando vita a un’esperienza musicale elegante e contemporanea. Debutto il 20 novembre a Coriano (le altre date a oggi annunciate sono il 23 novembre a Milano e il 27 a Mestre mente a dicembre sarà il 9 a Ferrara e il 17 a Roma, ndr).