Chi era Maricarmen Abascal, l'icona spagnola della lotta per la casa

Il simbolo della “protesta delle chiavi” non c’è più e la Spagna si appresta a vivere il momento più difficile della sua storia recente. Il Paese piange la scomparsa di María del Carmen Abascal, meglio nota come Maricarmen, la donna di 87 anni che lo scorso 23 settembre era stata sfrattata dal suo appartamento di Madrid, nel quale viveva da 71 anni.

Un’uscita forzata che ha scatenato fortissime proteste di piazza, portando al culmine un diffuso malcontento tra i giovani spagnoli che faticano ad affrontare i costi sempre più elevati degli alloggi, molto spesso pari o superiori al salario mensile di un’ampia fetta dei lavoratori iberici. Il caso di Maricarmen ha acceso i riflettori su una ferita che da anni lacera le classi popolari, innescando una serie di reazioni che hanno decretato la fine del governo di Pedro Sánchez.

Da uno sfratto alla caduta del governo

Solo chi non conosce la recente evoluzione dello sviluppo urbano delle grandi città spagnole potrebbe restare sorpreso dalla connessione tra uno sfratto e la caduta del primo ministro. In realtà, l’impennata dell’insofferenza legata alla difficoltà di acquistare o mantenere una casa e di sostenere un affitto accomuna il sentimento popolare diffuso a Barcellona e Madrid, passando per Valencia, Malaga e Alicante, fino alle isole Baleari e alle Canarie. Un substrato bollente che ha preso fuoco dinanzi alla scena della cacciata di Maricarmen (disabile al 50% e inquilina puntuale da oltre settant’anni), estromessa dalla sua casa nel quartiere di Retiro su una barella e in diretta televisiva, con decine di agenti in assetto antisommossa a farsi largo tra centinaia di persone accorse per impedire lo sgombero coatto.

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Maricarmen Abiscal, portata via in barella dalla sua casa.

Quel dispiegamento di forze per una donna anziana, esile e costretta sulla sedia a rotelle, cacciata dopo una lotta giudiziaria di oltre sette anni contro il fondo di investimenti Urbagestión — che dal 2018 è proprietario dell’edificio e aveva aumentato il canone da 500 euro a 2.650 euro, rendendo impossibile per la donna sostenere la spesa — ha provocato proteste in tutto il Paese, con migliaia di manifestanti che al grido di “Todos somos Maricarmen!” (cioè “Siamo tutti Maricarmen”), si sono riversati per le strade della Capitale per poi accamparsi a Puerta del Sol per replicare la protesta degli Indignados del 2011.

La rapida escalation ha generato manifestazioni spontanee in tante altre città spagnole, costringendo il governo a un intervento immediato, rivelatosi un boomerang e conclusosi con le dimissioni del premier. Nonostante cinque giorni dopo lo sfratto sia stata trovata una soluzione per il caso di Maricarmen, con l’accordo tra Urbageastión e la famiglia dell’anziana che le avrebbe consentito di tornare a vivere nel suo alloggio, pagando un affitto sostenibile per le sue finanze, le proteste di piazza per il diritto alla casa e contro la speculazione immobiliare hanno convinto il governo a proporre un pacchetto dedicato all’emergenza abitativa.

Attacchi, scioperi e voto anticipato

A cambiare le carte in tavola sono stati i due decreti varati d’urgenza che, tra le varie misure, prevedevano la sospensione degli sfratti per le persone vulnerabili fino al 2030, un risarcimento agli inquilini lasciati per strada dai proprietari degli immobili e alcuni rimedi contro i fondi avvoltoi a caccia di proprietà. Soluzioni rispedite al mittente dal Partito Popolare, dall’estrema destra (Vox) e dagli indipendentisti catalani (Junts), che hanno bocciato la proposta e propiziato la fine anticipata del governo Sánchez. Che tre giorni dopo la votazione, il 5 ottobre scorso, ha annunciato le dimissioni e fissato le nuove elezioni al 29 novembre, nove mesi prima della fine naturale della legislatura.

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Proteste di piazza in Spagna

Seppure i moti di piazza non si siano mai interrotti, con tanto di sciopero nazionale per “salari migliori, alloggi dignitosi e il controllo dei prezzi contro l’inflazione che sta erodendo il potere di acquisto”, indetto per l’11 novembre dai due principali collettivi iberici, Ugt e Ccoo, che per la prima volta dopo 14 anni sostengono una causa congiuntamente, la notizia della morte di Maricarmen ha rinfocolato la battaglia politica. “Ci duole comunicare un decesso evitabile, dopo un processo di tortura”, si legge nella nota del Sindicato de Inquilinas, l’organizzazione madrilena che tutela i diritti di chi vive in affitto. Pedro Sánchez ha espresso su X le condoglianze ai famigliari della donna, dicendosi vicino a “coloro che sentono questa perdita come propria”, mentre tanti parlamentari hanno cavalcato l’occasione per colpevolizzare i rispettivi avversari politici.

Sullo sfondo, intanto, resta una situazione di profonda tensione, con un Paese spaccato che si appresta a vivere sette settimane di polemiche in attesa di un voto che potrebbe riscrivere gli equilibri della Spagna, e quindi almeno in parte anche dell’Europa.

Headshot of Alessio Caprodossi

Nato il giorno in cui Vamos a la playa dominava le classifiche italiane e Total Eclipse of the Heart primeggiava negli Usa, a 10 anni ha deciso di fare il giornalista. Freelance per vocazione e latitanza di contratti, ha collaborato e collabora tuttora con tante testate occupandosi di tecnologia, sport, musica (elettronica), viaggi e attualità. Folgorato dai podcast, perché immaginare è potenzialmente più importante di vedere, colleziona auricolari, sciarpe calcistiche e, aspetto ben più rilevante, vivrebbe in infradito e anche per questo conta, prima o poi, di spostarsi definitivamente in Australia.