Ceuta, alert dei servizi: «Una possibile nuova ondata a Ferragosto»

L’ipotesi, per l’intelligence, è «pienamente credibile». Madrid si tiene pronta. Ma i ministri spagnoli disertano la commissione Libe sulla crisi

Da giorni circolano notizie di una possibile nuova ondata di persone pronte ad attraversare il confine tra il Marocco e Ceuta, dopo l’arrivo di oltre 70mila tra il 30 e il 31 luglio nell’exclave spagnola in nord Africa. La data proposta sui social network è il 15 agosto. Un’ipotesi che, secondo fonti dei servizi sentite dalla radio spagnola Cadena Ser, il Centro nazionale di intelligence considera «pienamente credibile» e la Guardia Civil «un rischio reale». Non è però escluso che il progetto sia anticipato, perché la diffusione e l’impatto mediatico della notizia avrebbero minato l’effetto sorpresa dell’operazione. Su Facebook, Instagram e WhatsApp i punti di attraversamento citati sono la diga di Tarajal e altri passaggi lungo il confine meridionale con Ceuta. Lo rivela un’inchiesta dell’organizzazione Maldita.es, pubblicata dal quotidiano spagnolo elDiario. La no profit scrive di aver consultato quattro gruppi WhatsApp, dieci gruppi Facebook e di aver individuato oltre 50 account Instagram in cui si parla di attraversare il confine il 15 agosto. I tre social hanno funzioni diverse: Facebook funziona come una piattaforma di aggregazione, WhatsApp da “centro operativo”, Instagram per condividere contenuti più personali.

Se il ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, ha assicurato martedì che il governo non ha ricevuto alcun allarme dai servizi di sicurezza, il dicastero si è detto comunque preparato e dotato delle risorse necessarie per far fronte a qualsiasi situazione. Ma, soprattutto, le forze di sicurezza confidano nel ruolo del Marocco, perché impedisca partenze di massa. Paese che però, secondo l’intelligence spagnola, pur non avendolo pianificato, ha permesso e sfruttato politicamente questo spostamento di migliaia di persone.

Solidarietà europea?

L’attenzione delle istituzioni europee «resta molto alta», ha fatto sapere un portavoce dell’esecutivo Ue. Mentre il commissario per la Migrazione Magnus Brunner, audito dalla commissione Libe dell'Europarlamento, ha ribadito che la crisi di Ceuta «ha messo alla prova la sicurezza delle nostre frontiere esterne». Ma «l’integrità dell’area Schengen è stata preservata». La decisione di reintrodurre i controlli alle frontiere interne, come quella presa dall’Italia, per Brunner dev’essere «l’extrema ratio» e «proporzionata».

Non è chiaro, dunque, se alla base della scelta dei ministri spagnoli dell’Interno e dell’Inclusione di non partecipare alla riunione straordinaria in commissione Libe sui fatti di Ceuta ci sia la scarsa solidarietà europea. Hanno giustificato la loro assenza con l’urgenza di gestire l’attuale situazione nell’exclave e la pressione migratoria in altre parti della Spagna, «nonché la cooperazione con i Paesi terzi africani». Di certo, nella nota, hanno ricordato quanto emerso nella riunione di martedì, cioè «l’appello all’unità europea e a una risposta coordinata a questo tipo di crisi», oltre al «riconoscimento dell’integrità di Schengen». Era invece presente il presidente dell’exclave, Juan Jesus Vivas, che ha chiesto all’Ue di blindare la frontiera, la cui «sicurezza e integrità sono nelle mani di un paese terzo, il Marocco, che non riconosce la nostra sovranità».

Esternalizzazione

I fatti di Ceuta – dove sono presenti 1.200 minori non accompagnati, che verranno ripartiti anche nelle regioni amministrate dal Partito popolare – hanno portato il partito di estrema destra Vox e la coalizione di partiti di sinistra Sumar a essere d’accordo sulla richiesta di esclusione di Rabat dall’organizzazione dei Mondiali 2030. Eppure il Marocco, per il commissario Ue, è un alleato con cui discutere un accordo di partenariato globale: «Dobbiamo usare tutte le leve che abbiamo come Ue»: politica dei visti, commercio e aiuti allo sviluppo.

Nell’era del Patto Ue, del regolamento Rimpatri e di un’ulteriore spinta all’esternalizzazione delle frontiere, le istituzioni europee incentivano la possibilità di allontanare le persone dai confini in cambio di accordi, anche informali. Uno Stato terzo, però, sarà presumibilmente disposto ad assumersi la responsabilità di gestire i flussi migratori solo in cambio di vantaggi. E questo rende l’Unione e gli Stati membri sempre più ricattabili, e il destino delle persone in movimento soggetto a interessi e denaro.

Secondo Brunner, la risposta al traffico di esseri umani è la direttiva sul favoreggiamento per cui si richiede una rapida adozione. Si tratta però, sottolinea Picum (Platform for international cooperation on undocumented migrants) di un ulteriore strumento di criminalizzazione delle persone migranti e della solidarietà. Per contrastare il traffico di esseri umani occorrono canali legali, sottolinea la coalizione: «Quanto accaduto a Ceuta dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme per ampliare i percorsi sicuri verso il lavoro e la protezione, non un pretesto per limitarsi a far approvare nuove sanzioni», ha commentato Chiara Catelli, responsabile delle attività di advocacy di Picum. Maggiore è la difficoltà delle persone di accedere a canali regolari, per l’esperta di Picum, maggiore spazio hanno le reti di trafficanti.

Ma l’Ue va in un’altra direzione. Lo ha ricordato lo stesso Brunner, giudicando la politica di regolarizzazione portata avanti dalla Spagna «non un buon segnale». E, mentre l’Unione tratta con il Marocco nel tentativo di tenere lontane le persone dalla fortezza e la destra soffia sul fuoco della paura, sui gruppi sono circolate anche le fotografie di chi non ha mai raggiunto la meta: almeno 141 persone, secondo l’ong Caminando Fronteras, hanno perso la vita.

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